Costa Rica, il nostro futuro

Grande attenzione per la natura, climi e paesaggi estremamente diversi tra loro, popolazione educata e accogliente, spazi immensi e poco abitati

  • di bartolomeo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Da anni ormai siamo stufi dell’Italia, non tanto della sua “grande bellezza” per riprendere il titolo del film che ha vinto l’Oscar, ma per la sua enorme diseguaglianza sociale, per la soppressione dei diritti fondamentali, la corruzione, il caos burocratico, insomma per tutto ciò che impedisce crescita e cambiamento.

I figli grandicelli se ne sono già andati, una in Spagna e l’altro in Germania e a parte i due anziani padri, mio e di Luca, nulla ci trattiene in questa Lombardia piena di traffico e di smog, fredda e umida d’inverno e calda e umida d’estate.

Non parliamo della pensione, un traguardo sempre più lontano e a dir poco incerto.

Allora io e Luca ci mettiamo a tavolino e decidiamo dove trasferirci.

Siamo un po’ stagionati e poco portati per le lingue a differenza dei nostri figli, per cui ci orientiamo su nazioni in cui si parla spagnolo.

Cerchiamo uno stato dal clima costantemente caldo, con una stabilità politica ben collaudata, con una sanità ed un’istruzione simile a quelle italiane e un basso tasso di disoccupazione e delinquenza. Uno stato con una tassazione ragionevole, meglio ancora se bassa, e uno stile di vita economico rispetto all’Italia in modo da poter investire i nostri risparmi in qualcosa di concreto.

L’Europa è scartata in partenza e allora allarghiamo i nostri orizzonti e cosa salta fuori?

Il Costa Rica

Ok, la scelta a tavolino è fatta, adesso dobbiamo solo toccare con mano se è proprio la terra che vedrà i nostri anni a venire.

Per cui in partenza!

Prendiamo un volo della Delta Airlines, con scalo a New York, con il solo bagaglio a mano. Abbiamo solo 2 ore e 50 fra un volo e l’altro e ci hanno detto che l’America crea grossi ostacoli alla dogana. Invece con nostra grande soddisfazione, all’uscita dall’aereo ci piazzano in mano un foglietto giallo con scritto “quick connect” che ci permette di superare velocemente le lunghe file. Arriviamo con un’ora di anticipo rispetto al volo, ma purtroppo l’aereo non partirà prima di altre 5 ore, causa fitta nebbia.

Il problema a parte la lunga attesa senza molte informazioni a riguardo, è che a San Josè, ci aspetta un’amica di un’amica, Elsa, che ci ospiterà a casa sua per la prima notte.

Ma è una perfetta “ticos” e malgrado la lunga attesa, ci accoglie all’aeroporto con tutto il calore che gli abitanti del Costa Rica ti possono dare…

Per cui arriviamo stanchi morti alla una di notte ed ovviamente facciamo molta fatica a dormire, fa anche un certo freschino… Ma non doveva essere un paese caldo?

Sempre a tavolino, come meta ideale per il nostro trasferimento avevamo scelto la costa Pacifica, zona Golfito, Porto Jiminez, praticamente a sud del paese, una zona che dai racconti di viaggio e dalle cartine sembra ancora poco urbanizzata rispetto al nord.

Ed è assolutamente vero, chilometri di spiagge deserte, paesini minuscoli, ma soprattutto ore di strada sterrata per raggiungere i vari posti.

Non è proprio quello che cercavamo, anche se la natura selvaggia affascina e la solitudine può essere piacevole per breve tempo, ci preoccupa la noia dei sei mesi del periodo delle piogge, dove di turisti se ne vedono pochi. Che ci facciamo io e Luca soli soletti in mezzo al nulla? E se poi consideriamo l’idea abbastanza probabile di portarci i vecchietti per lo meno nel periodo invernale, la cosa diventa anche più desolante.

Mi sono dimenticata di dire che non vivremmo di rendita in Costa Rica, stiamo cercando un piccolo ristorante o un alberghetto che ci permetta di guadagnare qualche cosina senza ammazzarci di lavoro!

A tal proposito abbiamo un itinerario abbastanza improvvisato che comprende la visita ad alcuni italiani che hanno fatto questa scelta prima di noi

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