NUQUÍ la perla del Pacifico

Nuquí si trova sulla costa pacifica colombiana, nel Golfo di Tribugá, dipartimento del Chocó. Fa parte del cosiddetto Chocó biogeografico, un corridoio che si estende dal centramerica all’Equador, una delle regioni con più lata biodiversità del mondo. Infatti, piove 300 ...

  • di davovad
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Nuquí si trova sulla costa pacifica colombiana, nel Golfo di Tribugá, dipartimento del Chocó.

Fa parte del cosiddetto Chocó biogeografico, un corridoio che si estende dal centramerica all’Equador, una delle regioni con più lata biodiversità del mondo. Infatti, piove 300 giorni all’anno, per un totale di 8 metri di pioggia! Queste condizioni climatiche permettono la crescita di una fitta foresta e soprattutto non attraggono le orde di turisti che imperversano sui Caraibi.

E’ popolata da comunità nere e da pochi indigeni. A settembre si possono osservare le belene.

Il terminal terrestre di Bogotá brulicava di gente. La televisione aveva annunciato che 260.000 persone avrebbrero preso il bus durante la Semana Santa per recarsi nei luoghi di villeggiatura. Le biglietterie erano piene di gente disperata per partire. Arriviamo con calma, senza fretta. Avevamo già comprato il biglietto della compagnia Bolivariano con destino Medellín ed eravamo (relativamente) tranquilli.

Finalmente annunciano il bus delle 20:30. Una volta sul bus, ci accorgiamo che una ragazza è seduta su uno dei nostri posti. Le diciamo che quel posto è riservato. Non ci sono problemi ci dice, e si mette sull’altro. Anche quello, le dico. Mi mostra il suo biglietto, ed effettivamente corrisponde. Colpa della compagnia, che come sempre vende due biglietti per lo stesso posto. Non mi scompongo più di tanto: scendiamo e ci rivolgiamo al banco della compagnia, facendo notare che quei due posti erano stati riservati con un mese d’anticipo. Alla fine risolvono la situazione e spostano la ragazza in un posto al fondo dell’autobus. Comunque, abbiamo già perso mezz’ora.

Per andare a Medellín bisognerà transitare per le calde vallate del río Magdalena. Però abbiamo portato un sacco a pelo a bordo, che effettivamente ci serve per proteggerci dal freddo polare dell’aria condizionata, che in Colombia hanno la simpatica abitudine di mettere a paletta. Dormiamo alla bene e meglio, tra il freddo e le continue curve. Quando sorge il sole, attraverso i finestrini appannati (di fuori!) mi accorgo che siamo ancora in mezzo alle montagne della Cordillera Central. Probabilemente di notte c’è stato qualche rallentamento, che ci fa arrivare a Medellín con un’ora e mezza di ritardo. Il bus arriva al Terminal del Norte, circondato da barrios di invasione che hanno ricoperto una collina adiacente. La mattina è grigia, però l’aria è molto più calda rispetto a Bogotá.

Prendiamo un bus urbano che ci porta all’ Olaya Herrera, il vecchio areoporto che si trova ormai in mezzo alla città. Per questo anni fa hanno costruito il più moderno José María Córdoba fuori dalla città, nel municipio di Rionegro, a un’ora da Medellín.

Ci dirigiamo al check-in della compagnia ADA (Aerolínea de Antioquia. Antioquia è il nome del dipartimento di cui Medellín è la capitale). Ci dicono che il volo partirà con almeno mezz’ora di ritardo. Vabbé, andiamo a magnare qualcosa, visto che abbiamo una certa fame. L’areoporto Olaya Herrera è piccolino, troppo per dover aspettare tre ore. Comunque ne approfittiamo per visitare la Plazoleta Gardel, dove un busto e numerose targhe rendono omaggio all’idolo argentino del tango, morto proprio in quell’areoporto nel 1935. Nel frattempo gli altoparlanti annunciano che tutti i voli per Quibdó (la capitale del Chocó) sono interrotti per maltempo. Dopo ore di attesa, e un’ora di ritardo rispetto al previsto, ci invitano ad imbarcarci. Attraversiamo la pista verso il nostro areoplanino da 20 posti. I bagagli sono disposti di fianco alla scaletta d’entrata: i passeggeri indicano il proprio e gli addetti lo caricano nella stiva. I posti non soo riservati, ci si siede dove si vuole. L’impressione è pessima, il velivolo ha conosciuto tempi migliori. Ci danno dei tappi per le orecchie, che ci mettiamo senza pensarci due volte. Dopo un breve rollaggio decolliamo. A parte qualche vuoto d’aria e vari sbandamenti in volo, dal finestrino possiamo goderci il panorama: la ricca vegetazione della città si infittisce sempre più, finché ci troviamo a sorvolare la selva più fitta e compatta, solcata da fiumi fangosi che serpeggiano fino all’orizzonte. Mezz’ora dopo atterriamo a Quibdó. La prima cosa che notiamo è la base militare dove stazionano tre elicotteri Apache da combattimento, che ci ricordano che la guerriglia continua a tenere presenza in questa regione selvaggia del paese. Atterriamo sulla pista bagnata dalla pioggia recente. Il portellone si apre e gli addetti ci dicono di scendere mentre fanno rifornimento. L’aria è calda e afosa, inoltre siamo tramortiti dal cambio di pressione atmosferica rispetto a Bogotá, che si trova a 2.600 metri di quota

  • 4387 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Parole chiave
Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social