Scoprendo la Danimarca

Tappe: Copenaghen, Humlebaek, Helsingor, Hornbaek, Tisvildeleje, Roskilde, Odense, Karteminde, Soro, Koge, Copenaghen. Copenaghen – 4 e 5 Agosto Prima di arrivare in un posto nuovo mi documento sempre un po’, leggendo libri scritti da autori nati in quel Paese, o ...

  • di SergioNitro
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Tappe: Copenaghen, Humlebaek, Helsingor, Hornbaek, Tisvildeleje, Roskilde, Odense, Karteminde, Soro, Koge, Copenaghen. Copenaghen – 4 e 5 Agosto Prima di arrivare in un posto nuovo mi documento sempre un po’, leggendo libri scritti da autori nati in quel Paese, o che parla di proprio di quel posto. Leggo in Internet commenti di altri ragazzi come me che ci sono già stati, giusto per avere una più ampia visione di quello che mi aspetta. Poi prendo il volo e atterro, aspetto lo zaino sul “tapir rollant” sperando che non si sia perso da qualche parte come spesso succede e poi finalmente calpesto le strade e i marciapiedi di una città, di un Paese, che avevo immaginato e pensato per giorni fosse in un certo modo. Copenaghen mi ha lasciato subito in sospeso, come se qualcosa si dovesse rivelare di lì a poco, o forse semplicemente svoltando l’angolo là, sulla destra. Ma l’attesa è durata per tutti i due giorni in cui ci sono stato, lasciandomi con un po’ di amaro in bocca perché forse non sono stato in grado di scoprirlo.

Due giorni passati nella zona vicino alla stazione, al Selandia Hotel, dove c’erano dei ragazzi che fumavano l’erba e si facevano di eroina sulle scale all’ingresso delle case. Non ci hanno mai importunato o chiesto qualcosa, neppure di notte. Si facevano anche i fatti loro d’altronde. Certo ti lascia perplesso vedere un ragazzo con un ago nel braccio in pieno giorno nella via piena di hotel. La zona più bella di Copenaghen è certamente nei dintorni di Nyhavn, dove una serie di locali e ristornati si affacciano sul canale. Se si è fortunati come noi e il sole risplende in cielo, può essere piacevole fare un po’ il turista classico, sedersi su una barchetta con altri cinquanta turisti per fare un giro lungo i canali e farsi una prima idea della città, raggiungendo la statua della Sirenetta e alcune dimore danesi.

Copenaghen è cara, me ne accorgo subito dal prezzo di una pinta di birra, il metro di misura universale per confrontare il costo della vita nei differenti paesi: 7 €. Sedersi a mezzogiorno nella piazza Gammeltorv ordinando lo smorrebrod, uno degli unici tipici piatti danesi fatto con una fette di pane di segale su cui si appoggia il salmone e altre guarnizioni varie, può farti sborsare un bel 20 € e farti pensare che forse è meglio, per la prossima volta, farsi un panino al volo da qualche altra parte. Certo è che sei in vacanza, quindi alle volte puoi anche dire: ma chi se ne frega! Copenaghen è abbastanza raccolta, facile da girare a piedi, senza impazzire a capire i giri che fanno i pullman. Nella piazza principale Radhuspladsen, da dove parte lo Stroget, il centro pedonale “più lungo del mondo” (in pratica una via piena di negozi), siamo stati fortunati nell’assistere agli incontri di calcetto tra homeless organizzati e sponsorizzati da bibite gassate. Proprio vicino a questa piazza si trova il Tivoli, il parco giochi più vecchio d’Europa ed è piacevole trascorrere qualche ora, buttandosi su tutte le giostre possibili e immaginabili fino a quando magari non incominci a sentire lo stomaco che ti chiede pietà.

Una zona molto affascinante, ma che purtroppo non ho potuto documentare con foto, è Christiania. Una base militare abbandonata negli anni settanta e poi occupata da un sacco di danesi molto hippy, che ne hanno fatto una città nella città, senza pagare tasse varie e stare alle leggi che ci sono al di fuori delle mura. La polizia più volte ha tentato di sgombrare la zona, ma senza molto successo. All’interno è tutto così sorprendente perché non ti sembra vero che siano riusciti a resistere per quarant’anni alla polizia, ma così è. E così ammiri i loro bar diroccati, le loro case con i murales, i loro joint nelle mani, la loro comunità così tranquilla e rilassata e ti capita di ascoltare il loro “No photo please”, perché alla fine non siamo mica allo zoo

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