Cornovaglia con pioggia al seguito

Una settimana lunga nel braccio di terra più a ovest della Gran Bretagna, accompagnati quasi sempre da pioggia e tempo inclemente. Motivo in più per ritornarci!

  • di Mar_Bru
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Correva l’anno… 2012, sì, quello della fine del mondo preannunciata – a sentir le interpretazioni di certi studiosi – dai Maya. Ma la cosa non ci tange, e decidiamo di andare ad “esplorare” la regione sud-occidentale della Gran Bretagna, nonché meta di villeggiatura dei sudditi della Regina Elisabetta. La Cornovaglia, passando per le contee del Somerset, del Devon, del Dorset e di molte altre ancora!

13 agosto: salutiamo l’Italia dall’aeroporto di Treviso – fresco di ampliamento – diretti a Stansted. Londra è ancora sotto l’effetto Olimpiadi, terminate da poco. Noleggiamo l’auto, impostiamo il navigatore e mi faccio il segno della Croce; è la mia prima volta con il posto di guida a destra. Fatti i primi cinquanta metri mi sparisce ogni timore: è una macchina normale (per la cronaca, una Vauxhall Corsa) con cambio sì a sinistra ma con la “logica” nostrana – prima a sinistra, retro a destra – e medesimi pedali. Sono invertiti però i comandi degli indicatori di direzione con le spazzole vetri. Più di una volta il mio esser italiano si sarà notato nelle rotatorie: senza freccia, ma con tergilunotto che si attiva. Bypassiamo Londra da nord in direzione ovest, passando per Windsor, dove sostiamo una mezz’oretta, e poi Bath, poco lontano da Bristol. Bath, in inglese, significa “bagno”. Ecco, andare in Inghilterra per andare a vedere come funzionavano le terme… italiane ai tempi di Costantino e Cesare mi umilia non poco. Bath è una splendida cittadina dove gli inglesi han pensato giustamente di custodire gelosamente quanto costruito dai nostri avi e di conservarla al meglio. Un’ora e mezza di visita. Pernottiamo quindi in una locanda a Radstock, distante poco meno di venti minuti dalle terme. Il tempo è bello, partiamo con i migliori auspici. Illusi…

14 agosto

Riprendiamo il viaggio dopo un’abbondante colazione fatta di bacon, funghi, uova, pane tostato e pomodori. Fino ad allora mi ero sempre chiesto come facessero gli inglesi a ingurgitare quella roba di prima mattina. È quel giorno preciso che cambiai idea: ora la colazione inglese l’adoro, ed il pane tostato cerco di averlo sempre presente quando mangio. L’unico neo è la digestione. La prima mezz’ora di guida la senti, ma poi ti fa arrivare a sera senza mangiare altro. Iniziamo a vedere l’Atlantico, lasciando quindi la contea di Somerset, poi quella del Devon ed entrando finalmente in Cornovaglia. Lungo la strada troviamo l’indicazione di un Bed&Breakfast, e la seguiamo. L’auto ci passa a malapena in quella stradina, che sembra non finire mai. Dopo quasi 5 km così, ci balena l’idea di invertire la rotta e rientrare sulla strada principale: fortuna che sull’unico bivio del tragitto notiamo l’indicazione del B&B, e il dubbio svanisce del tutto quando abbiamo la conferma che c’è posto e razionalizziamo meglio dove siamo. Una vecchia struttura in muratura a ridosso della costa più “cattiva” della Cornovaglia, dove i venti soffiano forti e l’erba non cresce mai dritta, ma curva, sferzata dalle folate marittime. Un posto dove le pecore pascolano mansuete e senza pericoli. Ci sistemiamo coi bagagli e andiamo a fare una passeggiata. Il tempo sta cambiando, nuvole grigie sono già pronte lì, davanti a noi, su un mare blu scuro. Scendiamo da un sentiero fino alla costa. Sparpagliata di oggetti che una volta stavano nelle navi: salvagenti, galleggianti… In effetti più di una nave si è schiantata su quelle rocce, e noi ne stiamo vedendo le cicatrici superficiali. La notte giunge con il sibilo del vento che entra nel maniero, forte. I muri tremano, e il pensiero corre all’Emilia devastata del maggio scorso: qui però non c’è pericolo di terremoto

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