Mito e anima di Cuba

Il mito che una vacanza a Cuba sia un’esperienza di vita più che di viaggio è incredibilmente confermato dall’esplosione di emozioni, colori, musica, stramberie e cliché che assale chiunque appena atterrato a L’Avana. Tutto concorre a creare il mito. Così, ...

  • di aledoo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Il mito che una vacanza a Cuba sia un’esperienza di vita più che di viaggio è incredibilmente confermato dall’esplosione di emozioni, colori, musica, stramberie e cliché che assale chiunque appena atterrato a L’Avana. Tutto concorre a creare il mito. Così, anche una permanenza di pochi giorni, come la nostra, regala probabilmente l’illusione di conoscere l’anima profonda de la Isla Grande, di affezionarsi inconsapevolmente e di sentirne la mancanza di ritorno alle comodità occidentali.

Veronica ed io abbiamo raggiunto Cuba la sera di Giovedì 25 Maggio 2006 con volo Air France da Bologna a Parigi Charles De Gaulle, poi da lì a L’Avana. Rientro in Italia Sabato 2 Giugno (costo biglietto cad. 817 euro + 26 euro visto + 25 CUC tasse aeroportuali al ritorno a L’Avana). Il volo intercontinentale dell’andata, pur in atmosfera da happy hour permanente, si è trascinato nella noia per quasi 10 ore. Il volo notturno del ritorno è passato invece agevolmente nel torpore collettivo.

Abbiamo pernottato a L’Avana in casa particular per le prime 3 notti. Questo ci ha permesso di visitare la città vecchia il giorno dopo il nostro arrivo, fare un’escursione il sabato a Pinar del Rio e alla valle di Vinales, ripartendo la domenica per Trinidad con bus Viazul. A Trinidad siamo rimasti 4 notti, pernottando in casa particular. Appena arrivati abbiamo visitato la cittadina. Il giorno dopo escursione a Cienfuegos con bus Viazul e infine due giorni interi dedicati al mare di Playa Ancon. Giovedì, il giorno prima della partenza, siamo tornati a L’Avana con bus Viazul, pernottando un’altra notte, in modo da completare la visita alla città e acquistare gli ultimi souvenir, fino alla partenza di venerdì sera.

Giovedì 25 Maggio Fin dall’atterraggio la rilassatezza caraibica, a volte irritante, a volte comica, miscelata agli orpelli burocratici del regime, ti avvolge, tanto quanto l’aria consumata dal caldo e dagli scarichi.

Così, in un’atmosfera da gelidi anni settanta, circondati da una pluralità di funzionari in evidente sovrannumero, arriviamo per inerzia tra i primi al controllo passaporti.

E’ praticamente una sfilza di porte chiuse che si snoda davanti agli occhi dei turisti, ignari della sorte che li attende al varco. L’ingresso, rigorosamente individuale, porta ad un bugigattolo, che fa da spartiacque tra le due aree dell’aeroporto, separate da un’ulteriore porta. Nel bugigattolo il turista fronteggia disarmato lo sguardo scrutatore del militare cerbero di turno. Normalmente la procedura prevede la compagnia del solito funzionario in sovrannumero e talvolta domande annoiate su destinazione della vacanza e permanenza. Dopo 20 minuti circa e un attimo di panico, che è quello che attanaglia le coppie incerte sul destino del partner attardato nel bugigattolo, pensavamo di aver guadagnato bagagli ed uscita. Il caso invece ci ha punito con un’attesa per i bagagli di più di 2 ore. Aria irrespirabile nell’area di ritiro bagagli, rumore assordante dei rulli e vagare angosciato dei turisti tra valigie orfane, ammassate per terra dai facchini, ci hanno consumato le ultime energie post-volo e immesso un’abbondante dose di insofferenza e sconforto.

Giunti alle 8 e mezza passate di sera, dopo il cambio valuta alla Bodega (1 euro = 1,14 CUC) e un rapido controllo dai doganieri sotto forma di pit-stop da 15 secondi, usciamo esausti dall’aeroporto, per essere placcati da una solerte funzionaria per lo smistamento turisti. Ci informa dei 25 CUC del taxi per il centro e ci affida ad Antonio

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