L’ultimo viaggio di Fidel

Cuba tra il ricordo del Líder Máximo e lo sguardo verso il futuro

LE VOLONTARIE PARA EL TURISMO

Per i turisti, i primi che cominciavano ad affollare l’isola, c’era viceversa quasi tutto. C’erano negozi riservati appunto agli stranieri, dove si pagava in dollari. E c’era questa doppia economia, in pesos e in dollari. In teoria un peso valeva un dollaro, ma ovviamente era una pura convenzione, visto che chi aveva pesos non poteva cambiare in dollari e comunque non poteva spenderli apertamente nei negozi per stranieri. Eravamo stati da poco anche in Brasile, dove la prostituzione dilagava. A Cuba no, a Cuba sembrava che le ragazze socializzassero più o meno spontaneamente con lo straniero. E il Governo combatteva la prostituzione, tanto che il bar sulla terrazza del nostro albergo era stato chiuso, per traffici sospetti. In compenso, Fidel definiva le ginetere, cioè le donne libere che avevano rapporti col turista “volontarie para el turismo”, con la sua consueta ironia. Ironia che lo ha portato, a quel tempo, a inaugurare un grande albergo a Varadero, che già era una co-produzione cubano-spagnola, che aveva un cortile interno con tutte le camere che si affacciavano, dicendo che “gli ricordava il supercarcere dove era stato rinchiuso prima della Rivoluzio­ne. Tornando alla doppia economia (peso per i locali, dollaro per gli stra­nieri) ci faceva una certa impressione fare la coda per un gelato accanto ai cubani, per poi scoprire che loro avevano diritto a un solo gusto, e noi a tre diversi. Ed era impressionante vedere come un taxista, che prendeva mance in dollari, era immensamente più ricco di un chirurgo, che viceversa doveva accontentarsi di un magro stipendio in pesos.

IL VETERINARIO DELLE MOTO

In quel primo viaggio a Cuba abbiamo incontrato diversi amici. Prima di tutto Gianfranco Ginestri, amante di Cuba, autore di una serie di guide culturali e turistiche, che ci ha ac­compagnato in giro per l’isola, raccontandoci un sacco di cose. E poi Roberto Perini, disegnatore satirico di Tango e di Cuore, che allora viveva a Cuba. Innamorato anche lui di Cuba e dei cubani, ma naturalmente molto critico nei confronti della burocrazia locale: ci ha raccontato che quando si è fatto spedire la sua moto dall’Italia, l’hanno tenuta alla dogana per mesi. Tra l’altro, l’hanno sottoposta alla visita di un… veterinario, per controllare che non avesse i pidocchi o altri parassiti. Tra gli altri, abbiamo conosciuto anche Zoe Valdès, che allora era una giovane scrittrice che era già stata all’estero a studiare, ma poi era tornata. Era già una convinta dissidente: successivamente sarebbe espatriata in Francia, dove poi è diventata una scrittrice affermata e famosa. Ci diceva che a scuola, per i giovani, era insopportabile la pressione psicologica, perché aderissero a modelli di comportamento molto difficili: “non possiamo essere tutti come Che Guevara!” A proposito di Che Guevara, abbiamo incontrato – con molta emozione – anche sua figlia Hilda. È stato un incontro breve, molto tenero: nessuno di noi due ha avuto il coraggio di chiederle del padre, che peraltro lei si è goduta ben poco, soprattutto dopo aver incontrato Zoe Valdès: se il mito del Che era pesante per un qualsiasi giovane cubano, figurarsi per sua figlia. Purtroppo, abbiamo saputo successivamente che anche Hilda, come suo padre, morì giovane, alla stessa età di lui: 39 anni.

IL MALECÓN

Come tutti i turisti, ci siamo incantati davanti al Malecón, il lungomare dell’Avana, con i suoi palazzi colorati e le onde che s’infrangono e spruzzano la strada. Ma tutto il centro storico della città è uno spettacolo, da tutti i punti di vista: i palazzi, l’atmosfera post-coloniale e – ancora una volta – la gente. Era già iniziata allora un’opera di restauro del centro storico, a cura di organizzazioni straniere (anche italiane, in particolare la regione Emilia Romagna e la regione Lombardia). Ma il Governo cubano a quel tempo stava molto attento a non trasformare la composizione antropologica della città: in genere quando si ristruttura un vecchio quartiere, poi cambiano i suoi abitanti. I “vecchi” vengono espulsi e i palazzi rinnovati vengono occupati da altri, più ricchi

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