Strade di cuba su un'auto dorata

Grazie turistipercaso, ho letto le vostre storie prima di partire e mi hanno aiutata molto. E’ stato utile leggere delle esperienze di gente normale e dimenticare le “frasi fatte” delle agenzie di viaggio. Spero di fare altrettanto, con questo mio ...

  • di maristella_
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Grazie turistipercaso, ho letto le vostre storie prima di partire e mi hanno aiutata molto. E’ stato utile leggere delle esperienze di gente normale e dimenticare le “frasi fatte” delle agenzie di viaggio. Spero di fare altrettanto, con questo mio racconto.

Non ho mai avuto un debole per Cuba, ma avevo voglia di fare un viaggio in un paese nel sud del mondo, senza una destinazione ben precisa.

Una mia amica aveva invece un sogno da anni, sin da quando si era specializzata ed era diventata cardiologa (lo aveva sempre pensato come il suo premio per la specializzazione): forse perché si professa comunista, forse per semplice curiosità, forse per capire una delle evoluzioni del comunismo o... perché no, per rendere omaggio al Che, l’uomo delle mille magliette.

Va bene, mi sono arresa subito, andiamo a Cuba. Inizio a dare un’occhiata alle agenzie turistiche del quartiere (zona Navigli a Milano, pretende di essere un quartiere “alternativo”) e mi guardano con un po’ di difficoltà quando chiedo: “Vorremmo solo acquistare il biglietto aereo, il visto e la prima notte a l’Havana. Poi dovremmo prenotare un’auto e decidere lì.” A sentire loro, trovare un hotel direttamente sul posto è un’esperienza da evitare, non vi sono molti hotel ed avremmo perso le nostre giornate nella ricerca. E poi: “Siete sicuri di viaggiare in auto? Le auto che si possono noleggiare a Cuba sono vecchie, si fermano quando meno ve lo aspettate. E le strade sono terribili, sono piene di buche e vi sono pochissime stazioni di servizio.” A renderci la decisione ancora più difficile, un amico ci consiglia di prendere addirittura contatti con un autista, che ci può evitare seccature con persone e strade cubane. Ma ormai abbiamo deciso e - incoscienti o testarde – non ascoltiamo i consigli. Dopotutto vi sono solo due settimane prima della partenza: noleggeremo una jeep, ci aiuterà tra le buche. Chissà cosa avrebbero detto tutti i “consiglieri della prudenza” (o del “terrore da turista sprovveduto”), se avessero saputo che, a soli tre giorni dalla partenza, abbiamo scoperto che non vi era neanche una jeep disponibile.

E che, tra i preparativi e gli ultimi giorni di lavoro, siamo partiti senza aver noleggiato neanche un’auto! Eccoci qui, nel frattempo siamo diventati cinque (l’idea di partire per Cuba ha attratto proseliti): - IO, l’organizzatrice e la ragioniera – data la mia natura di avvocato-rompipalle, ero in contatto con le agenzie ed intermediaria tra i cinque compagni di viaggio, che non si conoscevano nemmeno – da non sottovalutare, però, l’altro ruolo da “signorina Rottermeier” che mi è stato affidato: ho tenuto la contabilità durante il viaggio, riempiendo ben 6 pagine della mia Moleskine di numeri; - MAUTI (che in realtà si chiama Guglielmo), il main driver – nominato così dal cubano che ci ha noleggiato l’auto (cubano che, vedendosi indicare due piloti - Rosetta e Mauti – ha dichiarato sorridendo: “Il main driver DEVE ESSERE UN UOMO”) - il suo sogno era guidare una jeep, ma il ruolo di pilota gli era stato ormai affidato, nonostante l’assenza di jeep – e permettetemi questo momento di autocelebrazione: sono stata io a trascinare Mauti a Cuba, in un viaggio non organizzato, per la prima volta nella sua vita; - ROSETTA, il medico ed il secondo pilota – carica di ogni tipo di medicinale, mio fratello non ha potuto fare a meno di lei neanche un minuto, quando è stato male per il maiale alle cipolle della Bodeguita del Medio (una sera è arrivato a dichiarare, intenerendo tutti: “Io voglio dormire nella casa dove dorme Rosetta”) – anche lei avrebbe desiderato guidare una jeep ed era pronta a caricarsi di taniche di benzina, nel caso le stazioni di servizio fossero risultate rare (cosa non vera, è bastato un minimo di prudenza); - CINZIA, la socializzatrice – dopo due giorni aveva già imparato le parole base per interagire con i cubani ed era la nostra referente, per chiedere informazioni e curiosità – nonostante la nostra diffidenza iniziale, lei ha iniziato sin da subito a chiacchierare con la gente del posto, rispondendo ad ogni loro domanda – per questo abbiamo anche rischiato di perderla più volte (un giorno l’abbiamo lasciata a vigilare sull’auto ed al nostro ritorno l’abbiamo ritrovata seduta sull’uscio della casa di fronte, mentre disquisiva con una signora cubana della differenza tra i ritmi di vita di Havana e del resto dell’isola); - FRANCESCO (o Checco), il ballerino (nonché mio fratello) – dicono di lui che è un ormai abile ballerino di danze afro-caraibiche (mai chiamarle latino-americane, potrebbe innervosirsi): personalmente non ho la capacità di verificare la sua abilità, ma ha reso felice Rosetta, facendole fare quattro passi di salsa in ben due occasioni diverse – affascinato dalla santeria cubana, era il nostro esperto nel valutare musicisti, strumenti e ballerini (ricordo ancora quella volta in cui ha criticato senza pietà due turisti, che ostentavano una salsa in Plaza Vieja a l’Havana ma erano totalmente fuori tempo)

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