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Vivere (e viaggiare) a Cuba oggi

PROLOGO (Cuba e il “periodo especial”) 11 anni fa venni a Cuba nel mio primo viaggio al di fuori della nostra ovattata Europa. Era anche il primo viaggio in un paese povero, che prepotentemente mi mise davanti agli occhi le ...

  • di Pietro
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

PROLOGO (Cuba e il “periodo especial”) 11 anni fa venni a Cuba nel mio primo viaggio al di fuori della nostra ovattata Europa. Era anche il primo viaggio in un paese povero, che prepotentemente mi mise davanti agli occhi le condizioni di vita dei cubani e mi diede un’idea di come vive la maggior parte degli abitanti del nostro pianeta. Ben altri erano i problemi che qui ogni giorno la gente affrontava, che quando solo pensavo a quelli che invece preoccupano noi in Italia, nella nostra vita quotidiana, mi sentivo... Un idiota, oltre che un privilegiato. Aspetti certo già visti in tv o letti sui giornali, ma che finché non si vedono di persona non ci si rende conto esattamente di cosa siano, non si capisce.

Era però per Cuba quello (1997) anche un momento terribile, credo il più duro dall’inizio della rivoluzione castrista che pose fine alla precedente dittatura del generale Batista (1959). Giunsi infatti a Cuba sul finir del famigerato “periodo especial”, un quinquennio di grave crisi economica iniziato poco dopo la caduta del muro di Berlino e lo sgretolarsi dell’Unione Sovietica. L’URSS infatti, dopo l’embargo americano verso Cuba che ne soffocava l’economia (che vige ancora oggi: embargo seguito alla nazionalizzazione e confisca di tutte le proprietà straniere – in maggioranza americane – da parte di Fidel Castro e Che Guevara, dopo la rivoluzione), era rimasto l’unico (ma notevole) partner commerciale: comprava la canna da zucchero cubana e forniva petrolio e aiuti vari. Anche (soprattutto) per motivi di guerra fredda.

Crollata l’URSS, i russi avevano altro a cui pensare che ai poveri cubani, e la già povera economia cubana crollò bruscamente.

Il presidente Castro impose pesanti restrizioni alla popolazione e ridusse la già misera razione giornaliera di cibo che lo Stato passava (e passa ancora oggi) ad ogni suo abitante.

Io con un amico, 11 anni fa, affittammo un appartamento in un disastrato condominio nel Malecon dell’Avana, il suo affascinante lungomare. Una casa privata, che veniva affittata abusivamente da una famigliola per arrotondare il magro bilancio familiare. Con un borsone di viveri portato dall’Italia per risparmiare sui costi totali del viaggio, ogni giorno cucinavamo in casa. Pasta italiana, panini cubani (con formiche dentro) e, da buoni sardi, formaggio e salsiccia. E accadeva che, in un modo o nell’altro, ogni giorno avevamo ospiti cubani alla nostra tavola, ragazzi e ragazze. Mangiavano tutto, ovviamente, fino all’ultima briciola, ma una delle cose che mi colpì in quegli allegri pranzetti fu il fatto che i cubani conservavano e riciclavano tutto. Non si buttava mai via niente, neanche 3 spaghetti rimasti attaccati al fondo della pentola.

E in giro non si vedeva un solo obeso, non c’erano gatti (li avevano mangiati tutti), i cani erano pochissimi e solo di piccola taglia (mangiano meno). La luce mancava per diverse ore ogni giorno nella capitale (figurarsi nelle province). I ragazzi per strada provavano a vendere di tutto ai turisti (sigari, rum, affitto di case, pasti nei ristoranti clandestini, donne – anche la propria fidanzata o sorella –, ecc.) e le ragazze li inseguivano anche solo per avere in cambio un pasto decente.

Insomma, c’era fame! Da allora sono passati 11 anni, durante i quali tante cose sono successe a Cuba.

C’è stata l’importante visita del Papa, nuove severe leggi contro la prostituzione e, nonostante ulteriori restrizioni all’embargo da parte americana, pian piano nuovi importanti accordi commerciali son stati abilmente fatti da Fidel Castro con paesi come Cina, Vietnam e, soprattutto, un importante e potente vicino, il Venezuela di Hugo Chavez, con il suo prezioso petrolio. Qui ha scambiato la preparazione di migliaia di medici cubani - inviati in Venezuela per assistere la popolazione che vive nei miseri “barrios” (le “favelas” venezuelane), con i barili di petrolio. E, poco a poco, il “periodo especial” è (quasi) sparito (ma secondo alcuni cubani non è mai finito)

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