Weekend lungo a Cracovia (e dintorni)

Esperienza forte la visita ai campi di concentramento di Auschwitz, affascinanti la miniera di sale di Wieliczka e il Wawel, divertente la città con i suoi quartieri antichi

  • di Luciano1969
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Fino a 500 euro

Alla biglietteria acquistiamo per 38 zloty in 4 per percorrere 60 Km i biglietti, il treno è molto spartano ma pulitissimo, ricorda i nostri vagoni degli anni ’60, i treni intercity altro non sono che i nostri treni espressi degli anni ’70, colpisce però come vengano tenuti appunto in ordine e pulizia.

Il treno è lento, solo in alcuni tratti supera i 60 Km/h, tante le fermate ma questo non fa che accrescere la nostra curiosità, guardando dai finestrini abbiamo tutto il tempo per cogliere i particolari dei luoghi che attraversiamo, pochi i centri abitati e notiamo anche enormi quantità di carbone accumulato qua e là, la Polonia infatti è grande produttrice di quest’ultimo.

Il viaggio dura 2 ore, giunti alla stazione di Auschwitz ci rendiamo conto di non essere più in un posto dove regna l’allegria e la spensieratezza, il clima è reso ancora più pesante da un cielo coperto, chiediamo indicazioni e ci incamminiamo lungo un viale dove affacciano villette e palazzine, è lo stesso percorso dei deportati ai campi di concentramento.

Giungiamo così al primo campo, quello della famosa scritta “ARBEIT MACHT FREI” con la B capovolta, l’operaio che la realizzò volle così sfidare i tedeschi che non accorgendosi dell’errore piazzarono la scritta all’ingresso di uno dei campi più terribili dell’olocausto.

Per entrare dobbiamo prendere obbligatoriamente una guida per 140 Ztl, la quale ci ha portati per tutta la giornata in giro per i due campi, appena entrati ci siamo accorti che in realtà eravamo in una caserma, essa fu riadattata per ospitare centinaia di migliaia di condannati a morte.

Essere in gruppo però riduceva il senso di morte di quel luogo, così mi sono distaccato anche perché ero abbastanza informato da poter fare a meno della guida.

Sono quindi andato in giro a fotografare i particolari, il mattone del blocco dove qualcuno dei deportati aveva inciso qualcosa nella sua lingua, il filo spinato, le finestre che affacciavano sul nulla, l’orrore degli scalini consumatissimi, chissà quante anime erano passate di lì.

Dopo aver visto i forni crematori niente era più uguale a prima, solo in quei posti ti rendi conto di quanto l’uomo possa trasformarsi in bestia, ma ancora più forti sono le immagini del secondo e più grande campo che la guida ci ha proposto, Birkenau è l’inferno in terra, è l’orrore negli occhi di un bambino, è un nodo in gola che non si scioglierà mai più.

Questo campo venne costruito perché ormai non si riusciva più a nascondere l’orrore del primo più piccolo in quanto erano troppi i deportati che vi affluivano, inoltre il numero degli omicidi giornalieri con Birkenau poté salire vertiginosamente grazie ad un numero maggiore di forni crematori.

Con i nostri occhi abbiamo visto i giacigli obliqui per rendere anche il sonno una tortura, i giacigli ai piani bassi dove c’era fango ed umidità, i servizi igienici disumani, ed infine i resti dei forni crematori che i tedeschi tentarono di far sparire per nascondere le loro nefandezze.

Lasciamo il campo con l’odore dell’orrore nelle narici che non potrò dimenticare mai più.

Ripartiamo col treno, ad una stazione sale un tizio che sembra simpatico ed infatti instauriamo in un inglese/italico una sorta di dialogo, ci spiega che in effetti la linea che stavamo percorrendo è la stessa identica di quella compiuta dai treni dei deportati, binari e traversine comprese, ecco perché era così lento il treno!

Arrivati a Cracovia, ci diamo una sistemata veloce in albergo per poi recarci in centro per cenare, il nostro ristorante è molto particolare, i muri ricoperti da affreschi dai toni scuri, vecchi lampadari e tovaglie stile retrò, il cameriere molto simpaticamente ci propone le pietanze facendocele vedere dallo schermo del suo smartphone, in questo modo ci rendiamo conto di cosa ci avrebbe servito, prendiamo di tutto, perfino una zuppa di rape rosse che però lasciamo, il piatto che più ho apprezzato è a base di una specie di ravioloni chiamati Pierogi, squisiti i Golabki una sorta di involtini di verdure, sublime la Sernik una torta al formaggio

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