Partenza il 31/1/2017 · Ritorno il 15/2/2017
Viaggiatori: 6 · Spesa: Oltre 3000 euro

Costa Rica, viaggio tra due oceani

di frasca giuseppe - pubblicato il

Da alcuni anni avevo preso in considerazione un viaggio in Costa Rica in quanto avevo letto che l’80% del territorio è ricoperto da Parchi Nazionali protetti che ne fanno la più ricca e bella riserva di flora e fauna del mondo. In definitiva: un paradiso terrestre coperto da giungle e chiuso, su due lati, da due oceani diversi. Ovviamente un viaggio, che presenta alcune difficoltà, soprattutto per la nostra non certo verde età, va preparato con cura scegliendo con oculatezza i percorsi ed i compagni di viaggio. Finalmente, il 31 gennaio si parte, in sei, da Siracusa, per raggiungere San Josè, via Roma e Madrid. Quindici le ore complessive di volo.

Prima di addentrarmi nei particolari del viaggio vorrei dare alcune notizie utili.

· Moneta: gli euro vengono accettati anche nei negozi ma, nel cambio, vengono equiparati ai dollari. Gli alberghi non effettuano questo servizio. Quindi conviene munirsi di moneta locale presso gli uffici di cambio oppure portare dollari. La tassa che si paga alla partenza da San Josè, di circa € 30, compresa nel prezzo per i voli Iberia, va effettuata, esclusivamente, in moneta locale, in dollari o con carta di credito.

· Corrente elettrica: servono gli adattatori in quanto le spine hanno due uscite parallele di tipo lamellare sottili.

· Wi-fi: presente in tutti gli alberghi. Conviene telefonare con WhatsApp in quanto le schede telefoniche comprate in loco funzionano a singhiozzo.

· Sicurezza: nessun problema. Comunque ci è stato raccomandato di non camminare da soli lungo le spiagge del Tortuguero, per via di recenti aggressioni a danno di turisti.

· Cibo: il piatto nazionale è il gallo pinto (riso in bianco con fagioli), accompagnato da carne o pesce. I locali lo mangiano anche a colazione. Si sopravvive! I frullati di frutta sono squisiti. Per un pranzo si spendono 5/10 €.

· Strade: mediamente buone. Considerato il traffico, non si superano i 50 Km l’ora.

· Alberghi: essenziali e spartani. Di solito manca l’ascensore, non c’è servizio di facchinaggio, non ci sono lampade da comodino ma una luce centrale che si spegne dall’ingresso, nelle doppie c’è un solo asciugamani.

· Zanzare: ne abbiamo viste solo tre e le abbiamo eliminate senza alcuna difficoltà schiacciandole con le mani.

· Clima: caldo tutto l’anno lungo le coste e le pianure. Nella stagione secca, che va da dicembre ad aprile, il clima è asciutto nella zona prospiciente l’oceano Pacifico, mentre è umido lungo le coste e pianure che danno sul mar dei caraibi. In pratica, nella zona orientale piove tutti i giorni solo che, nella stagione secca, le ore di pioggia (anche intensa) sono intervallate da ore di sole.

E ora, per chi ha interesse, passo a una descrizione del viaggio.

Giorno 1.2

All’arrivo troviamo ad attenderci Edoardo il quale sarà la nostra guida ed autista. Ci fermiamo, per dormire e riprendere le forze per il lungo viaggio, in un albergo nei pressi dell’aeroporto.

Giorno 2.2

Di prima mattina partiamo per il Parco Nazionale di Cahuita dove arriviamo dopo sei ore di viaggio. Ci fermiamo, lungo la strada, a Heredia per visitare la chiesa dell’Immacolata e a Limòn per ammirare il lungomare e i giardini pubblici. Subito dopo il check-in in un piccolo e grazioso albergo gestito da una signora italiana, ci rechiamo sulla spiaggia dove evitiamo, però, di fare il bagno per via delle forti e pericolosissime correnti di risacca.

Giorno 3.2

Il Parco di Cahuita, che visitiamo di mattina percorrendo un facile sentiero di sabbia, è formato da spiagge, foreste e paludi. A metà percorso c’è anche una barriera corallina dove è possibile immergersi solo usufruendo di un servizio di barche all’uopo predisposto. Il Parco pullula di scimmie cappuccine. Abbiamo avvistato anche dei bradipi, una velenosissima vipera cigliata e due procioni.

Nel pomeriggio visitiamo il Parco Nazionale del Manzanillo. Il sentiero che percorriamo nella foresta è abbastanza agevole e ci porta al Mirador da dove si gode di un magnifico paesaggio marino con le alte onde che vengono ad infrangersi sugli scogli. Onnipresenti le scimmie. Al ritorno ci fermiamo per un bagno ristoratore e per gustarci un cocco -che ha sfiorato, cadendo, di pochi centimetri la mia testa- gentilmente apertoci con il machete da un guardiano del Parco.

Giorno 4.2

Partenza per il piccolo villaggio di Tortuguero. Dopo circa 120 Km, percorsi altri due chilometri di sterrato, arriviamo all’imbarcadero “La Pavona” dove ci imbarchiamo per raggiungere il villaggio. Fortunatamente l’imbarcazione è coperta perché, ad una pioggerellina iniziale segue un temporale con successive schiarite e pioggerelline. Il luogo, soffuso da una leggera nebbiolina e ombra, ha un fascino particolare che genera una sottile malinconia. Comunque cominciamo a prendere contatto con la varia flora e fauna ai lati del fiume. Fra il fiume che percorriamo e l’oceano atlantico, c’è una striscia parallela di terra sulla quale, dopo un’ora, sbarchiamo per raggiungere l’albergo. Breve visita della spiaggia lambita da un oceano fragoroso e del piccolo paese che vive di turismo.

Giorno 5.2

Alle ore 8,30, dopo una notte di pioggia torrenziale, attrezzati di impermeabili, ci imbarchiamo per una visita dei canali color del limo che si aprono lungo il fiume. Dopo un’iniziale acquerugiola, esce, inaspettatamente, una meravigliosa giornata di sole che ci consente di ammirare l’esuberante vegetazione, favorita dalla perpetua umidità generata dalle piogge e dalla nebbia. Di animali ben mimetizzati ne vediamo tantissimi. Alcuni riusciamo ad identificarli. Fra questi: aironi (particolare quello tigrato), basilischi, aninghe, iguane, bradipi, polli sultani, aquile, caimani etc.

Nel pomeriggio visitiamo il Centro di documentazione del Parco e facciamo una visita, a piedi, a lato della spiaggia che costeggia l’oceano, osservando fregate, avvoltoi, ragni enormi ed una vegetazione lussureggiante.

Giorno 6.2

Trasferimento a Sarapiqui da dove saliremo la Cordigliera per raggiungere l’albergo “El Socorro”. All’inizio di una lunga strada sterrata ci aspetta don Josè, il proprietario della Finca, che ci aiuterà a raggiungere il suo albergo situato nel cuore di una foresta primaria e secondaria. Il complesso è molto carino in quanto è costituito da chalet, circondati da giardini fioriti al limite dei quali si staglia, possente, la foresta nebulosa. Inoltre si mangia veramente bene. Nel pomeriggio piccola escursione con pioggerellina. Osserviamo orchidee, felci giganti, alberi alti 20 mt con fitto sottobosco e il lipodium. Al calare delle tenebre facciamo una escursione a piedi, nella foresta primaria, illuminando il percorso con le torce elettriche. Nel cavo di un albero abbattuto osserviamo una enorme tarantola. Dallo chalet ci si offre uno spettacolo inatteso: la giungla illuminata a intermittenza da…lucciole enormi.

Giorno 7.2

Percorriamo con don Josè, lunghi e difficili sentieri della foresta primaria, caratterizzata da alberi ad alto fusto di oltre 20 mt, mai toccata dalle attività umane e praticabile a livello del suolo perchè la scarsa luce che vi arriva non favorisce la fotosintesi di piccole piante. Osserviamo anche la foresta secondaria, caratterizzata da alberi meno alti, in quanto disturbata, negli anni passati, dagli uomini. In quest’ultima non si può entrare in quanto una densa crescita vegetale, a livello del suolo, ne impedisce l’accesso.

Prima visita alla cascata più alta del Costa Rica. Il percorso è alquanto disagevole in quanto reso scivoloso dalla pioggia notturna. Comunque attraversiamo un tratto di foresta primaria popolato da scimmie urlatrici e caratterizzato da enormi felci e radici aeree di alberi. La cascata incorniciata dalla giungla, di un intenso colore verde, la osserviamo da un Mirador in quanto inaccessibile alla base. Ci avviamo, quindi, in direzione del fiume San Fernando imboccando uno stretto sentiero che si insinua nella foresta primaria. Il percorso è molto disagevole sia per il fango che per l’asprezza del terreno. Una volta iniziato il percorso, non si può contare su nessuno eccetto la guida. Una sensazione incredibile camminare nella giungla controllando incessantemente dove mettere i piedi sia per evitare di inciampare nelle radici superficiali degli alberi che di pestare qualche serpente. Arrivati al fiume, ci congratuliamo vicendevolmente per avercela fatta nonostante l’età. Il ritorno, in salita, si rivela più agevole. Nel pomeriggio partiamo per la Fortuna di San Carlos fermandoci, per la notte, in un motel lungo la strada.

Giorno 8.2

Escursione mattutina alla cascata del Rio Fortuna che sfocia nell’omonimo Rio. E’, questa, una delle più grandi e spettacolari cascate del Costa Rica. La prima parte del percorso si snoda lungo un sentiero agevole di circa 1,5 Km. Nell’ultimo tratto, però, il sentiero cede il passo a una scalinata di 600 gradini che offre vedute straordinarie su foreste primarie e secondarie. Nella grande piscina sottostante la cascata è possibile fare il bagno ma l’acqua è fredda e ci rinunciamo. Alquanto faticosi i 600 gradini, in salita, del ritorno. Dopo pranzo, dopo una fugace visita alla piccola cittadina di Fortuna, con pochi negozi e turisti, ci rechiamo in un punto panoramico dove osserviamo il vulcano Arenal e l’omonimo lago artificiale. Quindi entriamo nell’area termale delle sorgenti calde di Los Laureles immerse in un parco punteggiato da aiuole colme di fiori che offrono rifugio a miriadi di uccelli e farfalle coloratissime. Facciamo il bagno in vasche di pietra con cascatelle di acqua caldissima ed in piscine meno calde.

Giorno 9.2

Visita del Parco Nazionale del Vulcano Tenorio. Il percorso è di circa 3,5 Km e attraversa un’ampia varietà di ambienti, ecosistemi e specie. La prima parte del percorso, che effettuiamo in circa 20 minuti, è agevole e ci permette di visitare in tutta tranquillità la bellissima cascata di Rio Celeste. E’, questa, una cascata bianca che si getta rumorosamente in una piscina dall’incredibile colore celeste. Il colore dell’acqua è dovuto a una reazione chimica prodotta da due minerali, di origine vulcanica, proveniente da due fiumi confluenti. Comincia a piovere, non intensamente ma abbastanza da rendere fangoso e sdrucciolevole il percorso. Avvistiamo vari animali fra cui un paca ed una rana. Arriviamo, dopo 40 minuti, alla Laguna Celeste ed osserviamo dei fenomeni vulcanici secondari che fanno ribollire le acque del fiume. Impressionante il punto di incontro del Rio Buenavista con il Rio Celeste in quanto notiamo l’improvviso cambio di colore delle acque.

Pranziamo alla Finca di Don Memo. L’accoglienza riservataci è veramente calorosa. I cibi serviti sono semplici ma squisiti. Dopo pranzo una breve ma approfondita lezione sulla coltivazione e lavorazione del cacao. Concludiamo, poi, preparando cioccolatini personalizzati. Sulla via del ritorno visitiamo una comunità di Maleku che dipinge gusci di un frutto ed incide maschere per curiosi turisti.

Giorno 10.2

Di prima mattina proseguiamo il nostro viaggio verso la costa del Pacifico. Lungo il percorso effettuiamo una sosta a San Luis de San Ramon dove si pratica il canopy e l’escursionismo. Pertanto ci viene chiesto di scegliere quale delle seguenti attività vogliamo effettuare: a) una escursione aerea - appesi ad una carrucola ma in piena sicurezza- tra le chiome degli alberi della giungla; b) una visita a piedi in un Parco attrezzato con decine di ponti tibetani che permettono di osservare dall’alto la lussureggiante foresta sottostante, solcata da fiumi. Per la prima soluzione optano in due; gli altri quattro, fra cui chi scrive, per la seconda. Gli appiedati hanno modo di osservare e fotografare, fra l’altro, dei colibrì e delle farfalle di svariati colori; le due donne “volanti”, invece, arrivano, entusiaste, a 60 Km orari, appese ad una fune d’acciaio, cariche di adrenalina che faticano a smaltire nel corso della giornata. Lungo il tragitto che ci porterà a Quepos effettuiamo una sosta per osservare, dall’alto di un ponte, una ventina di coccodrilli alcuni dei quali si crogiolano al sole, mentre gli altri se ne stanno acquattati nell’acqua del fiume in attesa di una preda.

Giorno 11.2

Il programma di oggi prevede la visita del Parco Nazionale Manuel Antonio il quale, anche se piccolo, è il più visitato del Costa Rica. Quindi partiamo molto presto dal nostro albergo “Cooposilencio” - incastonato fra palmeti frequentati da tucani, avvoltoi e pappagalli - per raggiungere l’ingresso del Parco all’apertura. I sentieri sono ben tracciati e percorribili. Però fa caldo e, in salita, la fatica si sente. Dal Mirador il panorama che ci appare è semplicemente magnifico. Lussureggianti foreste arrivano fino alle spiagge, sicuramente le più belle del Paese. Isole di un verde intenso fanno da collana alle baie. Lungo il percorso abbiamo modo di osservare un concentrato di tutta la fauna e la flora del Costa Rica: scimmie urlatrici e scimmie cappuccino, paca, procioni, bradipi, tucani, scimmie scoiattolo, intere famiglie di cervi, scoiattoli, farfalle, tarantole. Sono protette dal Parco aree di foresta primaria e secondaria, vegetazione dunale, ambienti marini, isole e lagune. Sulle spiagge, dove ci rechiamo per fare il bagno e consumare un picknick, siamo circondati da iguane giganti e scimmie ladre. Stanchi e soddisfatti ritorniamo all’albergo Cooposilencio ed aspettiamo il tramonto immersi nelle acque calde e riposanti della piscina.

Giorno 12.2

Partiamo molto presto per visitare il Parco Nazionale del vulcano Poas. Con il pulmino arriviamo a circa 300 mt. dalla bocca di uno dei crateri. Il vulcano è alto mt 2708 ed è quasi sempre avvolto da una fitta nebbia che rende rigogliosa la foresta “nebulosa” che lo ricopre. Oggi siamo fortunati perché la nebbia sta avanzando ma la giornata, almeno per qualche ora, è soleggiata e l’aria frizzantina. Da una terrazza panoramica osserviamo il cratere principale dal quale fuoriescono vapori di acido solforico. Un cartello avvisa che non è possibile sostare sulla terrazza più di 20 minuti in quanto i vapori potrebbero nuocere alla salute dei visitatori. Un’altra breve salita ed ammiriamo un secondo cratere, ancora attivo ma il cui camino, essendo tappato, ha permesso alle acque piovane di formare, al suo interno, un lago circondato da una vegetazione lussureggiante. Dopo pranzo visitiamo una piantagione di caffè dove apprendiamo i metodi di coltivazione e lavorazione del caffè.

Giorno 13.2

L’intera giornata la dedichiamo alla visita della capitale San Josè. A mio parere le città del Costa Rica sono alquanto squallide. San Josè non ha nulla di una capitale. A parte il museo dell’oro, che visitiamo, non ha nulla degno di essere menzionato.

Giorno 14.2

Per evitare di perdere l’aereo a causa del caotico traffico cittadino, anche se si parte di pomeriggio, alle ore 8,30 ci mettiamo in viaggio per l’aeroporto. Lungo la strada ci fermiamo alla cittadina di Alajuela dove visitiamo il museo dei filibustieri. Ci rechiamo, quindi, in un mall dove le donne spendono gli ultimi colon e dove pranziamo. Alle ore 17,25 partiamo con destinazione Madrid.

Giorno 15.2

Stanchi ma soddisfatti arriviamo a Siracusa alle ore 22.

Considerazioni finali

Questo viaggio è da sconsigliare a coloro che cercano alberghi stellati, souvenir da portare agli amici, monumenti, siti archeologici o mezzi di trasporto che portino direttamente sui luoghi da visitare.

È da consigliare, invece, a chi è disposto a camminare anche a lungo, nel fango e sotto la pioggia, avendo l’obiettivo di vivere la natura incontaminata nelle sue manifestazioni più belle e di scoprire come sia possibile riconciliarsi con lei ritrovando l’equilibrio e l’armonia che esiste fra l’uomo e le creature che popolano il mondo.

di frasca giuseppe - pubblicato il
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