A Cortina vent’anni dopo

Viaggio a ritroso nel tempo per Patrizio & Syusy, che ci raccontano la Cortina che fu, quella di oggi e di un coraggiosissimo pastore dei nostri giorni che non s’arrende…

 

Vent’anni fa (1996) avevamo cominciato da qualche anno a produrre le nostre puntate di Turistipercaso. Giovanni Minoli, direttore di Rai 2, ci chiese di fare un video “invernale”, dedicato alla montagna, suggerendoci di raccontare Cortina d’Ampezzo. Lì per lì, da bravi turisti-pauperisti, siamo rimasti un po’ perplessi.

Cortina era (ed è) la meta VIP per antonomasia, un posto frequentato da ricchi, che poi sarebbe stata non a caso la location dei cinepanettoni dedicati alle vacanze natalizie. È stato mio padre (di Pat), grandissimo appassionato di montagna, a rassicurarci: “La conca di Cortina è al centro delle Dolomiti, è il posto più bello del mondo, d’estate e d’inverno. Lascia perdere le pellicce dei VIP, è un posto magico per tutti i veri appassionati di montagna, è contornata dalle Dolomiti: le Tre Cime di Lavaredo, il Cristallo, il Pomagagnon, le Tofane, il Faloria, il Sorapiss, il Becco di Mezzodì, la Croda da Lago, il Nuvolau... Le montagne più spettacolari che ci sono.”. Detto fatto, abbiamo organizzato la “spedizione”, composta da due alpinisti molto per caso (noi due), un operatore (Giuseppe), Zoe (che aveva 1 anno e tre mesi), due nonni in qualità di guide e babysitter, e naturalmente Marco, detto Orso, il nostro stratega turistico, che da casa sua ci dava spunti e indirizzi. Con un vecchio macchinone zingaresco col fiatone diesel e una attrezzatura tecnica rimediata e non adatta né alle circostanze climatiche né tantomeno a quelle “sociali”, arrampicandoci su per il Cadore, siamo arrivati a Cortina e all’appartamentino affittato tramite conoscenti.

LE REGOLE AMPEZZANE

Quell’esperienza fu il nostro battesimo della montagna: arrivando a Cortina qualche giorno prima del fatidico 23 dicembre, giorno di chiusura delle scuole e inizio delle vacanze, siamo riusciti a conoscere e a documentare un luogo “vero”, affascinante, pieno di storia e di storie. E a proposito di storia, abbiamo imparato e documentato la differenza fra “Ampezzani” e “Cortinesi” (cioè tra antiche famiglie autoctone e abitanti successivi). Abbiamo capito come funzionano le regole ampezzane, cioè la proprietà collettiva di boschi e pascoli adiacenti la cittadina, che sono assegnati appunto alle famiglie ampezzane secondo i propri bisogni, e soprattutto hanno impedito nel tempo l’alienazione del territorio. Abbiamo cercato di fare domande in giro riguardo all’identità di questo luogo che decenni di turismo massiccio, con tutto quello che comporta in termini di vocazione economica e soprattutto di “rimescolamento” sociale e linguistico (questa è zona Ladina), certo hanno molto cambiato. Abbiamo percepito che qui è ancora ben presente il lunghissimo periodo Asburgico (dal 1511 al 1918), vissuto ancora con malcelata nostalgia. Infatti, nonostante tutti gli anni di dominazione “straniera”, l’identità italiana di Cortina non è mai stata messa in discussione oppure osteggiata da un Impero multietnico che stampava le sue leggi in più di 10 lingue. E, guarda caso, qui la retorica che ancora purtroppo ammanta il racconto della Prima Guerra Mondiale è un po’ limitata dal fatto che moltissimi (per non dire quasi tutti) gli ampezzani la vissero dall’altra parte della barricata, come sudditi dell’Austria. Dopodiché l’appartenenza al Veneto e non al Trentino (Cortina è stata Tirolese e Trentina fino al 1923), vissuta con un poco di fastidio: da queste parti, per varie ragioni, Venezia non ha mai goduto di buona fama..

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