L’ultimo viaggio di Fidel

Cuba tra il ricordo del Líder Máximo e lo sguardo verso il futuro

 

E così Fidel è partito per l’ultimo viaggio. E non è solo una metafora: le ceneri di Fidel Castro hanno viaggiato per tutta Cuba, prima di trovare pace, simbo­licamente, accanto alla tomba di Josè Martì, a Santiago de Cuba. E non è un simbolo a caso: Martì – vissuto nella seconda metà dell’800 – nonostante fosse figlio di spagnoli, è stato l’eroe cubano per eccellenza, che ha subìto il carcere e poi ha dato la vita per l’indipendenza di Cuba dagli spagnoli, e si oppose fin da allora ad un protettorato degli Stati Uniti sull’isola caraibica. Assieme all’Indio Hatuey – sì, quello che sta sopra le lattine di birra locale, che fu a sua volta un eroe della lotta per l’indipendenza di Cuba dagli Spagnoli nel 1500 – Josè Martì è innanzitutto un eroe nazionalista, e per i cubani rappresenta l’identità e l’orgoglio nazionale. E Fidel Castro, a sua volta, è stato prima di tutto un nazionalista cubano, che ha fatto la Rivoluzione per liberare Cuba dal dominio coloniale nordamericano. Poi, tutta una serie di circostanze l’hanno fatto diventare socialista, soprattutto grazie alla lotta senza quartiere che gli USA gli hanno scatenato contro. Perché diciamo questo? Perché anche e soprattutto in occasione della sua morte i commenti dei media e anche di autorevoli commentatori sono stati oltremodo superficiali nei suoi confronti: l’hanno definito un dittatore, che ha regalato al suo popolo un’istruzione e un livello di sanità molto alti per essere in America Latina, ma in cambio ha condannato tutti alla miseria e soprattutto soffocato nel sangue qualunque dissenso, vanificando completamente i suoi ideali. Francamente, come analisi lascia molto a desiderare: Cuba e Fidel meritano molto di più, sia per capire i suoi (molti) errori che le sue motivazioni pratiche e ideologiche. Ma noi, guarda caso, siamo solo turisti (per caso) e ci limiteremo a ricordare i diversi viaggi che abbiamo fatto a Cuba. Durante i quali qualche cosa abbiamo visto, e forse intuito...

IL PERIODO SPECIALE

La prima volta che siamo andati a Cuba era il 1994. È stato uno dei nostri primissimi viaggi come Turistipercaso. Abbiamo fatto un primo filmato, girato da noi stessi e poi montato dal nostro amico Giuseppe Ghinami, che in futuro sarebbe stato il nostro principale complice. C’era anche Zoe, nostra figlia, ma era nella pancia della mamma, al quinto mese di gravidanza. La prima notte a Cuba, nel vecchio e maestoso, ma sgarrupato Hotel National non abbiamo dormito, a causa del canto di molti galli e lo sgrufolare di diversi maiali. Galli e maiali, in centro all’Avana?

Il giorno dopo abbiamo scoperto che su tutti i balconi e sulle terrazze delle case si allevavano animali, per combattere le ristrettezze del “periodo especial”. Erano i tempi in cui veniva meno l’aiuto dell’Unione Sovietica e soprattutto era devastante la morsa dell’embargo americano. A Cuba, per i cubani, non c’era niente. I generi di prima necessità venivano distribuiti con la libreta, la tessera, come quella che i nostri padri usavano in Italia durante la Guerra. Ma con la libreta si prendeva ben poco: lunghe file davanti ai negozi statali e le derrate alimentari finivano presto. A fronte di una classe di medici bravissimi e molto qualificati, non c’erano medicinali, nemmeno le anestesie per i dentisti. Ma nonostante questo, sinceramente, lo spirito prevalente della gente era positivo e ottimista, sorretto da un grande orgoglio e da un gran carattere. Per cui non c’era disperazione, ma moltissima dignità, e persino allegria. Sui muri, vicino ai ritratti del Che, grandi cartelli con slogan tipo todo sierve, todo se recupera, ed era tutto un aggiustare e un riciclare, a partire dalle vecchie e maestose automobili degli anni 40 e 50

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