Cuba, tour fai da te con sorpresa

Cuba Aprile 2006 Arrivo all’Avana. Notte al Vedado La prima immagine di Cuba dall'aereo sono le Barbados... Un ragazzo mulatto, con i-pod, occhiali scuri, e pantaloni larghi, seduto vicino al finestrino indica il mare che si fa vicino, e, in ...

  • di giovanni rutili
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Cuba Aprile 2006 Arrivo all’Avana. Notte al Vedado La prima immagine di Cuba dall'aereo sono le Barbados... Un ragazzo mulatto, con i-pod, occhiali scuri, e pantaloni larghi, seduto vicino al finestrino indica il mare che si fa vicino, e, in mezzo, quasi stracciatella, piccoli lembi di terra. “Cuba”, dice e poi aggiunge qualche parola in spagnolo. “Sono le Barbados”, replica un signore italiano, più vicino ai settanta che ai sessanta, con mani nodose e pelle segnata da rughe e nicotina. “Manca ancora un’oretta. Ormai sono pratico... Da quindici anni, ogni primavera lascio La Spezia per andare all’Isla de La Juventud”. Strano, pensiamo, che non scelga, come tanti anziani, di trascorrere l’inverno al caldo. “L’inverno a Cuba è troppo umido aggiunge quasi leggendoci nel pensiero e sollecita i miei reumatismi. E poi il Natale si fa in famiglia...”. Un’ora ci sembra un’eternità. Abbiamo scelto un aereo di classe economica Air Europe e ci sono capitati sedili nelle file centrali: dopo otto ore di volo, le ginocchia, a forza di sbattere contro lo schienale davanti, fanno male e i lividi sulle gambe sono il segno evidente che il progettista aveva un manichino giapponese. Tant’è. Quando l’aereo, in fase d’atterraggio, compie un paio di giri su se stesso, la terra, il mare, il cielo e le nuvole s’incontrano in un arcobaleno di colori con azzurro, blu, verde, arancione e qua e là il bianco della città. L’Avana.

L’impatto iniziale non è felice. Appena scesi, ci sistemano in un grande salone sotterraneo, illuminato da neon. Talvolta salta la corrente e per qualche minuto finiamo in un buio irreale. Fuori sono le 17 del pomeriggio... Alla spicciolata, arrivano passeggeri di altri velivoli che, insieme a noi, compongono file disordinate davanti ai baracchini dove militari, tutt’altro che frettolosi, controllano i visti d‘ingresso e lanciano occhiatacce teatrali. Senza fretta. Velocemente, invece, l’aria condizionata del viaggio, diventa miraggio, sudori di cinque continenti si mischiano e nascono alleanze turistiche per consentire alle famiglie con bimbi piccoli di guadagnare qualche posizione in coda. Dopo un’ora abbondante, riusciamo ad uscire, recuperiamo i bagagli e cerchiamo il nostro corrispondente in loco. Si presenta un ragazzo sulla trentina, abbastanza scocciato dal fatto che ci aspetta da due ore. Consegna i voucher per gli alberghi, ci porta all’ufficio del noleggio auto e chiede se abbiamo già delle stanze prenotate. La domanda ci coglie impreparati. Il tour operator avrebbe dovuto, dall’Italia, prenotare gli alberghi che avevamo richiesto, lungo un itinerario concordato mesi prima. Il nostro corrispondete replica di non saperne nulla e consiglia caldamente di prenotare perché è la settimana di Pasqua e c’è il tutto esaurito. Non solo, aggiunge di non dire che abbiamo i voucher del tour Manejando Cuba. Gli albergatori, preferiscono pagamenti cash... Al momento di prendere la macchina, l’ultima sorpresa: per oscure ragioni, dobbiamo pagare altri duecento euro, mentre nel pacchetto (a questo punto pacco) acquistato in Italia, doveva essere tutto compreso.

Usciamo dall’aeroporto Josè Martì alle otto di sera, senza sapere dove andare a dormire, con il morale sotto i tacchi, scarse conoscenze di spagnolo e duecento euro in meno. La macchina è una Hyunday Accent rossa, anzianotta, con radio, climatizzatore e parabrezza fissato ai montati con rivetti... Avanziamo verso l’Avana. I chilometri non sono molti, i cartelli stradali ancor meno, così, mentre la sera incombe, ci perdiamo un paio di volte prima di trovare il Malecon, il lungomare che, insieme alla Routard, consente l’orientamento

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