Costa Caribe

Un po’ ingenuamente arriviamo al terminal terrestre di Bogotá alle 3 del pomeriggio del 23 dicembre 2005, sicuri di trovare due posti sul primo bus per Santa Marta. Ovviamente ci dicono che è tutto pieno, il prossimo bus per Santa ...

  • di davovad
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Un po’ ingenuamente arriviamo al terminal terrestre di Bogotá alle 3 del pomeriggio del 23 dicembre 2005, sicuri di trovare due posti sul primo bus per Santa Marta. Ovviamente ci dicono che è tutto pieno, il prossimo bus per Santa Marta parte il 28 dicembre... Gironzoliamo tra le varie compagnie di trasporto, finché troviamo due posti su un bus per Bucaramanga che parte alle 10 di notte. Non ci pensiamo due volte, compriamo i biglietti sperando a Bucaramanga di riusciare a trovare un passaggio per Santa Marta. Non ci resta che aspettare, in mezzo a quel marasma di gente affannata, piena di bagagli e di bambini. Vari cartelli informano i viaggiatori che, per controllare la epidemia di febbre gialla che l’anno prima si era manifestata nella zona al confine col Venezuela, è obbligatoria la vaccinazione per poter entrare in qualsisasi Parco Nazionale. Per fortuna mi ero portato il certificato; mia moglie, invece, se l’era dimenticato. Nel terminal una postazione dell’Alcaldía praticava la vaccinazione gratis. Dopo varie attese e scene da asilo, mia moglie riesce ad ottenere l’agognato certificato. L’esilarante (più che altro per me) avventura per lo meno ci allevia l’attesa. Partiamo, con la consueta calma. Saliti dalla città, cominciamo a scendere dalla sabana di Bogotá verso la torrida valle del río Magdalena. Il bus percorre la frontiera tra vari dipartimenti: Cundinamarca, Caldas, Boyacá. Un cartello 10 metri x 6 dà il benvenuto a Puerto Boyacá, “La capital contrainsurgente de Colombia”. Qui le Autodefensas Campesinas de Puerto Boyacá di ‘Botalón’ e le Autodefensas Campesinas del Magdalena Medio di Ramón Isaza la fanno da padroni. Nonostante si siano desmovilizzate il 28 gennaio e il febbraio del 2006 rispettivamente, qui continuano indisturbate ad esercitare il suo potere, nella zona dove storicamente è nato il paramilitarismo.

Arriviamo a Bucaramanga alle 6 della mattina. Bucaramanga è la capitale del dipartimento di Santander ed è conosciuta come la Città dei parchi. Troviamo un passaggio per Santa Marta su un bus che parte alle 9. Dal terminal ci godiamo il paesaggio alberato mentre ammazziamo l’attesa con una buona colazione a base di uova e cioccolato con formaggio.

Il bus delle 9 è un mezzo disastro, vecchio, senza aria condizionata. In più ci toccano i posti vicino la bagno...

Il bus attraversa una porzione del Norte de Santander per poi scendere verso l’infuocata pianura del Cesar, coltivata a cotone. Il caldo e l’odore del bagno ci debilitano. L’unico svago alla piattezza del paesaggio è la Serranía de los Motilones sulla destra. Quando comincia ad allontanarsi, ecco apparire la maestosa mole della Sierra Nevada de Santa Marta, la montagna costiera più alta del mondo: il Picco Simón Bolívar si trova a 5.775 metri di altezza e a 50 chilometri in linea d’aria dal Mar dei Caraibi. Attraversiamo quasi senza accorgercene Aracataca, la città natale di Gabriel García Márquez. Finalmente, all’altezza di Ciénaga, scorgiamo il mare. L’arrivo a Santa Marta è un poco deludente. Prendiamo un bus fuori dal terminal in direzione di Taganga, un villaggio di pescatori dove ci aspettano Tito e Nadia. Tito è di Roma ed ha aperto un internet café a Taganga, la terra della sua compagna. Attraversiamo quartieri di ogni genere fino al lungomare; da lí la strada supera una serie di colline, dietro le quali si trova Taganga, che ci accoglie dietro una curva, perfettamente inserita in una baia dove riposano decine di barchette. Il paesaggio è secco e piuttosto brullo, mi ricorda San Agustinillo, nella costa dello Stato messicano di Oaxaca

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