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Havana

CUBA PER ME: PREMESSA Gli occhi sorridono stellati e dentro senti un’energia diffusa che ti illumina dalla testa ai piedi. Questa è Cuba. Per me. Poi, una grandinata di immagini, di colori forti e improvvisi sopra i muri scrostati dei ...

  • di Pepa C.
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CUBA PER ME: PREMESSA Gli occhi sorridono stellati e dentro senti un’energia diffusa che ti illumina dalla testa ai piedi. Questa è Cuba. Per me.

Poi, una grandinata di immagini, di colori forti e improvvisi sopra i muri scrostati dei palazzi, ideali gridati sui cartelloni stile anni sessanta perché NADIE PODRA QUIETAR NOS LA ESPERANCIA, come è scritto lungo la strada che porta a La Habana mentre poco più avanti su un muro celeste si staglia un turchese VENCEREMOS!.

Eppure siamo in dittatura.

Sarò la preda ideale degli entusiasmi più facili ma quelle parole urlate sui muri e inculcate nei loro cervelli mi stringono il petto, mi fanno battere il cuore, mi prendono e mi colpiscono per l’energia, la fermezza, la purezza di significato, la maniera così adolescenziale e entusiasta di gridare la propria storia a sè stessi e al resto del mondo. D’altra parte non avevano più di trent’anni loro, quelli che hanno fatto la rivoluzione nel ’60 sbaragliando la dittatura di Batista. D’altra parte l’arrivo di Fidel a Cuba a bordo del Granma era un’orda di gioventù, il Che aveva ventotto anni e Camilo Cienfuegos , per i cubani eroe quanto Guevara ma molto più vicino a loro perché uomo semplice e conterraneo, ne aveva solo ventisei.

Sarò la preda ideale degli entusiasmi più facili ma le note de “el Quarto de Tula”, “ Chen Chen “, “el Comandante” fanno da sfondo indelebile ai miei giorni passati laggiù.

Sarò la preda ideale degli entusiasmi più facili ma i sorrisi bianchi dei cubani, i loro occhi dalle improbabili sfumature verde salvia e giallo nocciola , frutto di “mezcle” genetiche impensabili fino a quando non ce le si trova di fronte, riaffiorano al mio sguardo e alla mia mente: mulatti con gli occhi neri o azzurri e i capelli castani, ragazze flessuose e bellissime, uomini di colore statuari, magliette colorate e slabbrate sulla pelle, questo è il popolo dell’Isla Grande che ho visto io; gentili e premurosi fino all’inverosimile, estroversi come solo i latinoamericani sanno essere, sorridenti e fieri di quello che sono, questo è il popolo dell’Isla Grande che ho ascoltato io. Colti e curiosi, di un’intelligenza guizzante e senza schemi, a volte più furbi di noi italiani che ci vantiamo di esserlo, questo è il popolo dell’Isla Grande che mi ha divertito. Nati con il ritmo nel corpo che si piega docile al suono delle note e la musica nelle orecchie, nelle mani che domano bonghi, maracas e chitarre e nei piedi che scandiscono il ritmo della rumba e della salsa, questo è il popolo dell’Isla Grande che mi ha commosso. Forti di una dignità struggente che a volte ti fa sentire un nulla di fronte alla loro vita semplice e essenziale fatta di sogni, convinzioni, ideali inculcati a forza di propaganda, istruzione ferrea e cultura diffusa a tappeto, accidenti che gente, quella dell’Isla Grande.....

Quello è il popolo che ho conosciuto io. E questa è la mia Cuba.

1 AGOSTO- L’ARRIVO A L’HAVANA A volte, in certe situazioni, non farsi notare è la strategia migliore. All’aeroporto Jose Martì di l’Habana, non dare nell’occhio e esternare serenità , reale o apparente che sia, è il modo più giusto per vivere quella mezz’ora che precede il clic che fa la porta del controllo di polizia prima di apririsi verso l’esterno. Quel CLIC è il tuo passaporto per l’Isla Grande. Di solito.

Perché di solito, i bravi e informati turisti si presentano al controllo muniti di tarjeta de turismo, il visto che serve per passare indenni oltre quella porta.

E noi, di quel visto, sapevamo eccome. Avevamo letto guide e articoli a profusione. Ma il sedicente uomo dell’agenzia che ci aveva venduto il volo, aveva giurato che li avremmo ricevuti dalla compagnia aerea una volta fatto scalo a Madrid. Fatto scalo a Madrid la sedicente compagnia aerea ci giura che li potremo comprare a l’Habana

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