Viaggio fuori dagli schemi in Dalmazia

Le isole della Dalmazia Korčula, Brač e Hvar con il minuscolo arcipelago delle Pakleni offrono varie possibilità di svago in piena natura. Un viaggio fuori dagli schemi, in bicicletta e a piedi, consente di conoscerne alcuni aspetti

  • di cappellaccio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Le isole della Dalmazia Korčula, Brač e Hvar con il minuscolo arcipelago delle Pakleni offrono varie possibilità di svago in piena natura. Un viaggio fuori dagli schemi, in bicicletta e a piedi, consente di conoscerne alcuni aspetti.

Quando sbarco a Lesina il tramonto è ormai alle porte, nell’aria si avverte un profumo dolcissimo proveniente dai pini, mescolato all’odore del rosmarino selvatico, del mirto e dell’elicriso. Hvar si presenta ai miei occhi come una città effervescente, con i tavolini dei caffè e dei ristoranti debordanti di persone e un’intensa attività portuale. Una poderosa fiumana di villeggianti fluisce senza tregua lungo le Rive, i marciapiedi lastricati che costeggiano il mare, occupati parzialmente dai baracchini che smerciano la lavanda, un tradizionale prodotto dell’isola. Circola anche qualche ciclista, che schiva i pedoni al millimetro.

Mi è subito chiaro che il punto nodale è l’ampia piazza S. Stefano, in fondo alla quale si erge la cattedrale. Questo grande spazio luminoso è il diaframma che separa l’area urbanistica detta Groda, ancora racchiusa fra le mura che scendono dalla fortezza, costituita da un labirinto di vicoli che si arrampica sulla collina sovrastata dalla rocca, e il quartiere Burak, un intrico di stradine che si estende sull’altura dietro al porto. La piazza, su cui affacciano edifici in cui è palpabile l’influenza architettonica della Serenissima che per otto secoli mantenne saldo il proprio potere in Dalmazia, vanta angoli di interesse monumentale come la Loggia seicentesca affiancata dalla Torre dell’orologio, oggi facenti parte dell’hotel Palace, e l’Arsenale (ricostruito dopo un incendio appiccato dal corsaro ottomano Ulugh Alì nel 1571), contenente un antico teatro, dalla cui terrazza, il Belvedere, si gode una meravigliosa vista su tutta la piazza.

Sul lato opposto alla cattedrale, verso il mare, si trova una darsena di dimensioni ridotte per imbarcazioni di piccola stazza, il mandracchio, circoscritto da un muretto sul quale ci si siede a chiacchierare e a guardare transitare la folla. L’orecchio è sopraffatto da una moltitudine di lingue: ci sono brasiliani, argentini, statunitensi, francesi, tedeschi, spagnoli, portoghesi, inglesi, italiani e anche croati, ovviamente. Tutto il mondo pare essersi dato appuntamento qui.

Hvar dimostrò già dalla fine del XIX secolo, periodo in cui fu fondata la Società d’Igiene, un’associazione pioniera in Europa, una spiccata vocazione turistica. A quel tempo l’isola, che apparteneva all’Impero austroungarico, veniva pubblicizzata come la “Madeira dell’Austria” per la salubrità dell’aria e il clima mite ed era un luogo paragonabile a Lourdes se si trattava di guarire dalle malattie respiratorie. Dopo il termine della Guerra dei Balcani degli anni Novanta e in particolare a seguito della ripresa economica, dagli inizi del Duemila Lesina, assieme alle altre isole della Dalmazia è divenuta una delle destinazioni più apprezzate e alla moda e adesso quindi vive soprattutto di turismo estivo. Ed ecco spiegata dunque la sua atmosfera da set cinematografico, giustificato appieno il proliferare delle bancherelle di souvenir e dei taxi acquatici, il vocìo e lo scalpiccìo prodotto da una marea umana internazionale che fa gola sia ai camerieri che ai venditori di escursioni in battello: alle isole Pakleni, a quelle di Brač, di Vis e Biševo, alla grotta azzurra e dello smeraldo e altre simili amenità.

Quando la osservo dal parco Šumica, nei pressi della chiesetta Stella Maris, Hvar ha appena appena finito di indossare il suo miglior vestito da sera, è sfavillante di luci e aspetta solo che qualche vacanziere infatuato la porti a ballare

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