'La Historia de Cacì', una storia vera

Leggi il racconto di NikiJapan, <a href='/viaggi/forum/testo_guide.asp?ID=36849'>Guida per Caso de L'Avana</a> (una storia vera) Cacì era appena un ragazzino, ma già da piccolissimo aveva qualcosa di strano di diverso, sarà stato il lampo dei suoi occhi o quel fisichetto esile ...

 

Leggi il racconto di NikiJapan, Guida per Caso de L'Avana

(una storia vera)

Cacì era appena un ragazzino, ma già da piccolissimo aveva qualcosa di strano di diverso, sarà stato il lampo dei suoi occhi o quel fisichetto esile e robusto al tempo stesso, quel portamento reale ed una camminata che pareva danzare sui marciapiedi che lo distinguevano dai compagni della sua età.

Alle primarie già la camicetta rossa e i saltafosso gli stavano un po stretti, come le scarpe, che puntualmente alle 4 l'ora di uscita dimenticava insieme alla divisa.

Lo vedevi uscire di casa allora come una saetta, scalzo ed in canottiera, brandendo un bastone, la sua mazza da baseball, per arrivare all'angolo della 19 e la 21, lo slargo dove i principali giovani capitani componevano le squadre e davano inizio ai tornei che si prolungavano anche fino a notte inoltrata. A volte, quando radio bemba (radio labbra) dava la notizia, perché sia chiaro anche tra i ragazzini funziona bene l'informazione di radio bemba (il passaparola), che nei giardini dell'università c'era Ulito con il suo pallone da football vero, si rinunciava al torneo e si andava tutti là, a sei isolati di distanza risalendo la rampa per saltare la balconata dell'università e vedere quello spettacolo di palla. A lui, poi , dava in infinito piacere sentire a piedi scalzi la dolce ruvidezza del cuoio usato, ed anche quando lo percuoteva con il suo potente destro, dava piacere il piccolo dolore del colpo.

Passava il tempo nella sonnacchiosa Avana e venne anche il tempo di cambiar divisa e di mettere quotidianamente il fazzoletto al collo. La cosa non lo turbò più di tanto, aspettava sempre l'ora di andare a cambiarsi e mettersi in libertà, per così dire. Sembrava accettare passivamente i campi di istruzione in campagna, le gite a vedere le fabbriche di zucchero, le marcette stile pionieri elle armi, sapeva che non poteva ancora farci niente e che doveva restar in divisa almeno fino al preuniversitario quando poteva anche decidere di lasciare quella inutile scuola.

Gli anni scorrevano lenti come l'Almandres scorre tra il Vedado e Miramar, lento quasi immobile, ma inesorabile.

Arrivarono gli anni 90 con tutte gli sconvolgimenti che si possono immaginare, ma che in quella terra cambiarono le abitudini di tutti, senza eccezione alcuna.

In quel periodo gli successe che suo zio Pacco un primo pomeriggio di un sabato qualsiasi lo andò a prendere dicendogli di vestirsi come per una festa. Alla hall del bar del hotel Colina era di turno Froi un suo amico d'infanzia e gli permetteva di restare li a guardare la tv satellitare. Con la scusa di una birra per lui e di una malta per Cacì si sedettero ad osservare lo spettacolo più bello del mondo, a detta del giovane Cacì, la finale della coppa delle coppe dal vivo in diretta dalla Germania.

La Germania, è dove sarà mai la Germania. La sua fulgida intelligenza subito escluse gli stati uniti, troppi pochi gli uomini di colore sia in campo che sugli spalti, dedusse che si doveva per forza trattare dell'Europa, patria incontrastata del calcio.

Fu un pomeriggio indimenticabile, l'unica birra e l'unica malta finirono insieme al secondo tempo.

Ma gli rimase per sempre quella sensazione di gran festa e di gente esultante e rumorosa.

In quegli anni accadevano fatti strani, la mattina non si faceva più colazione con il latte, ed anche le frittate erano più rare, per non parlare del maiale o del suo amatissimo pollo alla criolla. Erano, come diceva il nonno 'desaparesidos como tio Andrè', spariti come lo zia Andrè, che per lui rimaneva sempre un mistero la sua sparizione ma non andava tanto a chiedere in giro, abituato com'era a far poche domande ed in fondo anche forgiato dall'assenza di un padre che non aveva mai conosciuto

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