Cracovia, una bella sorpresa

Mi aspettavo una città interessante e turisticamente viva, ma la visita ha superato le aspettative. Visita della città, due escursioni e qualche riflessione

  • di Robert
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Fino a 500 euro
 

La città di Cracovia si è rivelata una bella sorpresa. Avevo letto e mi aspettavo una città interessante e turisticamente viva, ma la visita ha superato le aspettative e a mio giudizio Cracovia non ha niente da invidiare ad altri luoghi più famosi e pubblicizzati. Uno o due giorni di visita lo merita il centro storico altri due o tre giorni le escursioni quindi per una visita non frettolosa direi che ci sono da mettere in programma almeno quattro o cinque giorni. Ci sono voli da diverse città italiane, l’aeroporto recentemente rinnovato si trova a circa 20 km dalla città il centro si può raggiungere con treni diretti (ogni ½ ora) al costo di circa 3 euro oppure in taxi al prezzo fisso di 89 zloty corrispondenti a circa 23 euro. Come in tutti i paesi che non adottano l’euro come moneta è necessario cambiare tenendo d’occhio il tasso e le eventuali commissioni, comunque in generale i prezzi sono più bassi rispetto all’Italia ad esempio si può cenare in un buon ristorante con 15/16 euro compresa la birra, ingressi ai musei a 4/5 euro una consumazioni ai tavoli in un bar sulla piazza principale a 3/4 euro.

Per le escursioni la cosa più semplice è affidarsi ad una delle tante agenzie che si trovano nel centro storico che provvederanno ad acquistare i biglietti, prelevarvi in albergo e prenotarvi un tour in italiano laddove presenti (Aushwitz e Wieliczka) per le visite al castello del Wawel e al percorso sotterraneo di Podziemia Rynku data l’affluenza è consigliabile prenotare uno o due giorni prima. Il centro storico non è grande e si può visitare comodamente a piedi, qualche luogo di visita più lontano (il ghetto nuovo, la fabbrica di Shindler) è raggiungibile in bicicletta o con le macchinine elettriche che sono ad ogni angolo e propongono varie visite con audioguide in italiano. Il grande fiume Vistola avvolge una parte del centro storico e scorre in mezzo alla città nuova, se avete tempo e voglia concedetevi un piacevole diversivo su uno dei battelli turistici che per 20 zloty vi faranno fare una mezzora di navigazione con punti di vista inusuali della città.

LA PIAZZA E IL CENTRO

La città vecchia (Stare Miesto) è circondata da una serie di grandi viali alberati chiamati Planty che hanno preso il posto delle mura medioevali abbattute nel diciannovesino secolo per fare posto allo sviluppo della città. Tutte le vie del centro convergono sulla grande piazza del mercato (Rynek) che è il cuore di Cracovia, la piazza è perfettamente quadrata e al centro si trova l’edificio gotico rimaneggiato del Sukiennice ex mercato dei tessuti e attualmente destinato ad ospitare al piano terra una galleria commerciale di negozi turistici e al piano superiore una pinacoteca di arte polacca e una serie di bar e ristoranti. La piazza è contornata da una serie di palazzi tutti architettonicamente interessanti, nella parte sud isolata la chiesetta di Sant’Adalberto quasi di fronte la gotica e colorata Torre del Municipio nell’angolo nord sorge l’edificio più spettacolare di tutta la piazza la chiesa di Santa Maria (Mariacki). Costruita nel 1220 fu distrutta, come il resto della città, nel 1241 durante l’invasione dei mongoli tatari ricostruita un secolo dopo e ampliata nel 1700 è attualmente un edificio imponente e grandioso che con le sue guglie si spinge verso il cielo. Nell’interno della chiesa quello che più colpisce sono le splendide vetrate colorate che illuminano l’ambiente ed il grande altare in legno, le due torri a fianco sono dissimili tra loro dalla più alta ad ogni ora si sente una tromba suonare una melodia bruscamente interrotta, dovrebbe essere il ricordo di una sentinella che, secondo una leggenda, suonava dalla torre per avvisare la popolazione dell’arrivo dei mongoli ma proprio mentre suonava fu colpito da una freccia nemica. La storia è bella peccato che i mongoli arrivarono nel 1241 e la torre fu costruita nel 1534… a fianco e un po’ arretrata c’è la chiesetta di Santa Barbara gotica con interno barocco che merita una visita. Dalla piazza proseguendo in direzione nord si può percorrere la via Florianka, pedonalizzata, con diversi edifici interessanti e con negozi di vario genere fino ad arrivare in fondo alla Brama Florianska (Porta di San Floriano) che insieme ad un tratto di mura sono gli unici resti dei bastioni difensivi della città, superata la porta si trova il Barbacane avamposto fortificato medioevale ben conservato. Dalla parte opposta della piazza parte la via Grodzka anch’essa pedonale e vivace, verso la metà della via nella piazza di Ognissanti c’è lo storico palazzo comunale e quasi di fronte l’una all’altra la chiesa di San Domenico eretta nel 1300 e rimasta sia internamente che esternamente in un bello stile gotico puro e la chiesa di San Francesco costruita un secolo più tardi e restaurata nel 1800 a seguito di un incendio. Verso la fine della via in piazza San Pietro e Paolo di fronte all’omonima chiesa ci sono sempre artisti di strada che si esibiscono in brani di musica classica o operistica. Alla fine della via, all’incrocio con il Planty, vicino all’hotel Royal abbiamo scoperto il ristorante Pod Wawelem molto frequentato dispone di un ottimo menù di piatti polacchi e internazionali a prezzi accessibilissimi in un ambiente simpatico anche se a volte un po’ rumoroso.

AUSCHWITZ

A circa 70 km da Cracovia la tranquilla cittadina polacca di Oswiecin è diventata tristemente famosa con il nome tedesco di Auschwitz, l’ex campo di concentramento e sterminio è un simbolo mondiale dell’olocausto. Prima della visita consiglio di leggere o rileggere “Se questo è un uomo” scritto da Primo Levi prigioniero numero 174517, il libro oramai un classico (è stato pubblicato nel 1946) è scritto senza enfasi e in modo volutamente piano descrive la realtà “irreale” della vita nel lager rifuggendo da sensazionalismi, Levi riferisce rigorosamente episodi e fatti che ha visto personalmente. Nel leggere occorre tenere conto che Levi e i suoi compagni erano comunque dei privilegiati che avevano superato la prima selezione e, considerati adatti a lavorare a costo zero per le aziende dei dintorni, erano stati scelti per vivere o sopravvivere ancora un po’ di tempo, ad altre centinaia di migliaia di persone soprattutto anziani, donne e bambini non giudicati adatti al lavoro nelle terribili condizioni del campo non era stata data alcuna possibilità avviate subito alle camere a gas e uccise pochi giorni o addirittura poche ore dopo il loro arrivo al lager. La visita di Auschwitz è doverosa nel ricordo delle aberrazioni e di dove può arrivare l’uomo per seguire una folle ideologia, decine di lunghe baracche in legno e mattoni chiamate block circondate da filo spinato che al tempo era elettrificato costituiscono l’architettura del campo. La maggior parte di questi block erano destinati a dormitori per i deportati con brande disposte a castello dove dormivano in due o tre persone per ogni branda, altri block erano spazi specializzati, magazzini, barbieri, bagni, la famigerata infermeria dove si usciva più spesso morti che guariti e il tristemente noto block dedicato agli esperimenti medici dove dei dottori, che evidentemente avevano dimenticato del tutto il giuramento di Ippocrate, infangavano il loro ruolo dedicandosi a “studi” dal vero su cavie umane non certo consenzienti. Il più noto di questi medici, ma non il solo, era il dottore Josef Mengel che aveva due lauree in medicina e antropologia, fortemente convinto dell’ideologia nazista dal maggio del 1943 al gennaio 1945 con il grado di capitano delle SS fu di stanza ad Auschwitz dove si occupò di ricerche mediche con esperimenti dal vivo sui prigionieri. In particolare il campo di ricerca dove dedicò più tempo fu quello dei gemelli teso a scoprire come fare nascere da una donna coppie di gemelli con l’obiettivo di popolare rapidamente i territori conquistati dalla Germania nazista con bambini di pura razza tedesca. Tutti gli ufficiali che selezionavano i prigionieri all’arrivo dei treni sapevano che le eventuali coppie di gemelli presenti dovevano essere mandati immediatamente nel blocco medico a disposizione per gli esperimenti. I prigionieri che sopravvivevano prima o poi erano comunque mandati in camera a gas o uccisi con iniezioni letali dallo stesso Mengele, alla fine della guerra Mengele riesce a fuggire in Sud America e negli anni seguenti si nasconde a tutte le ricerche della giustizia ufficiale e a quelle non ufficiali del Mossad, il servizio segreto di Israele, secondo le ultime notizie dovrebbe essere deceduto nel 1979 in Brasile per cause naturali. In alcuni edifici attualmente sono in mostra reperti trovati dai russi alla liberazione del campo, alcune tonnellate di capelli umani usati per fare tessuti e imbottiture, migliaia di valigie, di scarpe, di oggetti personali lasciati dai deportati e che i nazisti non hanno fatto in tempo a riciclare, ognuno di questi oggetti è una muta e toccante testimonianza di una persona che non c’è più spesso di un bambino o un giovane a cui è stato negato il futuro e la vita. Si accede poi a una camera a gas con vicino il locale con quattro forni crematori, i locali sono stati ricostruiti perché qualche settimana prima dell’arrivo dei soldati russi i nazisti hanno fatto saltare con l’esplosivo tutti i forni nel tentativo di nascondere le stragi perpetrate.

Proseguendo la visita si arriva nel campo denominato Birkenau. Qui non c’erano lavoratori ma tutti i deportati erano semplicemente in attesa di essere avviati alla morte, i treni con il loro carico umano venivano fatti entrare direttamente nel campo là dove terminavano i binari c’era la cosiddetta “rampa degli ebrei” un lungo marciapiede dove avvenivano le selezioni e da dove a piedi i deportati venivano avviati verso quattro grandi strutture in cemento, due a destra e due a sinistra, che nascondevano le camere a gas e i locali dove si trovavano sedici forni crematori per ogni camera a gas. I binari e i marciapiedi esistono tuttora delle strutture in cemento sono rimasti solo dei ruderi a testimonianza di più di un milione di persone che si calcola siano state uccise in questo luogo. In lontananza si scorgono le torri del terzo campo denominato Monowitz (non visitabile), questo era un campo di lavoro dove si stava costruendo quella che avrebbe dovuto essere la più grande fabbrica chimica d’Europa, la Buna Werke, specializzata nel trasformare il carbone in benzina e gomme sintetiche, Primo Levi lavorò qui e si salvò grazie al fatto che da poco si era laureato in chimica al politecnico di Torino con il massimo dei voti e fu quindi considerato utile allo sforzo produttivo bellico. Secondo le stime degli storici in questo campo, pur non considerato di sterminio, morirono circa 25.000 internati a causa delle tremende condizioni igienico sanitarie, dello scarso vitto che veniva dato ai prigionieri e delle punizioni corporali comminate anche per lievi mancanze. Non si può tacere il fatto che i vertici e gli azionisti della fabbrica sfruttavano la manodopera di schiavi fornita dai comandanti da Auschwitz a costi bassissimi e devono essere quindi considerati corresponsabili dei fatti avvenuti, per inciso a causa dei ritardi della costruzione e dei bombardamenti aerei la fabbrica non entrò mai in funzione e non produsse mai neppure un chilo di gomma o un litro di benzina

IL WAWEL

Una modesta altura di una trentina di metri a dominio della Vistola costituisce il primo insediamento fortificato di Cracovia. Con il passare dei secoli vari edifici sono stati costruiti, distrutti e ricostruiti attualmente sul colle del Wawel svettano la cattedrale intitolata ai santi Stanislao e Venceslao e il castello (Zamek) sede degli antichi re di Polonia quando Cracovia ne era la capitale. La cattedrale si visita liberamente, tranne quando ci sono funzioni religiose in corso, si paga un biglietto per accedere alla cripta e al museo della cattedrale. La chiesa è probabilmente uno dei monumenti più importanti di tutta la nazione costruita tra il 1320 e il 1360 ha preso il posto di due più piccole chiede precedenti, l’interno è meno grande di quanto ci si aspetta anche per la presenza di numerose cappelle che contornano sia il lato destro che quello sinistro, alcune di queste cappelle sono vere opere d’arte così come i numerosi arazzi della navata centrale altre hanno un interesse solo locale. In quanto cattedrale di Cracovia la chiesa è stata per diversi anni la sede del cardinale Karol Wojtyla prima che fosse eletto Papa Giovanni Paolo Secondo, nella cripta dove il giovane sacerdote Wojtyla ha celebrato la sua prima messa ci sono i sarcofagi di quasi tutti i re di Polonia. Nello spazio tra la cattedrale e lo Zamek alcuni spazi erbosi ed aiuole ben tenute rallegrano la vista e l’animo. Il biglietto di accesso dello Zamek è diviso in vari spazi (una decina) si può quindi scegliere a seconda degli interessi che cosa visitare e quindi pagare. Il castello è una struttura medioevale in parte rimaneggiata per trasformarlo in palazzo rinascimentale, l’edificio è raccolto attorno ad un cortile molto bello in pietra chiara con arcate affrescate da qui si accede ai vari spazi di visita, si possono poi visitare i camminamenti esterni con giardini curati e panorami sulla città. Attualmente le sale più visitate sono sicuramente quelle “leonardesche” che accolgono provvisoriamente, in attesa della riapertura del museo nazionale, il quadro più famoso di tutta la Polonia la “Dama con l’Ermellino” capolavoro di Leonardo da Vinci. Il pittore lo eseguì a Milano all’incirca nel 1490 nel periodo in cui viveva alla corte del duca Ludovico il Moro e nel quadro viene ritratta Cecilia Gallerani l’amante sedicenne del quarantenne duca (all’epoca non c’era il reato di pedofilia). Il ritratto è bellissimo e sicuramente non ha nulla da invidiare alla più famosa “Monna Lisa” del Louvre, anche qui la donna ritratta ha un impercettibile sorriso sulle labbra e lo sguardo volto verso sinistra diverso è lo sfondo che nella Monna Lisa è paesaggistico mentre nel quadro al Wavel è un monocromatico scuro. Lo straordinario ritratto fa rivivere la conturbante bellezza della ragazza e la trasporta immortale attraverso i secoli, l’opera dopo l’esecuzione fu donata dal Duca a Cecilia che la riteneva a ragione una delle sue più belle proprietà e veniva mostrata a parenti ed amici in visita, alla morte di Cecilia il quadro rimase in famiglia per un paio di secoli per poi essere venduto al principe polacco Czartoryskich che lo portò a Cracovia

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