La mia Cuba dieci anni dopo

Come scriveva il poeta spagnolo Federico Garcia Lorca: “ Se mi perdo, cercami a Cuba”. E se Cuba diventerà la meta di uno dei vostri viaggi, capirete subito il perché. Cuba è uno di quei luoghi in cui ci si ...

  • di Berse65
    pubblicato il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: 3500
 

Come scriveva il poeta spagnolo Federico Garcia Lorca: “ Se mi perdo, cercami a Cuba”. E se Cuba diventerà la meta di uno dei vostri viaggi, capirete subito il perché. Cuba è uno di quei luoghi in cui ci si perde volentieri per poi ritrovarsi improvvisamente. Un luogo, dove il superfluo diventa immediatamente inutile e l’utile essenziale. Ritorno a Cuba dopo 10 anni con la “paura” di chi teme di rimanere deluso, dai “ricordi”. Questo viaggio non programmato, ma voluto. All’improvviso, questa “piccola” isola al centro del Mar dei Carabi, ci attira verso di sé come una calamita, come se fossimo il “polo negativo”. In pochi giorni, nel mese di aprile, come in uno stato di “trans”, si è prenotato aereo e “casa particular”. Tutto su internet, con tutti i “pro” e i “contro”. Improvvisamente, mi rendo conto che passerò tre settimane a Cuba in agosto, senza sapere bene il come e il perché. Lo scoprirò più avanti.

Il volo KLM fa scalo ad Amsterdam, ma l’importante è partire e non passare per gli Stati Uniti. L’esperienza insegna.

Domenica 06 Agosto 2006 Finalmente, dopo mesi d'attesa, arriva il tempo di partire. La valigia è pronta e la sveglia è programmata per le 03.30 circa. Il volo per Amsterdam alle 06.20 e due nostri amici ci passeranno a prendere per portarci all’aeroporto verso le 04.00. La radio-sveglia suona, ma io sono già praticamente vestita: per l’emozione ho dormito solo qualche ora. Il tempo di chiudere le valigie e i nostri amici sono sotto casa. E’ quasi l’alba, fuori è ancora buio e l’aria è fresca. Salendo in macchina penso che tra circa 15 ore potrò “assaporare” l’aria calda e umida dell’Avana, intrisa dei suoi profumi floreali.

Arriviamo all’aeroporto, che per fortuna è quasi deserto. Abbiamo fatto il check-in on-line e questo ci permette di evitare le interminabili code passando per una corsia “preferenziale. Questo è uno dei “pro” del prenotare tramite internet. Sono quasi le 05.00. L’ hostess, che è di fronte a noi e ci sorride, ci chiede i passaporti e i biglietti. Tutto a posto. Ci chiede inoltre: “... ovviamente avete anche la tarjeta de turismo?”. Il “panico”. Non l’abbiamo. L’ hostess ci informa che senza la tarjeta non può farci partire. Può assicurarci il volo solo fino ad Amsterdam poi sarebbero solo “fatti nostri” perché all’ arrivo all’Avana sicuramente ci “rispedirebbero” indietro. In compenso, per eccesso di zelo, l’ hostess decide di cancellarci anche dal volo per Amsterdam: abbiamo fatto il check-in on-line per niente.Sono furiosa, con me stessa e con l’ hostess. Cerco, comunque, di mantenere la calma. Probabilmente, siamo stati sprovveduti, ma sono passati 10 anni e nella nostra memoria qualcosa è andato perduto o qualcosa è cambiato. Questo è uno dei “contro” del fare troppo affidamento su internet. Su internet trovi tutto o quasi, ma devi cercare e saper cercare. Forse, noi, non abbiamo cercato bene. Questo è il prezzo che dobbiamo pagare. Inoltre, anche i nostri amici cubani si sono dimenticati di comunicarci questo piccolo particolare.

Ormai sono le 05.00 e decidiamo in ogni caso di partire, soprattutto dopo tanti mesi d'attesa. Andiamo alla ricerca di questo benedetto “visto” dal modico costo di 23€ cad. L’ hostess ci informa che forse riusciremo a trovarli all’area “gruppi” a Malpensa 2. Noi, invece, siamo a Malpensa 1 da dove partono i voli di linea. Io e la mia amica Carmen attendiamo qui, mentre gli altri “due” andranno con l’auto alla “ricerca”. Ormai sono quasi le 05.30 e l’attesa è snervante. All’improvviso vedo arrivare 2 facce sorridenti. Sono riusciti a trovarli: si parte! Rifacciamo il check-in e l’ hostess di prima ci sorride di nuovo, ma i posti prenotati on-line non ci sono più. Abbiamo 2 posti orrendi sul volo per Amsterdam (poco male) mentre sul volo per l’Avana sono buoni. Arriviamo al gate, giusto in tempo per l’imbarco. Giungiamo ad Amsterdam e lì scopriamo che all’imbarco per il volo per l’Avana ci sono molte persone nella nostra situazione di Malpensa: non hanno il visto. Lo stanno comprando direttamente al gate d’imbarco per l’Avana senza nessuna difficoltà. Incredibile: anche questa è un’esperienza da mettere nel nostro bagaglio. Si parte per l’Avana! Partiamo in ritardo, ma avremo modo di recuperare. Il viaggio è lungo, ma per fortuna io riesco a dormire la maggiorparte del tempo. Finalmente siamo arrivati. L’aereo atterra e noto con rammarico che il cielo è coperto. Non mi dispero perché ai caraibi succede: un momento piove e dopo 20 minuti c’è il sole. Scendiamo con gioia dall’aereo anche se sappiamo che ci aspetta l’immigrazione. Mi rendo conto che anche a Cuba i controlli sono di gran lunga aumentati. Non mi sorprende e non mi lamento più di tanto, ma l’attesa è lunga e siamo un poco stanchi. Finalmente siamo fuori dell’aeroporto e il tempo è veramente pessimo: sta piovendo! Qualcuno ci rassicura che, per il giorno dopo e in base alle “sue” previsioni metereologiche, era previsto bel tempo. Sarà così e il panorama cambierà notevolmente. Arriviamo a Casa Nora e ci accorgiamo con gioia che è molto meglio di come ce l’eravamo immaginata. Ci piace molto! È molto pulita (pulizia giornaliera) e l’accoglienza è ottima, tipicamente cubana. La signora Nora sembra svizzera più che cubana! Si fa per dire! Voto iniziale: 10! La casa si trova nella zona Playa, molto tranquilla, ma un poco distante dal centro. Comunque, vale la pena spendere qualche soldo in più per il taxi per avere questo genere di servizio. Resteremo all’Avana per qualche giorno per organizzare la nostra vacanza a Cuba. N'approfittiamo per visitarla un po’ meglio. Con l’aiuto di Jorge, il figlio della signora Nora, preziosissimo, organizziamo il viaggio per Santiago de Cuba e poi a Cayo Levisa (sconsigliato nel 1996 perché ricco di zanzare ...Ma?). Jorge è un cubano “anomalo”. Ha 38 anni, anche se non li dimostra, non è sposato e quindi senza figli. Parla e capisce l’italiano, meglio l’inglese, portoghese e anche un po’ di turco, ma niente francese (pazienza!). E’ appassionato di storia, poesia, cinema, documentari del National Geographic, viaggi “virtuali” (gli unici concessigli), ma con un grande senso di appartenenza alla sua terra. Una “mosca bianca”, per Cuba e per qualsiasi altro luogo del mondo. Nonostante la sua “aria e natura” intellettuale, dietro i suoi occhiali da miope (bruttissimi per sua stessa ammissione ma è il meglio che si riesce a trovare a Cuba), conseguenza delle nottate passate a leggere, ma che non riescono a nascondere occhi acuti, Jorge è una persona energica, dinamica, che non disdegna i lavori “manuali”, come si può intuire dai muscoli che si intravedono sotto la t-shirt che indossa. Infatti, credo di non averlo mai visto indossare la tipica camicia cubana

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