La città fantasma

Patrizio in visita al Parco Museale Scenografico di Craco

Le frane

Intendiamoci, che il territorio fosse franoso non è una novità, di frane ce n’erano state tante, nella storia della cittadina, nel 1600, 1805, 1857, 1870 e nel 1933. Ma non erano mai state definitive, o tali da far abbandonare l’abitato. Geologicamente, il terreno a Craco è argilloso, e sopra c’è un cucuzzolo di arenaria e calcare. Tanto è vero che, ancora oggi, gli edifici più antichi, costruiti intelligentemente sulla roccia, hanno tenuto. Ma negli anni 50 e 60 il centro abitato si è allargato, senza rispettare alcune regole fondamentali legate alla morfologia geologica del terreno. Hanno sbancato un pezzo di terra per farci il campo sportivo. Poi le fogne e i tubi dell’acqua hanno cominciato a perdere, una prima frana li ha danneggiati e le perdite hanno aggravato il problema. E Craco all’inizio degli anni 60 è inesorabilmente smottata a valle. Poi la crisi economica del Sud ha fatto il resto: adesso Craco è deserta e i 762 ipotetici abitanti in realtà stanno nelle frazioni attorno. Ci abitano soltanto due asini, che girano indisturbati nelle strade. Quindi, tornando alla domanda iniziale, “Craco è stata abbandonata per colpa di una frana, ma di chi è stata la colpa della frana?”, la risposta, purtroppo, è che la colpa è per molti versi dell’uomo, e di uno sviluppo irrazionale e irrispettoso del territorio.

Una nuova vita… virtuale

In compenso Craco ha cambiato dimensione, ha “cambiato vita”: da cittadina vera e propria è diventata scenario immaginifico, set cinematografico per eccellenza. È impressionante la serie di film che hanno girato qui. Trascrivo l’elenco dalle cronache: La lupa di Alberto Lattuada, Il tempo dell’inizio di Luigi Di Gianni, King David di Bruce Beresford, Saving Grace di Tom Conti, Classe di ferro, Il sole anche di notte di Paolo e Vittorio Taviani, Terra bruciata di Fabio Segatori, Ninfa Plebea di Lina Wertmüller, Nativity di Catherine Hardwicke, The Big Question, diretto da Francesco Cabras, Alberto Molinari, Nine Poems in Basilicata di Antonello Faretta, Agente 007 - Quantum of Solace, regia di Marc Forster con Daniel Craig e Giancarlo Giannini, Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo, Murder in the dark di Dagen Merrill e Un medico di campagna di Luigi Di Gianni.

Craco è anche sul manifesto del film forse più famoso, per il quale in realtà ci sono arrivato appunto anche io: Cristo si è fermato a Eboli, di Rosi, con Gianmaria Volontè, Irene Papas, Lea Massari, del 1979. Più di recente Mel Gibson ha ambientato qui la scena finale di The Passion (2004), con il suicidio di Giuda. Ma a Craco non può bastare essere diventata una scenografia, una Cinecittà del Sud…

Una nuova vita… futura & reale

I comuni della zona, anche in previsione di Matera & Basilicata Capitale della Cultura 2019, che potrebbe portate molti visitatori da queste parti e accendere i riflettori sulla regione, pensano a uno sviluppo futuro, non si rassegnano ad essere un “territorio fantasma”, sanno che hanno a disposizione luoghi, scenari, paesaggi, prodotti, tradizioni unici al mondo. E hanno chiesto un progetto. E a chi l’hanno chiesto? A un manager? A un economista? A un esperto di pubbliche relazioni? A un burocrate esperto di bandi europei? L’hanno chiesto a un signore che, in fondo, potrebbe intendersene di tutte queste cose, però si presenta come poeta-paesologo, Franco Arminio. In realtà è anche un operatore culturale, giornalista, documentarista, blogger. Il suo ultimo libro, Cedi la strada agli alberi, poesie di amore e di terra (Chiarelettere) ha venduto oltre 15mila copie (sette edizioni), ed è un caso editoriale. È soprattutto un filosofo. Cito parole sue: “abbiamo bisogno di cose profonde e invece zampettiamo in superficie”. Ha scritto, tra le altre cose, una lettera ai ragazzi del Sud. Chi sono i ladri del futuro dei ragazzi? “Chi non crede alle persone qualsiasi, ai luoghi qualsiasi. Bisogna dare fiducia al margine. Il ladro è chi sminuisce la vita dei piccoli luoghi, chi pensa che in un paese non si possa fare una grande vita”. Lo trovo che passeggia per le strade deserte di Craco, e vorrei capire, secondo lui, che vita può ancora avere un posto come Craco, che oggi sembra il massimo della marginalitàParliamo del futuro di questo territorio. Scopro che Craco dovrebbe essere recuperato e valorizzato come luogo adatto a fini scientifici, culturali, cinematografici e turistici, con residenze e atelier per artisti. Per questo c’è il Parco Museale Scenografico con Atelier di arte, cinema e design e si sono realizzate infrastrutture scientifiche per un Laboratorio di ricerca e sperimentazione e formazione sulle nuove tecnologie per la difesa del suolo e il monitoraggio ambientale. Ma soprattutto, Franco Arminio parla di terra, di potenzialità agricole di un territorio ricchissimo di biodiversità, di prodotti che potrebbero avere un futuro economico. Quindi di uno sviluppo basato sul paesaggio, sulla bellezza, sull’ambiente e sul recupero ragionato delle tradizioni, culturali agricole e alimentari. Arminio sarà anche poeta, ma parla una prosa molto convincente…

Parole chiave
, , ,
  • 1283 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social