Cuba, il rinnovamento dei sensi

Dopo diversi mesi di preparativi, raccolta informazioni, letture varie di viaggio e quant’altro, è finalmente giunto il grande momento. Partenza venerdì 24 marzo da Venezia destinazione l’Havana, con Iberia, compagnia senza infamia e senza lode, scalo a Madrid dove possiamo ...

  • di Cristiana
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Dopo diversi mesi di preparativi, raccolta informazioni, letture varie di viaggio e quant’altro, è finalmente giunto il grande momento. Partenza venerdì 24 marzo da Venezia destinazione l’Havana, con Iberia, compagnia senza infamia e senza lode, scalo a Madrid dove possiamo ammirare il modernissimo ed ingegnoso nuovo terminal 4.

Dopo un lunghissimo viaggio, dieci ore che comunque passano abbastanza veloci, con la noia appena attenuata dall’entusiasmo, arriviamo puntualissimi a destinazione alle 22 locali. Finiamo insieme a tutti in uno stanzone caldo e umido, la dogana suppongo, dove, uno alla volta superiamo il tanto minuzioso quanto inutile controllo di frontiera. La scena mi appare subito molto ridicola: la funzionaria, ipertruccata, con le unghie di un bel verde che mi pareva la moglie di Shrek, mi scruta insistentemente cercando un’improbabile riscontro sulla mia datata foto del passaporto, qualche domanda, che non comprendo, e poi l’ok che si tramuta nell’apertura automatica di una porticina attraverso la quale passo nell’altro girone dantesco, quello dei controlli ai raggi x. Nel frattempo attendo che anche mio marito passi il severo esame e mi raggiunga e fantastico un po’ su cosa accadrebbe se ciò non avvenisse, ma ecco che la porticina come d’incanto si apre e anche lui compare. L’ipotesi di una vacanza in solitudine a Cuba rimane una fantasia. Segue angosciosa attesa dei bagagli che, per quanto ci riguarda, sono sempre fra gli ultimi ad arrivare.

Usciamo dall’aeroporto un po’ storditi ed indecisi ma veniamo letteralmente fagocitati da un tourbillon di tassisti o sedicenti tali e personaggi non meglio identificati che, a quanto pare, hanno il compito di smistare i vari clienti che devono raggiungere la città. In un baleno ci troviamo a bordo di un vecchio fuoristrada giallo della compagnia di taxi ufficiale. Un mio patetico ed inutile tentativo di trattare sul prezzo della corsa fallisce miseramente, con quel casino, non ci sono le condizioni ideali per la trattativa, mi giustifico. L’auto corre, a tratti lenta, a tratti veloce. Una piacevole brezza entra dal finestrino e faccio la mia prima conoscenza con l’ambiente locale. Strade buie, qualche cartellone propagandistico, molta gente sulla strada, le prime macchine storiche, autobus scassati e puzzolenti.

Arriviamo in città dove, evidentemente per far raggiungere al tassametro l’importo non concordato ma imposto di 25 CUC, il nostro autista, con calma tutta cubana, gira e rigira un po’ senza meta, ma la cosa non mi spiace, la prima visita della città quasi immersa nel buio, con questi palazzi che per tutta la durata del mio soggiorno non finiranno di stupirmi, sembra vittima di un incantesimo che ha fermato il tempo e la rende un po’ spettrale, grottesca, curiosa. Passiamo anche attraverso Plaza de la Revolucion dove, mi rendo conto, al di là del valore simbolico, non c’è un granché da vedere. Anzi la piazza mi sembra abbastanza brutta. Giungiamo finalmente presso l’hotel Los Frailes, prenotato dall’Italia, molto carino, stile monacale, dove un’assonnata impiegata, vestita con una sorta di saio, sbriga le formalità e ci consegna le chiavi della nostra camera.

Sabato 25 marzo Mi sveglio alle 6, complice il fuso orario.

Usciamo verso le 9 ma la città è ancora vuota e silenziosa. Non fa il caldo che mi aspettavo.

Giretto in centro città, le piazze principali sono ancora vuote ma per questo più apprezzabili. Superata Plaza de la Catedral, passiamo veloci attraverso il mercato dell’artigianato ancora in fase di allestimento e raggiungiamo il Malecon, ed è uno spettacolo: il vento, abbastanza forte oggi, alza onde che si infrangono sulla massicciata, lavando letteralmente passanti e macchine. Ci sediamo un po’ lontani ma ciò non ci impedisce si assaggiare l’acqua salata sulla faccia e qui scorrono immagini d’altri tempi con innumerevoli macchine americane anni ’50 che sfrecciano davanti a noi

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