Cuba Cuba Cuba

Io e mio marito viaggiamo abbastanza, ma la scorsa estate abbiamo fatto il viaggio dei nostri sogni: quasi 4 settimane di cui 3 in Botswana e una all’Ile Maurice. Siamo stati talmente appagati che scegliere una meta vacanziera quest’anno per ...

  • di tocai
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Io e mio marito viaggiamo abbastanza, ma la scorsa estate abbiamo fatto il viaggio dei nostri sogni: quasi 4 settimane di cui 3 in Botswana e una all’Ile Maurice. Siamo stati talmente appagati che scegliere una meta vacanziera quest’anno per noi è stata un’impresa. Alla fine ci siamo accordati su Cuba, incontrando anche l’entusiasmo di due nostri amici che, autonomamente avevamo deciso già per la stessa meta. Così dopo un po’ di ricerche in agenzie di viaggi e on-line, abbiamo acquistato il biglietto e l’immancabile Lonely Planet. In aggiunta però mi sono fidata dei suggerimenti del commesso della libreria è ho comprato anche la Rough Guide, che mi ha sorpreso favorevolmente, dimostrandosi preziosa in diverse occasioni. 8 luglio Ci troviamo a Malpensa con debito anticipo per scoprire che il nostro volo ha quasi 3 ore di ritardo. Del volo conoscevamo tutto in quanto in nostro amico A. È un po’ “Furio” ed era riuscito a trovare on-line con il numero di immatricolazione dell’aereo (che non so dove avesse trovato) anche le date di manutenzione del velivolo, nonché la data di nascita. Non avevamo però messo in conto che la nostra partenza coincideva con la finalissima dei mondiali di calcio e che nel frattempo l’Italia si era qualificata. Pertanto, non abbiamo visto la partita, ma abbiamo viaggiato comodissimi in un aereo praticamente vuoto. Stavano scendendo di quota per prepararci all’atterraggio, quando il pilota ci ha informato che l’Italia aveva vinto e si è diffusa una ilarità contagiante per tutto l’aereo. Uno stuart che si voleva far fotografare in posa di vittoria con la maglietta dell’Italia e gente sconosciuta che si abbracciava e baciava. Arriviamo all’Havana con le tre ore di ritardo maturate dalla partenza e ci mettiamo in fila alla dogana. Avevamo letto e sentito della lentezza delle liste a Cuba (un delizioso film per l’appunto intitolato “Lista d’attesa” ci aveva messo in guardia), ma la realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione. Siamo stati in fila per circa tre ore e non ci sono stati particolari vantaggi per mamme con bambini piccoli o per persone anziane. Tutti, cubani e non, dovevano passare un controllo dovendo presentate documentazione assurda, tipo la carta d’imbarco dell’aereo da cui si era scesi. La domanda che veniva spontanea era: ma come ci sono arrivato secondo te all’ufficio immigrazione dell’aeroporto, a piedi? Naturalmente, dopo un po’ la gente stanca si infervorava, soprattutto i cubani residenti all’estero che conoscevano le lentezze del loro paese e, dopo esperienza diverse, ne erano diventati intolleranti. Comunque dopo quest’avventura riusciamo a uscire dalla dogana, prendere i bagagli trovare un taxi per raggiungere l’unica “casa particolare” che avevamo prenotato dalla partenza. Eravamo molto stanchi e desideravamo solo dormire, ma da subito la casa di Nurmis - al confine tra l’Havana Vieja e l’Havana Central - non ci ha fatto una buona impressione. Ad ogni modo era pulita e noi eravamo stanchi e non avremmo cambiato per nulla al mondo.

9 luglio – 12 luglio L’Havana Iniziamo ad esplorare l’Havana e rimaniamo da subito incantati. Il tempo sembra essersi fermato ed è incredibilmente suggestiva. Dopo neppure un giorno che eravamo lì avevo già la sensazione che era un posto dove sarei voluta tornare, sentimento che di solito si matura alla fine di un bel viaggio, non all’inizio.

Quello che mi colpita da subito è stata sicuramente l’architettura e la bellezza dei posti, ma soprattutto la gente nei propri luoghi. I cubani passano la maggior parte del loro tempo per strada o sui balconi (certamente per una questione climatica) e parlano tra loro e con i turisti, curiosi di ogni informazione. Sono accoglienti ed avvolgenti e si respira una vitalità incredibile. Certo ogni turista si trova a soccombere al fastidio della ricerca continua di vendere qualcosa e di avere del denaro, ma personalmente ritengo che al contrario di altri posti nel mondo, la loro solarità rende meno fastidiosa la richiesta continua. Inoltre non sai mai se chi ti ferma per strada stia per chiederti qualcosa oppure sia sinceramente curioso e voglia semplicemente comunicare. Cosa che ci è accaduta di frequente. Abbiamo girato molto e ci ha colpito sia la parte fatiscente dell’Havana, sia la parte che principalmente grazie ai fondi dell’Unesco è già splendidamente ristrutturata. Dall’architettura e dal mobilio coloniale, si capisce subito che i cubani sono degli artisti, non solo bravi artigiani, ma anche pittori, scultori, musicisti. L’unica mancanza di fantasia, non solo all’Havana, ma nell’intero viaggio, l’ho riscontrata nella cucina. L’arte culinaria e la fantasia nell’abbinamento dei prodotti, anche quelli facilmente reperibili come la frutta, gli manca proprio. Questo è ancora più sorprendente se si considera quanto senso artistico abbiamo e con quale fantasia si siano sempre arrangiati cercando di superare gli inconvenienti dovuti a tutto ciò che effettivamente non hanno in quanto non gli arriva e non riescono a produrlo. Ad italiani come noi la loro arte dell’arrangiarsi ricordava una qualche napoletanità a cui siamo più abituati

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