Walkorse, cammina con me

Una lenta rincorsa litorale alla ricerca dell'anima selvaggia della Corsica. Un percorso improvvisato e privo di comfort se non quello dell'autentica scoperta. Il tutto a piedi o quasi...

  • di Jimmistravel
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

L’ATTRACCO

Salpo da Vado Ligure in un caldo pomeriggio di inizio giugno direzione Bastia. Ho preparato lo zaino con grande attenzione questa volta, rinunciando a tutto ciò che potesse risultare superfluo. Porto con me una mini mappa, una tenda da campeggio ed i preziosi consigli del mio amico Davide, che più volte ha esplorato quest’affascinante ed ancor rude isola straniera. Osservo il calmo e placido mar ligure, immergendomi nei pensieri e nei desideri di ciò che sarà o potrebbe essere. Partirò alla scoperta di questo lembo di terra a me ancora sconosciuto, ricercandone l’anima selvaggia, nella speranza di trovarla ancora intatta. Cercherò di muovermi il più possibile a piedi, con la consapevolezza che non potrò contare solo ed esclusivamente sulle mie forze, ma dovrò cogliere le opportunità e seguire le deviazioni che il viaggio saprà indicarmi.

U PARADISU

Sbarco a Bastia in una tiepida sera di inizio estate faticando, e non poco, a trovare l’indirizzo per trascorrere la notte: un centro sociale camuffato da ostello dal nome esotico: “Hanoi Social Club”. Nell’ampio salone l’atmosfera che si respira è quella di una sorta di confraternita in cui i suoi membri si sfidano a lunghe maratone di battaglie virtuali ad un videogame di guerra simulata. Mi stendo nella spartana camera condivisa, interamente a mia disposizione, e riposo fino a tarda mattina. Una colazione, due chiacchere fugaci con il gestore dei locali e mi ritrovo, fin qui come da programma, su una navetta per Saint Florent, sull’altro versante costiero. Se si supera questo piccolo golfo, attraverso un percorso che costeggia il mare, si può raggiungere il Deserto des Agriates. Dopo un classico rifornimento al market, accendo il conta passi ed inizio la mia camminata lungo il sentiero litorale. Il cielo è plumbeo, le nuvole ed una leggera brezza attenuano l’afa, consentendomi di camminare sotto una temperatura accettabile. Supero la spiaggia di Lotu e raggiungo la rinomata Saleccia, ancora intatta, immacolata e libera dalla massificazione turistica. La sabbia bianca dona all’acqua un dolce e tenue celeste che ne esala la cristallina virtù. Qui trovo il camping “U Paradisu”, nel bel mezzo del nulla, sito in un piccolo oasi verde nell’aridità circostante. Monto la mia tenda e mi accorgo presto che il wi-fi è un’utopia; fortunatamente il ragazzo italiano della reception mi offre gentilmente il suo smartphone per poter avvisare casa e Celeste del mio invisibile arrivo. All’imbrunire divoro una scatoletta di tonno acquistata allo sparuto mini-market e, comodamente seduto nella veranda d’ingresso, accetto di buon grado un pezzo di pizza offertami dai gestori del camping. E’ tempo di ritirarmi nei miei alloggi, inebriato da una melanconica nostalgia. Il gracidare incessante delle ranocchie, nel piccolo stagno adiacente, accompagna il mio sonno inquieto

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