Week-end all'havana

Approfittando di uno scalo sulla nostra via verso il Messico abbiamo deciso di dedicare tre giorni a La Havana, una realtà per noi sconosciuta e affascinante. Prima considerazione, anche se ovvia: non vale la pena fare una tappa breve a ...

  • di **Babs**
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Approfittando di uno scalo sulla nostra via verso il Messico abbiamo deciso di dedicare tre giorni a La Havana, una realtà per noi sconosciuta e affascinante.

Prima considerazione, anche se ovvia: non vale la pena fare una tappa breve a Cuba perché non si ammortizzano i costi. Il visto d’ingresso (carta turistica) costa 24€ a testa e altri 25 CUC (pesos cubani, quasi 25 euro) l’uscita da Cuba. In generale i prezzi, almeno nella capitale, sono piuttosto alti per i turisti sia per il cibo che per gli spostamenti e i pernottamenti. Se invece ci si ferma più a lungo il discorso è diverso perché è possibile entrare un po’ nella vita dei cubani, e capirne logica e meccanismi, approfittando anche a quel punto di strutture meno turistiche e meno care.

Noi abbiamo prenotato dall’Italia in un’agenzia specializzata l’hotel: ipoteticamente è obbligatorio per entrare a Cuba aver prenotato le prime due notti presso una struttura autorizzata –hotel o casa particular ufficiale-, in realtà l’agenzia ci ha rilasciato il visto senza nemmeno verificare i nostri documenti e lo abbiamo compilato a mano, perciò avremmo potuto scrivere il nome di qualunque struttura (al Consolato sono invece più rigidi).

Abbiamo volato con Air France, un volo piuttosto tranquillo anche se non comodissimo, decisamente interminabile. Fortunatamente seduto accanto a noi c’era un signore che va a Cuba due/tre volte l’anno e che ci ha consigliato di schizzare fuori dall’aereo subito dopo il decollo per arrivare quanto prima al controllo dell’immigrazione: un ottimo consiglio che darei a chiunque! Infatti appena sbarcati corriamo verso l’uscita e dopo qualche corridoio eccolo lì: il famigerato CHEQUEO DE IMMIGRACIÓN... uno strumento di tortura dell’epoca moderna! Si tratta di uno stanzone gigante (saranno 80 metri di larghezza) con 22 sportelli identici nella parete di fondo, degli enormi split per l’aria condizionata che gelano chi si trova in corrispondenza dei bocchettoni mentre tutti gli altri muoiono dal caldo. Il chequeo è un passaggio obbligatorio per chiunque, turisti o cubani, perciò ci troviamo davanti un enorme ammasso di persone raggruppate in agglomerati approssimativi che non assomigliano molto a code, e che aspettano che vengano verificati i loro documenti. Ogni sportello è presidiato da uno o due funzionari del governo, protetti da un vetro, e ha sul fondo una porta senza maniglia. Una persona alla volta entra, presenta visto e passaporto al funzionario che verifica i documenti e la corrispondenza di viso e foto, registra i dati, timbra la carta turistica, il tutto con una lentezza esasperante (4/5 minuti a testa...), dopodiché sblocca la porta e si può uscire. Questa coda, in piedi, dopo 10 ore di volo e col fuso che pesava sulle spalle è durata 2 ORE E UN QUARTO! Usciti dall’inferno bisogna recuperare i bagagli (senza indicazioni chiarissime, i nostri li troviamo in una angolo), cambiare i soldi in pesos convertibles (CUC, il cambio è quasi 1 a 1) e poi passare il check della dogana (aprono i bagagli a praticamente ogni cubano)... e infine fuori!! La prima cosa che ci colpisce dell’Havana è il caldo umido e soffocante che immediatamente ci opprime, e anche il caos: ci mettiamo un po’ a orientarci, poi individuiamo i taxi e per 25 CUC ci facciamo portare all’Havana Vieja. Siamo svegli da 22 ore, il viaggio è lunghetto, c’è un caldo torrido e facciamo davvero fatica a tenere gli occhi aperti. Passando nella periferia vediamo dei casermoni fatiscenti con tutti i panni appesi alle ringhiere, tante auto anni ‘50 proprio come nelle foto del paese e soprattutto tante persone... c’è gente ovunque: per le strade, negli angoli, seduta o appoggiata ai muri, a gruppetti a chiacchierare o a camminare attraversando la strada senza preoccuparsi delle macchine che passano

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