In colombia per amore

Sono andato in Colombia per amore. Più o meno a metà del gennaio 2007 ho conosciuto su una chat di un sito Internet una ragazza colombiana di Cali: tra di noi si è instaurata una forte amicizia e cinque mesi ...

  • di gego1980
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Sono andato in Colombia per amore. Più o meno a metà del gennaio 2007 ho conosciuto su una chat di un sito Internet una ragazza colombiana di Cali: tra di noi si è instaurata una forte amicizia e cinque mesi dopo, a maggio, ho viaggiato per la prima volta in vita mia su di un volo intercontinentale diretto in Sud America. Andare in Colombia, nome che in quasi tutte le persone evoca immagini di violenza, di morte e di soprusi, non è stato di certo facile: la mia famiglia e tutti i miei amici e conoscenti mi hanno preso per folle e mi hanno messo in guardia su tutti gli eventi infausti a cui sarei potuto andare incontro, qualora fossi effettivamente andato in quel paese, ma la voglia di conoscere quella ragazza con cui parlavo tutti i giorni in chat e al telefono, e che vedevo in webcam essere particolarmente attraente, ha prevalso su qualsiasi ragionamento ed argomentazione che inducevano alla cautela e alla prudenza.

Non penso, pur non essendone completamente certo, che esistano voli diretti dall’Italia alla Colombia, ma, di sicuro, il modo più economico per giungere in quel Paese consiste nel fare scalo a Madrid–Barajas, che, per inciso, è un aeroporto molto bello e moderno, e da lì prendere un volo diretto a Bogotà. A causa di un guasto all’aereo che mi doveva condurre da Linate a Madrid sono dovuto partire dalla Malpensa, non arrivando così in tempo in Spagna per salire sul volo intercontinentale ed essendo costretto a pernottare una notte in un albergo della capitale spagnola, per fortuna con spese a carico della compagnia aerea Iberia. Dopo una notte ristoratrice in hotel (ero parecchio stanco, in quanto alla mattina mi ero svegliato a Milano prima delle h 6,00) sono finalmente partito alla volta di Bogotà. Il volo dall’Europa alla Colombia dura dieci ore esatte e, secondo la mia esperienza, rimanere in un aeroplano per un periodo di tempo così prolungato è piuttosto sfiancante. Seduto sul sedile di fianco al mio c’era un signore colombiano obeso, nato in Colombia da genitori belgi, con il quale ho potuto scambiare alcune parole durante il viaggio.

Giunto a Bogotà ho poi preso un altro volo diretto a Cali durato non più di quaranta minuti. All’aeroporto di Cali, piuttosto piccolo, se si considera che questa città ha 2.400.000 abitanti, che arrivano addirittura a 4.000.000 contando l’area metropolitana composta dai comuni circostanti, c’era la mia Diana ad aspettarmi con sua madre. Mentre attendevo di ricevere la mia valigia, osservavo attentamente se, all’interno della folla di parenti e amici collocati nella zona antistante l’aeroporto in attesa dei passeggeri dei diversi voli in arrivo, fosse effettivamente presente questa ragazza, poiché, tra i vari pensieri che mi erano balenati per la mente prima di partire per il Sud America c’era quello che Diana volesse solamente farmi un brutto scherzo e che al mio arrivo a Cali non avrei trovato nessuno ad accogliermi. Ci si può immaginare in che situazione mi sarei trovato qualora ciò si fosse realmente verificato e fossi stato completamente lasciato solo al mio destino in un continente diverso dal mio e in un Paese di cui non conoscevo per nulla la lingua ufficiale! Per fortuna, tutto ciò è restato confinato solo nella mia immaginazione e, dal momento del mio arrivo, ho potuto vivere le tre settimane più belle della mia vita in compagnia della ragazza di cui mi ero, e della quale sono tuttora, innamorato. Diana mi ha accolto benissimo nell’appartamento che condivide con la madre e con lei, e grazie a lei, mi sono calato appieno nella vita e nella realtà del posto in cui abita. Premesso che Cali non è una città turistica e che vi è una quasi totale assenza di edifici storici o comunque degni di nota per la loro particolare conformazione architettonica, di questo posto va comunque apprezzato il clima (essendo Cali posta a poche centinaia di chilometri a nord della linea dell’equatore, lì fa perennemente caldo, sebbene si tratti di un caldo assolutamente sopportabile), la gente decisamente cordiale e socievole (nonostante in questo posto e, penso, in quasi tutti gli altri dell’America Latina e del Terzo Mondo, emerga più che da noi la distinzione e la separazione tra i buoni ed i cattivi, e questi ultimi sono cattivi sul serio), i sapori del cibo squisito (difatti ho mangiato in modo sconsiderato durante quelle settimane) e, per finire, la musica (Cali è ritenuta uno dei centri più importanti e significativi per quanto riguarda la salsa, e qui, tutti gli anni a dicembre si svolge la “Feria de Cali”, festival dedicato a questo genere di musica e ritenuto, tra tutte le manifestazioni folcloristiche dell’America Latina, secondo per importanza solo al carnevale di Rio de Janeiro). Mi stava sfuggendo un ulteriore dettaglio che rende Cali particolarmente attraente e famosa: le donne!!! E’ possibile vedere per le strade e nei centri commerciali, dei quali parlerò più approfonditamente nel prosieguo della mia narrazione, donne molto belle ed attraenti, sebbene anche in Colombia, come in ogni parte del mondo, esistano le brutte e non bisogna, pertanto, idealizzare all’estremo il genere femminile latinoamericano. E’ abitudine dire in questo Paese che “las caleñas son como las flores” (traduzione: le abitanti di Cali son come i fiori), affermazione estratta dai versi di una popolare canzone famosa da quelle parti. Il primo giorno della mia permanenza in Colombia sono andato a visitare lo zoo di Cali, e sono rimasto molto ben impressionato da questo posto, in quanto l’area su cui si estende è molto estesa, vi sono diversi ruscelli, laghetti e cascate artificiali, e vi è la presenza di molti animali, sia tipici del continente americano, che di altri continenti. I giorni successivi li abbiamo trascorsi prevalentemente andando in tre centri commerciali, sempre nel tardo pomeriggio, poiché prima avevamo altri svaghi a casa ad intrattenerci (): principalmente siamo andati a Chipichape, che, tra tutti quelli visti, è quello che a me, personalmente, piace di più, ma ci siamo recati due volte anche a Palmetto , ed una ad Unicentro. In Colombia i centri commerciali si discostano, per conformazione architettonica, dal modello tipico italiano: sono molto più estesi dei nostri e possono essere definiti delle cittadelle a cielo aperto. L’assenza di tetto non è totale, nel senso che i negozi e l’ipermercato ne sono provvisti, ma nelle aree dove le persone passeggiano non esiste nulla che li ripari dal sole o dalle intemperie. Vi è, come da noi, la presenza di moltissimi negozi di vario genere, i quali hanno uno standard qualitativo assolutamente in linea con lo standard europeo. Sparsi, poi, per tutta l’area su cui sorge il complesso vi sono numerosi chioschi a forma di poligono regolare (non saprei dire se a forma di eptagono o di ottagono, ma è di scarsa rilevanza questa informazione), separati fisicamente dall’edifico principale dove sono collocati gli altri negozi ed ubicati nella zona dove vi è assenza di tetto. Generalmente, sedute sugli sgabelli posti attorno al chiosco, ci sono molte persone dedite a conversare con altre e a bere birra a fiumi, cocktail ed il famoso Aguardiente Blanco del Valle, superalcolico ottenuto dalla distillazione della canna da zucchero. E’ possibile affermare, almeno secondo la mia esperienza, che i colombiani bevono decisamente più alcool di noi italiani

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Commenti
  1. Anna Muller
    , 3/2/2017 00:07
    Q bella historia!
    Espero q ya tengan muchos niños y estén viviendo en Brescia o tal vez Cali!
    Desde el lago de Cómo....saludos
    Anna muller
    Pd. Estoy pensando ir a vivir a Medellín el próximo año!

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