Dancalia e Tigrai

Luna, fuoco e terra del nord dell'Etiopia

  • di balzax
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Tappa 1: Addis Abeba – Awash

Siamo in Etiopia, con volo Ethiopian da Malpensa, via Francoforte. Il nostro tour prevede l’attraversamento delle regioni Dancalia, Tigrai e Gheralta. Si parte in jeep il 27 dicembre mattina da Addis Abeba. Con noi ci sono la guida Kura e l’autista Tafarra che ci accompagneranno per tutto il viaggio. Il mio compagno di viaggio è Maurizio Moles di Lugano. Essendo solo in due, il viaggio ci è costato un po’ di più, ma ci troveremo benissimo.

Dopo avere attraversato alcune città e paesotti, il viaggio prosegue lungo la statale 4 che collega Addis Abeba con Gibuti. C’è un traffico caotico di camion e corriere (pullman sarebbe una parola grossa) che crea lunghe code e rallentamenti continui. Mano a mano che ci si allontana da Addis si entra nella savana e si toccano laghetti sulle cui rive oziano gruppi di pellicani e marabù. Lungo la strada si trovano parecchi villaggi. Osserviamo le abitudini locali: la prima usanza etiope che la guida Kura ci mostra è la preparazione dell’injera, una grossa piadina morbida usata come guanto per raccogliere altri cibi e portarli alla bocca. Lungo la strada si vendono mazzetti di chat (o qat in arabo), un arbusto le cui foglioline contengono alcaloidi amfetaminosimili che provocano torpore o eccitamento, secondo i casi. Gli uomini ne fanno un bolo e lo ruminano per ore passandolo da un lato all’altro dalla cavità orale, e alla fine i più si addormentano e così tirano sera. Appollaiati sui pali della luce gli immancabili marabù e alcuni avvoltoi scrutano il viavai di gente aspettando il momento buono per arraffare qualcosa. Sulla strada ogni tanto si incontrano branchi di babbuini che ci scrutano speranzosi di ricevere bucce di banana o biscotti.

Arriviamo al parco nazionale dell’Awash, dove riusciamo a vedere alcuni kudu maggiori, le piccole antilopi dik-dik e i bellissimi orici dalle lunghe corna, oltre a molte simpatiche scimmiette e qualche coccodrillo. A sera si arriva al Bilen Lodge, un gruppo di tukul immersi nella savana dove per qualche ora un generatore produce corrente elettrica. E’ fondamentale caricare qui le batterie della macchina fotografica, del rasoio e del telefonino (che userò solo come sveglia), perché poi per 6 giorni saremo senza elettricità. Una passeggiata nella savana attorno al Bilen Lodge mi permette di avvistare gruppi di facoceri e uccelli colorati, al prezzo di escoriazioni varie causa inseguimento facoceri nell’erba spinosa.

Tappa 2: Awash – Lago Afrera

E’ la tappa più lunga, circa 700 km. Il traffico però per fortuna è diminuito: ci sono pochi camion, avendo lasciato la direttrice che va verso il porto di Gibuti, oggi utilizzato dall’Etiopia che non ha sbocchi sul mare, assieme a quello di Berbera nel Somaliland. I rallentamenti sono dovuti più che altro agli attraversamenti di mandrie di zebù e branchi di capre. Comincia a vedersi qualche cammello (in effetti sono dromedari, visto che hanno una gobba sola). I paesaggi sono stupendi: la bellezza dei paesaggi sarà una costante lungo tutto il viaggio.

Alla sera arriviamo al lago salato Afrera (ex lago Giulietti ai tempi del fascismo) e incontriamo l’equipaggio della jeep di supporto: il cuoco Koru e l’autista Luigi (proprio così, si chiama come me!). Sulle rive del lago Afrera trascorriamo la prima delle 6 notti in campo.

Tappa 3: Afrera - Kurswad

Al mattino visitiamo le saline di Afrera. Il sistema di raccolta del sale è quello classico, per evaporazione spontanea e cristallizzazione del sale da una soluzione soprassatura di NaCl. Il sale viene spalato e messo in sacchi con i colori giallo-rosso-verde della bandiera etiope

  • 8573 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social