Partenza il 23/6/2017 · Ritorno il 25/6/2017
Viaggiatori: 2 · Spesa: Fino a 500 euro

Back in, Transilvania

di Libra - pubblicato il

Cluj Napoca è situata nel nord-ovest della Romania, localizzato nella valle del Someșul Mic, a 450 chilometri circa da Bucarest, la capitale. Cluj è la vecchia capitale della Transilvania. E’ il principale polo economico del nord-ovest del Paese, ed è ormai considerata di fatto la seconda città della Romania. Inoltre è tra le città rumene più avanzate dal punto di vista della ricerca, dell’istruzione (è nota per essere una città universitaria molto attiva) e dei servizi finanziari. Oggi la città di Cluj è al tempo stesso il più grande centro culturale della comunità ungherese di Romania e uno dei più importanti centri culturali del Paese: teatri, biblioteche, gallerie d'arte, vari festival sono tra i migliori della nazione. Il nome Cluj deriva secondo alcuni dal latino Castrum Clus usato per la prima volta nel secolo XII. Il termine Clus significa chiuso e si riferisce alle colline che chiudono la città. Secondo altri il nome derivi dal tedesco Klaus. Fu usato per la prima volta il nome Cluș alla proclamazione del Regno di Romania. Inoltre col decreto del Consiglio di Stato n. 194 del 16 ottobre 1974 firmato da Nicolae Ceaușescu e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Socialista di Romania del 18 ottobre, al municipio di Cluj è stato dato il nome Cluj-Napoca, proprio per ricordare il suo legame con Roma. Una città quindi multiculturale, luogo di incontro di diverse lingue, culture e religioni: ungheresi, sassoni, ebree, rumene, armene, slave e altre.

VENERDÌ

Arriviamo a Cluj Napoca di venerdì mattina presto, ma meglio così, in questo modo possiamo subito goderci tutta la giornata per scoprire la città, dato che poi in effetti staremo via giusto un weekend, e si sa, passa in fretta. Siamo partiti dall’Italia con un caldo allucinante, ben presto le mie convinzioni di beccare magari più fresco in terra rumena diventano del tutto sbagliate. Usciti dall’aereo si sente una gran umidità e afa anche qui, il cielo non appare neanche così azzurro e soleggiato. L’aeroporto di Cluj è davvero minuscolo, eppure vedo che di voli ne partono…! Non avendo alcun bagaglio imbarcato facciamo presto ad uscire fuori dall’aeroporto, prima però decidiamo di prelevare pochi soldi all’ATM presente vicino le uscite. Prelievo semplice e via. Usciamo fuori. Il primo dubbio che ci viene è: prendiamo il taxi, che è comunque molto economico, o prendiamo il bus pubblico? Alla fine essendo presto e avendo tempo decidiamo di prendere il bus pubblico. I bus che dall’aeroporto arrivano al centro città sono il numero 5 e il numero 8. Da questo sito potete vedere tutti i mezzi pubblici e le linee servite in città: http://ctpcj.ro/index.php/ro/orare-linii/linii-urbane (anche in inglese). Noi optiamo per il bus numero 5, che ci ferma ancor più vicino a dove soggiorniamo con l’hotel (proprio nella piazza centrale della città). La fermata è proprio vicino l’aeroporto, uscendo andando sulla strada a destra. Il biglietto lo facciamo direttamente alla fermata bus, dove c’è anche una piccola biglietteria (un chioschetto!) con un’anziana signora rumena che ci dà 2 biglietti. Scopriamo poi che al chiosco i biglietti acquistati sono tutti per due corse, andata e ritorno (al costo di 4 LEI, o RON, che sarebbero tipo 80 centesimi in euro!); solo la biglietteria automatica dà la possibilità di fare anche il biglietto corsa singola, al costo di 2 LEI/RON (cioè 40 centesimi). Ma non importa, a quel prezzo irrisorio…! Dalla linea 5, denominata P-ţa Mihai Viteazul Capăt – Aeroport, le fermate per il centro sono tipo 13 più o meno (http://ctpcj.ro/index.php/ro/orarehttp://ctpcj.ro/orare/png/img_8_lv_outbound.png-linii/linii-urbane/linia-5d qui potete vedere gli orari e scaricare anche una cartina!). Più o meno le stesse con il bus numero 8, denominazione P-ţa Mihai Viteazul - Str.Traian Vuia. Saliamo sul bus e dopo poche fermate quelli che ci sembravano dei semplici passeggeri seduti in bus, si palesano come controlli, e via che si controlla a raffica! L’aeroporto non dista molto dal centro, circa 7 km ad est del centro città. Man mano che proseguiamo il tragitto in auto vediamo che la campagna diventa periferia, una brutta periferia direi, con dei palazzoni in stile quasi ancora sovietico, molto brutti e mal tenuti. Poi, man mano ci si avvicina al centro e l’architettura cambia. Il nostro hotel è situato in pieno centro, nella Piata Unirii (Piazza Unità), ed è anche ben visibile dalle insegne piuttosto sgargianti. E’ l’Hotel Melody, forse uno dei più noti in città, soprattutto per la posizione così centrale. L’hotel è ubicato in un bellissimo palazzo, che dall’aspetto esteriore ci fan ben sperare; entriamo, anche la hall è molto bella, così come i luoghi comuni. Peccato che invece la stanza presenta diverse pecche: niente aria condizionata, affaccio su un cortile interno che sembra ormai un vecchio deposito di mobili e una piccionaia, camere non molto insonorizzate, box doccia con soffione rotto e doccia che perde acqua da sotto… Insomma, una sistematina va data direi. Ma per 2 notti, a quel prezzo e in quella posizione, colazione compresa e wifi, ci va bene. Il nostro giro parte dalla piazza andando in direzione nord. Prendiamo la grande arteria dal nome Strada Regele Ferdinand, dove all’angolo della strada osserviamo un edificio tutto bianco (nulla di che dall’esterno), la Casa di Hintz, che ospita il Museo della Farmacia. Nell'antica farmacia San Giorgio, conosciuta da 1573 è allestita una farmacia seicentesca e un piccolo e suggestivo museo della storia della farmacia in Transilvania. All'entrata su una piantina si vede la diffusione delle farmacie in Transilvania dal XV-XVIII secolo, ognuna con la sua simbologia. La più antica era a Sibiu, la seconda a Bistrita e la terza è proprio questa farmacia di Cluj. La farmacia è composta dal negozio, decorato con simboli alchemici come l'albero della vita, dell'immortalità, statue di Ermes, di Ippocrate, la camera delle materie prime, una sorta di deposito dove sono le vetrine con le materie prime, alcune strane per noi come la polvere delle mummie. Il tutto con spiegazioni anche in inglese del loro uso medicale. Nel sottosuolo c'è il laboratorio farmaceutico. Qui solo il farmacista aveva acceso per mantenere il segreto del mestiere. C'è la ricostruzione di un forno e del crogiolo alchemico, e vari strumenti utilizzati per ottenere le materie prime. L’ingresso costa solo 5 lei (poco più di un euro). Proseguiamo ancora lungo la Strada Regele Ferdinand. Mi trovo sulla via la sede centrale delle Poste, entro e decido di comprare subito dei francobolli per spedire qualche cartolina. Subito dopo la sede della Posta sul lato opposto c’è una piccola via dal nome Strada Andrei Șaguna, una stradina con un piccolo canale e qualche localino. Noi proseguiamo dritto, e subito dopo ci ritroviamo sull’incrocio più bello della via, e forse tra i più particolari della città. E’ l’incrocio tra la Strada Regele Ferdinand, a destra la piazza Piața Mihai Viteazu e a sinistra la Strada George Barițiu. Subito dopo c’è il ponte sul fiume Someșul. Tra questi incroci di via sorgono agli angoli alcuni dei più bei palazzi cittadini, come il Palatul Széki. Un edificio neo gotico costruito sulla riva del fiume Someş, nel 1893, dal farmacista e dal professore universitario Széki Tibor. La costruzione del palazzo fu realizzata in base ai disegni di Samu Pecz, architetto molto noto nella seconda parte del secolo XIX. Nei nostri tempi, il Palazzo Széki ospita perlopiù appartamenti adibiti ad abitazione civile. Le mura sono rivestite apparentemente in mattone, ma il portale, l’intelaiatura, le arcate cieche, i fregi tra i livelli e sotto le cornici sono scolpiti in pietra. Di fronte, dall’altro lato della strada, c’è il Palazzo Babos. L’edificio attira gli sguardi dei turisti e degli abitanti grazie al volto imponente. Il palazzo fu costruito all’inizio degli anni 1980 e il suo nome gli fu dato dal suo primo proprietario, Babos Sandor. Al secondo piano, fino al 1944, vi funzionarono degli artigiani artisti di Ardeal. L’aspetto imponente del Palazzo di Babos era messo in valore dal fatto che nella sua prossimità si trovavano solo due case di piccole dimensioni, avendo soltanto un piano. Subito dopo il ponte sul fiume, sulla sinistra, su quella che viene denominata Strada Horea, c’è il bel Palazzo Elian e di fianco l’edificio che ospita la Camera di Commercio e Industria. Dall’altro lato della strada c’è invece il Palazzo Urania. Innalzato nel 1910, in base ai piani di progettazione degli architetti Kappéter Géza di Budapest e Joseph Stener di Arad, il Palazzo Urania è uno degli edifici rappresentativi di Cluj. Simile agli altri due Palazzi situati in Via Horea, il palazzo Berde ed Elia, lo stile architettonico in cui fu realizzato l’edificio riporta i tratti della secessione austriaca. Il Palazzo Urania è legato agli inizi della cinematografia di Transilvania. Benché nella città si realizzassero già dalla fine del secolo XX delle proiezioni timide, corte e senza voce, contenendo scene con passeggiate per la città, con box americani, con ciclisti o con treni nella stazione di Cluj, il primo cinematografo della vita urbana apparse nel 1906, quando Jenö Janovics, il direttore del Teatro Ungherese di Cluj aprì anche uno studio di film e teatro denominato Circolo Teatrale. Janovics sollevò dunque il telone del film muto a Cluj, portando e progettando i film della “Società Urania di Budapest” e diventando lui stesso registra e produttore di film. Nel periodo degli anni 1913-1923 egli girò oltre trenta film. Preso nel collimatore morale dell’Adunanza urbana a causa degli uomini vuoti dei bassorilievi, il cinematografo del Palazzo Urania fu nella prima parte del secolo uno dei più lussuosi cinematografi di Cluj, con una capacità di 500 posti nella sala di spettacoli munita di riscaldamento e ventilazione. Nei primi decenni del secolo XX, il Palazzo Urania fu il centro culturale per il bel mondo dell’epoca, ma anche un piccolo “supermercato” di quei tempi, ospitando al suo interno una farmacia, un negozio di design interno, una salumeria e diciassette appartamenti. Proseguiamo per la Strada Horea, dove al numero 21, sulla sinistra, c’è la Sinagoga. Costruita nel 1887 in stile neomoresco, è attiva al servizio della locale comunità ebraica. Nell'Ottocento Cluj-Napoca era sede di una larga comunità ebraica, dove forti erano le tendenze liberali riformate. L'architetto Izidor Hegner creò un edificio neomoresco secondo una moda allora diffusa nella costruzione delle sinagoghe del tempo, sul modello del Leopoldstädter Tempel (Vienna). Il 13 settembre 1927 la sinagoga fu seriamente danneggiata in un attacco delle milizie fasciste rumene della Guardia di Ferro (Garda de Fier). L'edificio fu tuttavia prontamente restaurato con l'aiuto del governo. L'Olocausto colpì molto duramente la comunità ebraica di Cluj-Napoca con le deportazioni e lo sterminio della maggior parte dei suoi componenti. La sinagoga, già vandalizzata, fu colpita anche dai bombardamenti del 2 giugno 1944, che avevano come obiettivo la vicina stazione ferroviaria. Nel dopoguerra una piccola comunità ebraica locale si è ricostituita e la sinagoga, restaurata nel 1951, poté riaprire al culto. Non proseguiamo avanti (andando sempre dritto si raggiunge la stazione centrale di Cluj), ritorniamo indietro e prendiamo, dove è situato l’edificio della Camera di Commercio e Industria, la Strada General Dragalina. Siamo diretti alla collina del centro di Cluj, il Belvedere. Dopo poco infatti iniziamo a salire delle scalinate che ci portano sulla collina. Il parco prende nome di Parcul Cetăţuia, mi aspettavo forse qualcosa in più, la vista sulla città c’è, per carità! Ma mi aspettavo un qualcosa di meglio…Inoltre il parco è tenuto davvero malino, sembra quasi in stato d’abbandono, pieno di rifiuti in alcuni angoli, cartacce, bottiglie… Scendiamo dal lato ovest della collina e ci ritroviamo sempre vicino al canale del Somesul. Attraversiamo un ponticello, che come da tradizione ormai in molte città, è pieno zeppo di lucchetti lasciati da fidanzatini. Sul lato sinistro ci troviamo il Teatro dell’Opera Magiaro mentre a destra ci troviamo l’ingresso del parco centrale cittadino, il Parco “Simion Bărnuţiu”. Con un passato di oltre 180 anni è uno dei principali luoghi di svago di Cluj-Napoca, essendo situato sulla riva del Someşul Mic. La storia del parco inizia nel 1827, quando l’Associazione di Beneficenza delle Donne noleggiò il terreno per inaugurarvi un luogo di divertimento. Il parco fu aperto al pubblico all’inizio degli anni 30 dell'Ottocento, ricevendo all’inizio il nome di Parco del Popolo. Nella seconda metà del secolo XIX fu fondata la Commissione del Parco incarico con la gestione del parco. Successivamente avvennero la sistemazione dei percorsi e il lago e poi la costruzione del padiglione di musica. Accanto al parco, nel periodo interbellico, funzionò la scuola superiore per le ragazze De Gerando, nominata così in onore della prima direttrice, Antonina De Gerando. Attualmente l’edificio appartiene all’Università Babeş-Bolyai e ospita la Facoltà di Chimica. Nel parco si trovano le statue di Liviu Rebreanu e George Coşbuc, innalzate alla fine degli anni ‘60 e l’edificio della Sezione di Pittura dell’Università d’Arte e Design “Ion Andreescu”. Il parco ha una lunghezza di 1 chilometro ed è costituito da un grande viale alberato di tigli e diverse viuzze con panchine dove potersi rilassare. All’interno del parco c’è anche un laghetto dove poter fare un romantico giro in barca a remi o pedalò. Dopo il parco c’è il modernissimo stadio, la Cluj Arena. Molto particolare. Costeggiamo il laghetto e dalla parte del confine sud del parco ci ritroviamo sulla Strada Cardinal Iuliu Hossu. A un certo punto a destra prendiamo la Strada Mihai Eminescu che sbuca su una grande arteria centrale, la Calea Moților. Proseguiamo su questa arteria e poco dopo sulla destra troviamo la sede del Municipio, molto bella. L'edificio fu costruito alla fine del secolo XX, secondo i piani dell'architetto Alpar Ignac, ha un frontespizio barocco in stile viennese e una torre angolare a orologio che affascina per la sua forza e solennità. La torre riporta lo stemma del Comitato (della Prefettura) di Cluj, poiché la sua destinazione iniziale servì da sede per il Comitato di Cluj. L'edificio fu incluso nel piano di sistemazione della città iniziato nel 1798 e il quale prevedeva che ogni nuova costruzione doveva ricevere l'approvazione del Consiglio della Città. Poco dopo, a sinistra, la sede dell’Università Tecnica di Cluj e di fronte il Museo Etnografico della Transilvania. Fondato il 16 giugno 1922, è uno dei musei più importanti in Romania. Il museo ha una collezione di oltre 65.000 pezzi. Le esposizioni sono rigorosamente in un design moderno e creano così un quadro reale della cultura materiale e spirituale della popolazione in Transilvania. In questo edificio ha avuto luogo durante gli anni 1894-1895 il famoso Processo del Memorandum, di cui si parlò su tutti i giornali europei del tempo. Questo museo ha anche una sezione all’aperto, fuori dal centro, a circa 4-5 km, il Parco Etnografico Romulus Vuia. Questo parco, progettato nel 1929, si inserisce nella grande tradizione dei musei all'aperto della Romania (è il più antico del paese). Vi si ritrovano gli edifici tipici della Transilvania del Settecento: azienda vinicola, chiesa in legno, ovile, frantoio e mulini, case e laboratori artigianali... Rispuntiamo così nella piazza centrale, la Piața Unirii. Nel Medio Evo la Piazza Unirii era il centro della Cittadella Clus (il nome antico di Cluj-Napoca), ed anche oggi lo è. Questo fatto è rimasto invariato per centinaia di anni e rappresenta un legame rassicurante con il passato. La piazza è chiamata il "cuore" di Cluj-Napoca e questa espressione riflette perfettamente la realtà, in quanto è la vita e l'anima della città. Nel corso degli anni, Piazza Unirii ha avuto nomi diversi. Nel Medioevo è stata chiamata la "Piazza Grande", mentre nella seconda metà del XIX secolo portava il nome di "Piazza Principale". All'inizio del XX secolo è stata rinominata con il nome di " Piazza del Re Mattia ", secondo il nome del sovrano Mattia Corvino, e a partire dal 1918, quando è stata costituita la Romania Grande, la piazza ha ricevuto il nome di "Piazza Unirii" (Piazza dell’Unione). Questo è anche il nome con cui è conosciuta oggi, anche se per un breve interludio, durante il regime comunista, è stato perso in favore di "Piazza della Libertà". La Piazza è importante per la Chiesa di S. Michele, il monumento con la statua del re Mattia Corvino e per i resti romani. La statua di Mattia Corvino indica quanto sia importante la connessione della piazza con il re Mattia Corvino (Re d'Ungheria, della Croazia (1458-1490) e della Boemia (1458-1490) anche se non porta più il suo nome. Figlio del famoso eroe della resistenza anti-ottomana, Iancu de Hunedoara, Mattia Corvino fu battezzato nella Chiesa di San Michele. Il monumento rappresenta il Re Mattia Corvino in un'ipostasi equestre imponente, ricevendo l'omaggio dei conducenti contemporanei: Blasiu Magyar (famoso comandante di esercito), Pavel Chinezu (Governatore di Timişoara), Ştefan Zapolya (palatino di Ungheria, il secondo uomo dello Stato e il nonno del futuro grande re) e Ştefan Bathory (il voivoda di Transilvania). L'architetto Lajos Pakei progettò lo zoccolo della statua, il quale rappresenta un bastione del muro della cittadella di Cluj. Decidiamo di entrare proprio nella Chiesa di San Michele. L’edificio è di impianto gotico e si tratta, nella fattispecie, di una Hallenkirche, ossia di una chiesa "ad aula", dove le due navate laterali hanno la stessa altezza di quella centrale. È la più grande chiesa della Transilvania, dopo la "Chiesa nera" di Brașov. Nella porta di ingresso si trovano gli stemmi di Sigismondo di Lussemburgo. I lavori iniziarono probabilmente a partire dell'altare di S. Giacomo e fu finanziata con la vendita delle indulgenze. L'edificio venne completato nel 1442-1447. La chiesa venne convertita al protestantesimo nel 1545-1566. La parte più recente della chiesa è la sua torre, costruita nel 1860 in stile volta stellata, con vetrate e sculture, famose per la loro bellezza e grandiosità. Molti restauri hanno rivelato dipinti murali della prima parte del secolo XV. Bella, ma all’interno mi aspettavo meglio, me l’aspettavo più grande… Un'opera eccezionale però è il portale rinascimentale della sacristia (1528) con motivi italiani e con un forte impatto meridionale-tedesco. Il corpo del pulpito, in stile barocco, è stato realizzato in legno da Johannes Nachtigall e Anton Schuhbauer. La pittura murale, conservata in frammenti, riporta le influenze stilistiche del Nord d’Italia e testimonia i primi segni del Rinascimento nella pittura di Cluj. Diversi sono gli edifici storici nella piazza. Uno tra i più importanti è il Palazzo Banffy. Costruito tra il 1774 e il 1785 su una pianta a base rettangolare dal Conte Gheorghe (György) Banffy è considerato essere il più rappresentativo edificio barocco in Transilvania. Sul frontespizio rococò sono impressi lo stemma della famiglia Banffy e le statue di personaggi della mitologia romana: Marte, Apollo, Diana, Perseo, Ercole e Minerva. Il piano dell'edificio che ospita la Galleria d'Arte è stato chiuso nel 1990 a causa del degrado in cui avanzava il fabbricato e poi riaperto nel 1996. Il Museo Nazionale d'Arte di Cluj-Napoca ospitato all'interno del palazzo è stato nominato come Museo Europeo del 1997. Il palazzo è costituito da due livelli. Il museo ha una collezione di arti decorative (argento, tappeti orientali, mobili d'epoca), opere di rumeni e stranieri di arte contemporanea. Altro bellissimo palazzo situato all’angolo sudovest della piazza è l’edificio che ospitava l’Hotel Continental, costruito alla fine del secolo XIX al posto del vecchio Hotel Nemzeti (Hotel Nazionale). L’opera in stile eclettico di Lajos Pakei, architetto urbanistico della città alla fine del secolo XX, ospitava anche un ristorante famoso e un bar-caffè frequentato dagli artisti, dai giornalisti e dai bohémien di Cluj. Negli appartamenti dell’Hotel (chiamato precedentemente Nuova York) furono ospitati anche i più famosi attori e musicisti legati alla città. Denominato Continental, l’hotel continuò a funzionare fino all’inizio degli anni 2000. Oggi non funziona più come hotel, ospita raramente esposizioni ed eventi della scena d’arte contemporanea. Al numero 27 della piazza (lato nord est piazza, vicino al Museo della Farmacia) c’è invece la Casa Filstich-Kemény. La Casa di Filstich fu uno degli edifici più opulenti e desiderati della città prima della costruzione dei palazzi barocchi della piazza centrale. L'abitazione fu edificata nei secoli XVI-XVII dalla famiglia dei Filstich, una ricca famiglia di orafi. La storia di questo edificio inizia con Petru Filstich Jr., il quale ottenne dal generale Gheorghe Basta il diritto di scambiare l'oro. Durante il suo periodo di gloria, l'edificio ospitò i consulenti, gli ufficiali imperiali e gli aristocratici della zona della Transilvania. Nel 1608, vi abitò Dionisie Banffy in occasione del suo matrimonio con Anna Bathory, la sorella del principe Gabriel Bathory, la quale fu accusata più tardi di stregoneria e di adulterio, considerata la morosa di suo fratello. Si diceva che lei fosse appassionata di magia nera e che facesse il bagno nel sangue delle nubili giovani per mantenere la sua bellezza. La sua celebrità fu superata soltanto da sua cugina, Elisabetta Bathory. La ricchezza della famiglia dei Filstich suscitò l'invidia dei contemporanei. Perciò lo stemma della famiglia, rappresentato da un unicorno, conservato nella corte interna, è accompagnato dal detto "Virtutis comes invidia", il che vuole dire "l'invidia accompagna la virtù". Nel secolo XVIII, l'edificio fu acquistato dai nobili della famiglia dei Kemeny, i quali la adattarono alle nuove esigenze di conforto dell'epoca. Il frontespizio attuale dell'edificio appartiene al tardo barocco, vi sono rappresentante le quattro stagioni e il S. Floriano circondato da case impalmate da fiamme. Si diceva che l'edificio fosse eluso da uno degli incidenti che devastò la Città di Cluj. Altro edificio importante, all’angolo sud orientale, è la Casa Wolphard-Kakas. Sorse in tre tappe dal 1534 fino al 1600. Nella costruzione dell’edificio lo stile rinascimentale è quello prevalente. La casa rappresenta un prototipo per l’architettura dell’epoca. La prima tappa della costruzione testimonia lo stile gotico, la seconda quello rinascimentale del nord d’Italia, e la terza quella del barocco. All’interno di una nicchia fu disegnato un quadrano solare che risaliva dal secolo XVI, unico in Transilvania, formando un semicerchio per indicare le ore. All’interno del semicerchio e su un pilone, c’era un’asta sottile in acciaio la cui ombra misurava il tempo secondo la posizione del sole. La costruzione della casa ebbe inizio all’ordine di Adrianus Wolphard, il primo parroco, poi vicario vescovile e consigliere alla Corte Regale di Budapest e fu portata avanti da suo fratello Stephanus Wolphard, sindaco della Città di Cluj, famoso matematico e astrologo. L’edificio fu portato a termine solo dopo la morte di Stephanus Wolphard, quando sua moglie risposò Stephanus Kakas, membro di una famiglia d’Ungheria, rifugiato qua in Transilvania. L’edificio assunse dunque il nome di Wolphard-Kakas. Al primo piano la casa aveva un salotto sul cui soffitto era raffigurato uno zodiaco astronomico. Dell’edificio, finalizzato nel 1600, rimase solo una parte del frontespizio del pianterreno verso la corte. L’edificio fu poi in parte demolito nel 1894. Altro edificio storico di rilievo in piazza, sul lato ovest centrale, è il Palazzo Wass. Racchiude nella sua costruzione tre stili architettonici: il classicismo, il rococò e il rinascimento. Fu costruito nel secolo XVII e appartenne alla famiglia Wass, una delle più vecchie famiglie di nobili di Cluj, stabilitasi nella Provincia intorno al 1100. Grazie al blasone riportato sul frontespizio dell’edificio, il Palazzo era noto anche come la “Casa a testa di bour”. L’ultimo proprietario dell’edificio fu la contessa Otilia Wass che vi organizzava dei salotti letterari. Infine, la contessa donò l’edificio all’Associazione del Museo di Ardeal. Sul lato sud occidentale c’è il Palazzo Rhédey, che prese il nome dalla famiglia che lo acquistò agli inizi del secolo XVIII. Nel 1500, al posto del Palazzo Rhédey, si trovavano quattro case appartenenti ai praticantati di Cluj. Al loro posto fu poi costruito il Palazzo Rhédey, in stile eclettico. Tramite la sala da ballo all’interno dell’edificio, il palazzo Rhédey collega il suo nome anche alla storia del teatro ungherese di Transilvania. Una piastra commemorativa ricorda che qui si trovò il primo istituto ungherese di teatro di Cluj, fondato il 17 novembre 1792. Negli anni 1680-1690, l’edificio fu acquistato dall’aristocratico László Székely, la cui moglie, Sara de Buluşd, era la figlia di un gran signore di Moldavia. La corte interna del Palazzo conserva anche oggi il blasone di Sara all’ingresso della parte sinistra. Il frontespizio dell’immobile riporta il blasone di Rhédey con le iniziali RJ, ma anche il simbolo della corona dei nobili, con le nove perle visibili che indica il rango di “conte”. Uno dei famosi abitanti del Palazzo Rhédey fu Claudia Rhédey di Teck-Rhede, la bis-bis-bisnonna della regina Elisabetta II di Gran Bretagna. Accanto al Palazzo Rhédey si trova il Palazzo Jósika, noto anche con il nome di “Casa con i piedi”. Il palazzo fu costruito al posto della vecchia residenza dei principi di Transilvania di Cluj. Al posto del palazzo, prima della sua costruzione, si trovava la casa di Kakas edificata nel secolo XVI, adibito da riparo per i principi di Transilvania. L’edificio diventò la residenza di Anton Jósika (Antal Jósika), il governatore di Cluj alla metà del secolo XVIII. Il palazzo aveva solo tre piani a quei tempi. János Jósika rifece il palazzo nel 1828, aggiungendo ancora un piano, facendo acquisire all’edificio il suo volto attuale. Al primo piano funzionò il Casino ungherese di Cluj, ma nel periodo degli anni 1880-1902 la Tavola Regale. L’edificio ospitò per lungo tempo anche il Palazzo della Giustizia, la Corte di Appello e la Biblioteca della Facoltà di Medicina. Il palazzo fu costruito in stile neoclassico, caratteristico il suo portico a colonne doriche, raddoppiate nei pilastri che formano le sue mura, con appoggiato un ampio balcone in ferro forgiato nel suo frontespizio. Sul frontespizio del palazzo è indicato l’anno 1828 in cifre romane MDCCCXXVIII, l’anno in cui l’edificio fu rinnovato.

Siamo stanchi e affamati, è orario di pranzo inoltrato… Siamo indecisi su cosa mangiare e soprattutto dove andare a mangiare. C’è un caldo allucinante, quindi optiamo per qualche posto o al chiuso al fresco o all’aperto ma all’ombra. Ci dirigiamo subito a nord della piazza centrale, sulla Strada Matei Corvin. Qui ci son diversi localini, ma nessuno ci invoglia. In fondo alla strada c’è anche la casa natale di Mattia Corvino. In questa casa bianca con portale gotico nacque nel 1440 il più grande o almeno uno dei più famosi re dell'Ungheria, Mattia Corvino. Non doveva nascere qui, sua madre era diretta al castello paterno di Hunedoara, ma la sua nascita avvenne qui e consacrò la città di Cluj/Kolozsvar come capitale prima culturale e poi, con gli Asburgo, capitale anche politica della Transilvania. A re Mattia si deve la fioritura culturale del castello di Buda, la fondazione dell'Università di Bratislava. Sempre lui tenne a bada i Turchi, tenne prigioniero per 15 anni Vlad Tepes (il Conte Dracula), con lui l'Ungheria rivaleggio con l'Austria per la supremazia e con gli Asburgo per la corona imperiale. La casa è sede oggi dell'Università di Belle Arti. Proseguiamo e ci incamminiamo sull’altra viuzza successiva, subito dopo la Casa Natale del re, la Strada Vasile Goldiș. Alla fine della stradina si apre la più vecchia piazza di Cluj, la Piața Muzeului (Piazza Museo). Una piazza molto carina di per sé, per i suoi bar all'aperto, i caffè e l'irresistibile fascino dei bei tempi andati. A destra della piazza c’è il Mănăstirea şi Biserică Franciscană (Monastero e Chiesa Francescani), una delle più antiche strutture della città. Il monastero fu costruito nel XV secolo sui resti di una chiesa del 1273. Dopo aver visitato la chiesa, distrutti, affamati e assetati decidiamo di fermarci e di sederci in uno qualsiasi dei tavoli in piazza, al coperto. Ci ritroviamo così al tavolino del Caro Club & Bistro. Il servizio è lento, ma ci dà almeno anche modo di riposare. La cucina non è male affatto, anzi! Assaggiamo una buonissima pizza (meglio di alcune mangiate in Italia) e poi una grossa cotoletta con delle patate rustiche. Il tutto accompagnato da birra locale, la Ursus, e da bevande estive. Prezzo davvero irrisorio, mezzo litro di birra l’equivalente di neanche 2 euro…così come bassi sono i prezzi dei piatti. Ma in generale, durante tutta la vacanza, spenderemo molto poco per mangiare, mangiando sempre molto bene tra l’altro.

All’altra estremità della piazza, verso ovest quindi, sorge l’altro grande museo della città, il Museo Nazionale di Storia della Transilvania. La sua sede è posta in un edificio monumento di architettura del secolo XIX, la Casa di Petrichevich-Horvath Daniel (un protettore delle arti e della letteratura), costruita in stile neo classico. Il museo è aperto al pubblico dal 1937, presentando una delle più grandi e ben organizzate sezioni di storia antica del paese, una preziosa pinacoteca, una collezione di ceramica medioevale e moderna, un lapidario medioevale e una collezione etnografica. Le attuali collezioni del Museo includono oltre 400.000 beni culturali dall’esposizione di base, i quali illustrano l’evoluzione storica e il grado di civiltà del territorio della Transilvania dal tempo della preistoria fino al 1 dicembre 1918, raffigurati con oggetti provenienti dalle scoperte archeologiche, dalle collezioni medioevali e moderne di ceramica, falciatrici, vetreria, armi, documenti e fotografie, libri e giornali, ecc. Nel 1999 fu aperto al pubblico anche il Tesoro, che raffigura in due sale ben oltre 4.600 reperti di oro e argento: idoli eneolitici, tesori monetari antichi e medioevali, gioielli con pietre preziose e semi preziosi, medaglie e decori, nonché oggetti a uso domestico in metalli preziosi. Il museo è aperto il martedì, giovedì, venerdi, sabato e domenica dalle 10.00-16.00, il mercoledì dalle 12 alle 18, mentre è chiuso il lunedì. Il biglietto costa 6 Ron, poco più di un euro.

Come quasi in tutti i musei in Romania, cosa che odio, se si vogliono fare delle foto, bisogna pagare un altro biglietto apposito per il permesso foto. Ritorniamo alla Piazza Unità e prendiamo l’arteria che va verso est, la Bulevardul 21 Decembrie 1989, una delle principali della città. All’angolo con la Strada Regele Ferdinand si innalza la Biserica Evanghelică, la Chiesa Evangelica. Il nome completo è Chiesa Evangelica-Luterana del Sinodo Presbiteriano, costruita negli anni 1816-1829, in base ai piani dell’architetto Georg Winkler, il quale abbinava armoniosamente gli elementi del barocco e dello stile neoclassico. La costruzione della chiesa durò fino al 1829, con interruzioni nel 1822, utilizzando per la sua edificazione anche i materiali risultati dalla demolizione del Bastione circolare situato a nord del Bastione delle Porta nel C.so 21 Dicembre 1989. Sempre sulla stessa strada, al civico 9, c’è un’altra chiesa, la Biserica Unitariană. Dopo circa 300 metri si apre davanti a noi, verso destra, una lunga piazza: Piața Avram Iancu. Il Palazzo ad angolo della piazza è il Palazzo della Prefettura, molto particolare, davvero bello. Fu inizialmente il primo edificio della Camera di Commercio e Industria. È un edificio situato in angolo, con tre frontespizi, zoccolo in mosaico e tre livelli con mansarda. Lo stile architettonico abbina gli elementi d'ispirazione popolare e gotica con gli accenti e le influenza dello stile secessione francese. La Prefettura di Cluj e il Consiglio della Provincia vi funzionano dal 1990. Il rispetto della legge, la garanzia della trasparenza, della professionalità, l'aspirazione ai risultati e l'interesse per il cittadino sono i principi che guidano il funzionamento di questi istituti. L'origine dei termini di prefetto e prefettura risale già dall'antichità, essendo dunque termini adoperati anche in Dacia durante l'occupazione romana. Il termine latino praefectus assumeva il senso di governatore, capo dell'amministrazione di una provincia, una città o di un servizio pubblico o quello del comandante militare di alto livello. Il termine latino di praefectura disegnava l'istituto, l'autorità o la sua circoscrizione territoriale. Partendo dalla Piazza Unirii verso est, il Palazzo della Prefettura si trova in fondo alla Piazza Avram Iancu al suo incrocio con il Bulevardul 21 Decembrie 1989. Di fronte, verso il centro della piazza sorge sul lato opposto il bell’edificio dell’Istituto Teologico Protestante, un seminario protestante e Università privata. Piazza Avram Iancu è una delle più grandi e più importanti piazze di Cluj-Napoca. Al di là del suo valore storico, la piazza merita di essere menzionata per la sua bellezza speciale. La prima attestazione della piazza risale alla metà del 1700, quando l’ufficiale Trencseni Ferenc ha circondato l’attuale area del Teatro Nazionale "Blaga Lucian" (situato di fronte alla piazza) con dei pannelli, allo scopo di addestrare i suoi ufficiali. Con il tempo l'area ha incluso il terreno trovatosi sotto la piazza ed è stata nominata la Cittadella Trencin. Ha mantenuto questa funzione fino alla fine del XVIII secolo. Nel corso del XIX secolo, la cittadella ospitava i magazzini della legna e carbone della città, come anche i vari mercati del legno e degli animali. Ad un certo momento, esisteva un piano per trasformare la cittadella nella piazza centrale, ma alla fine le attività commerciali della città sono state spostate nella piazza Stefano il Grande dato che era più vicina alla ferrovia. Dopo che questa decisione è stata presa, la cittadella ha acquisito una funzione puramente ornamentale. Nel corso degli anni la piazza ha avuto diversi nomi. Dopo essersi chiamata la Cittadella Trencin, nel 1906 ha ricevuto il nome di Piazza Bocskai. Istvan Bocskai era un nobile di origine transilvana slovacca, che ha guidato la rivolta anti-asburgica in Upper (Slovacchia). Dopo il 1923, è stata chiamata la Piazza Cuza Voda, poi la Piazza Adolf Hitler - durante la seconda guerra mondiale -, poi la Piazza Malinovski - nel periodo comunista - poi Piazza della Vittoria. Nel 1993, il suo nome è stato cambiato in Piazza Avram Iancu ed è rimasta tale fino ai giorni nostri. La sua attuale denominazione onora la memoria dell'eroe nazionale che ha avuto un ruolo chiave nella rivoluzione del 1848. Avram Iancu era sensibile alle sofferenze dei contadini romeni, oppressi dal dominio ungherese, e ha lottato per i diritti politici dei suoi compatrioti. La rivoluzione romena del 1848 è iniziata dopo che Kossuth Lajos ha avuto alcune vittorie contro gli Asburgo e, nel tentativo di trovare alleati, ha convinto Avram Iancu di stare dalla sua parte. Ma quando quest'ultimo si rese conto che il suo presunto alleato intendeva unire la Transilvania con l'Ungheria senza concedere dei diritti politici ai romeni, si è preparato a fare la guerra contro di lui. Il suo eroismo, e quello dei suoi uomini, è stato leggendario ed ha accelerato la soppressione della rivoluzione ungherese da parte delle forze austriache. Tuttavia egli non è riuscito a ottenere il riconoscimento della nazione romena. Il primo edificio al centro della piazza è la maestosa Cattedrale Metropolitana Ortodossa, con le sue cupole grigie che contrastano il bianco del marmo. La Cattedrale ortodossa di Cluj è stata costruita tra il 1923-1933, in stile romano-bizantino, grazie all'iniziativa e il contributo speciale del vescovo Nicolae Ivan. Questa Cattedrale è una dei principali edifici religiosi di Cluj ed è anche la prima chiesa eretta nel cuore del grande paese rumeno riunificato. Il vescovo Nicolae Ivan dopo aver riunito nel 1919 il Consiglio della Transilvania e sollecitato un aiuto finanziario per la costruzione di una chiesa ortodossa in Cluj, nel 1920 ottenne che il parco di fronte al Teatro Nazionale fosse destinato alla costruzione dell'attuale chiesa. Dopo aver ottenuto il benestare fu organizzato un concorso per architetti, che fu vinto da George Cristinel e Constantin Pomponiu.

Alla sinistra della Cattedrale, nella piazza, un grande edifico rappresenta il Palazzo delle Ferrovie. Accanto al Palazzo delle Ferrovie sorge il bell’edificio che ospita il Seminario Teologico Ortodosso. Il Palazzo dell’Arcivescovado Ortodosso fu costruito nel 1887, adibito come sede per l’Amministrazione dei Settori Forestali. Dopo la costruzione della Cattedrale Ortodossa, l’edificio fu donato dallo Stato Romeno alla Chiesa Ortodossa Romena. Subito dopo c’è invece il Palazzo delle Finanze, costruito nel 1880 in base ai piani di progettazione elaborati dall’architetto Friedrich Mätz. È un edificio a due piani che contiene 101 stanze e i relativi servizi. Di fronte alla Cattedrale, dal lato dell’ingresso principale, sorge in una bella piazza con fontane e giardini, il monumento a Stephen Bocksay, principe della Transilvania. L’altro grande e bell’edificio nella parte centrale della piazza è il Teatro Nazionale, costruito nel 1906 dagli austriaci Feliner e Helmer, in stile baroccheggiante, come teatro nazionale magiaro e divenuto nel 1919 teatro romeno. Fuori al teatro due statue rappresentano da un lato Lucian Blaga e dall’altro Mihai Eminescu (i più importanti poeti romeni). Il Palazzo della Giustizia, alla sinistra del Teatro, all'incrocio con la Piazza Ştefan cel Mare e il Corso Dorobanţilo, fu costruito durante il periodo degli anni 1898-1902, in stile eclettico. È un edificio rappresentativo per l'architettura che caratterizzava l'inizio del secolo XX. L'edificio fu progettato dall'architetto Gyula Wagner. L'appaltatore fu David Sebestyen. L'edificio rientrò nella graduatoria delle costruzioni considerate monumenti storici e architetturali. Al suo interno funzionano più fori giudiziali tra cui anche la Corte di Appello di Cluj. L'edificio ha la forma di un quadrilatero irregolare e racchiude tredici corti interne concepite per l'assicurazione della ventilazione e dell'illuminazione degli spazi esistenti. Esistono due ingressi: uno al frontespizio nord e uno al lato ovest. Entrambi gli ingressi sono veramente ornati e presentano un portico formato da quattro colonne doriche che appoggiano un balcone situato al primo piano. Il Palazzo fu progettato per assicurare l'attività della giustizia di ben oltre un secolo per una popolazione di 50.000 abitanti all'incirca. I fregi furono ornati con motivi vegetali, ghirlande, console e figure rondo-bosso. Gli archi, l'intelaiatura delle finestre e le cornici sono ornati con figure umane scolpite in pietre, di un valore artistico eccezionale. Gli elementi di decoro furono realizzati in terracotta e pietra di Viştean la cui carriera si trovava a soli 20 km da Cluj. Al lato ovest, sul tetto del frontespizio si realizzò una cupola con una larghezza di 9 m, una lunghezza di 29 m e un'altezza di 8,6 m. L'edificio conservò la sua destinazione iniziale per lungo tempo, ospitando per un periodo anche altri istituti dello Stato, come la Biblioteca Provinciale Octavian Goga di Cluj, la Casa Editrice Criterio, la Facoltà di Scienze Economiche, la Scuola Popolare d'Arte, il Notariato di Stato, ecc. Alle spalle del Teatro c’è un piccolo parco, chiamato Parco dell’Opera, alle spalle c’è un grosso edificio che ospita l’Ispettorato Scolastico. Alle spalle, concludendo la lunga piazza c’è, ancora però in costruzione, la Capela greco-catolică Sfântul Iosif. Insieme con la croce sulla sommità della cupola, la cattedrale avrà un'altezza di 72 metri e sarà la più grande chiesa cattolica in Romania. In fondo alla piazza, sulla destra si apre la Piața Baba Novac. Situata nella via adiacente, la Via Baba Novac della Piazza Ştefan cel Mare, c’è la Torre dei Sarti che fa parte della seconda zona fortificata con mura e rinforzi della città, sorta nella prima metà del secolo XV e continuata fino al secolo XVII. Fu costruita al lato dell’angolo meridionale e orientale del muro di difesa della città, dopo il 1405, a seguito dei privilegi attribuiti dal Re Sigismondo di Lussemburgo. E’ l’unico bastione rimasto dai 18 bastioni che componevano la fortificazione medievale della cittadella Castrum Clus, con fondi messi a disposizione dalla Gilda dei Sarti. L'anno preciso in cui è stato terminato il Bastione dei Sarti non è conosciuto, ma gli storici ipotizzano che deve essere stato prima del 1475, perché questo è l'anno in cui è stato citato per la prima volta in un documento ufficiale. Tra il IX e X secolo Cluj-Napoca era solo un piccolo insediamento chiamato Castrum Clus, occupando solo 7 ettari di terreno. Ma il suo sviluppo ha portato alla necessità di un sistema di difesa più robusto. Gli abitanti hanno fatto una richiesta formale a Sigismondo di Lussemburgo per costruire una fortificazione più grande. E' stata approvata nel 1405. La nuova fortificazione sarebbe stata costruita con il sostegno delle diverse gilde e copriva una superficie di 45 ettari. Il Bastione è stato finanziato dalla Gilda dei Sarti, nella cui cura rimarrà per molti anni. Il Bastione è fatto di pietra scanalata. E’ sopravvissuto anche un muro di pietra, le cui lacune e fori di pistola sono ancora visibili. Alcuni eventi raccapriccianti hanno avuto luogo qui nel corso della storia. La più notevole è stato l'uccisione di Baba Novac, ex generale di Michele il Bravo. Una statua è stata creata in sua memoria e posta di fronte al bastione nel 1975. L'eroe di guerra è stato catturato dai nobili ungheresi dopo la battaglia di Mirăslău, nel 1601, e poi bruciato sul rogo con l'accusa di tradimento. Il suo corpo senza vita è stato poi impalato e messo sulla via Feleacului, nei pressi del bastione. Costeggiando le mura ci troviamo sulla Strada Mihail Kogălniceanu. Poco dopo ci troviamo un bell’edificio religioso sulla nostra sinistra: la Biserica Reformată. In stile tardo gotico, la chiesa fu edificata in più fase come Convento dei Frati Minori Francescani sul consiglio e con il sostegno del Re Mattia Corvino, a partire dalla seconda metà del secolo XV. Lungo il tempo è stata soggetta di numerosissime opere di restauro e modifiche, diventando la proprietà dei fedeli riformati alla metà del secolo XVI. La chiesa è la più grande costruzione gotica a una sola navata della Transilvania. Al suo interno presenta un soffitto cofanetto in legno e pezzi di una bellezza rara, tra cui il pulpito murato in legno nel 1646 da Elias Nicolai di Sibiu in stile rinascimentale della Transilvania (stile del Rinascimento fiorito) e dallo scultore Benedek. La Chiesa s’impone per la sua maestosità e per le dimensioni dei contrafforti che le conferiscono un aspetto di cittadella. Essendo nota per la sua acustica, la Chiesta ospita numerosi concerti di organo. Nella parte meridionale della chiesa si trovano le tracce di Claustrum, dove funzionò un Collegio Universitario. Tra coloro che ci studiarono, fu anche il figlio di Michele il Bravo, Nicolae Patrascu. All’esterno della chiesa, verso l’ingresso, è posizionata una scultura che raffigura Statua San Giorgio che uccide il drago. Dopo la chiesa è un susseguirsi di scuole, licei e istituti. Spicca la sede dell’Università cittadina più importante: l’Università Babeș-Bolyai. L'università che prende il nome da due importanti scienziati della Transilvania (il batteriologo Victor Babeș e il matematico ungherese János Bolyai). L’edificio è davvero bello e imponente. La via termina e ci ritroviamo sulla Strada Universității, una delle più noti del centro.

Subito a destra ci troviamo un’altra chiesa, la Biserica Sfânta Treime, la Chiesa della Trinità, detta anche comunemente Chiesa dei Gesuiti. Fu edificata tra gli anni 1718-1724, essendo una costruzione ecclesiastica edificata in Transilvania dopo la Riforma Protestante. La chiesa ha tre oratori laterali e un coro allungato e fu edificata in stile barocco esuberante. Fino al 1959 di fronte alla Chiesa era situata la statua della Vergine Maria (la Statua della Peste), monumento spostato poi dalle autorità comuniste dietro alla Chiesa S. Pietro e Pavel di Cluj-Napoca. Salendo la Strada Universității dopo poco ci addentriamo in una delle vie forse più particolari del centro, la Strada Potaissa. Qui si vede parte del frammento del muro della seconda zona della città medioevale, alzato nel secolo XV, dopo il 1405, quando la Città di Cluj ricevette il rango di Città Regale Libera, ricevendo il diritto di edificare mura, bastioni e torri di difesa. Per le opere di costruzione delle mura che ebbero fino nel secolo XVI, furono utilizzati dei blocchi grandi di pietra con merlatura e feritoie. Il muro della Cittadella ha una lunghezza di circa 250 metri e un’altezza di 8 metri. Col passar del tempo, la struttura del muro fu danneggiata dal punto di vista della sua resistenza e del suo aspetto a causa delle intemperie. Decidiamo di rientrare in hotel, per farci una doccia rinfrescante e riposarci un po’. Il po’ si trasformerà poi in circa due ore… Al risveglio ci prepariamo e usciamo di nuovo. Siamo diretti di nuovo verso il sud del centro, prendiamo la Strada Universității e in fondo giriamo a destra sulla Strada Avram Iancu. Qui la strada termina sulla Strada Republicii. Iniziamo a salire la via (anche se è in direzione sud). La zona diventa collinare, ci sono diverse villette e sembra di essersi allontanati di molto dalla città. Ma invece non è così. Ed eccoci arrivati al Giardino Botanico. I primi tentativi di costruire un giardino botanico a Cluj-Napoca sono nati nel 1872, quando fu fondata l’Università Franz Josef. Il nuovo dipartimento di botanica dell'università aveva bisogno di un posto dove pote fare le ricerche ed a questo scopo è stato scelto il parco donato dal Conte Mikó al Museo Nazionale della Transilvania. Nonostante l’impressionante e la promettente collezione di alberi e arbusti che aveva, il parco non poteva mai diventare il giardino botanico molto ambito. Con il Museo di Zoologia e l’Istituto di Chimica che furono costruiti al suo interno, il parco sembrava non avere nulla in comune con ciò che era destinato ad essere. Tuttavia, il direttore di allora, Aladár Richter, insistette sull'importanza di un tale giardino e di conseguenza, tra il 1910 e il 1910 fu acquistato un nuovo terreno che doveva sostituire il precedente. Questo terreno aveva dei sentieri tortuosi, piani inclinati e terreni irregolari che lo rendevano perfetto per diversi tipi di colture. Richter non è riuscito ad allestire il giardino perché andò in pensione poco dopo che la nuova terra fu acquistata. Anche il suo successore, St. Gyorffy, non è riuscito a trasformare il pezzo di terra in un giardino botanico a causa della mancanza di fondi. Però l’ha utilizzata per altri scopi: ha coltivato verdure e frutta per gli ospedali durante la prima guerra mondiale. Nel maggio 1919, Alexandru Borza è stato nominato per gestire il Giardino Botanico ed è stato lui che l’ha fatto diventare così come si presenta oggi. Il nuovo amministratore ha applicato dei nuovi concetti botanici, in primo luogo assicurare il benessere delle piante e solo in secondo luogo l’aspetto ricreativo dello stesso. Le rocce, i laghetti e gli angoli ombrosi sono stati progettati per ricreare le condizioni naturali per le piante e per contribuire al valore scientifico del posto. Inoltre il giardino è il luogo in cui gli scienziati e i professori affiliati al Dipartimento di Botanica presso l’Università Babes-Bolyai svolgono il loro lavoro di ricerca.

Un fatto interessante che riguarda tutti i giardini botanici è che inizialmente erano degli orti contenenti piante medicinali. Il Giardino Botanico di Cluj-Napoca continua questa tradizione con una sezione dedicata esclusivamente alle piante officinali. Questa sezione si trova nel settore economico. Il settore delle piante ornamentali è dedicato alle specie decorative. Qui si trovano tulipani, giacinti, narcisi, rose e fiori da giardino per la stagione estiva. Il settore fitogeografica è noto per il giardino giapponese. Quest'ultimo contiene molti elementi specifici della cultura orientale. Un'altra attrazione che si trova in questa sezione è il giardino romano chiamato anche il Giardino di Plinio. E' dominato dalla statua della dea Cerere, che a sua volta è affiancata da due sarcofagi rinvenuti dagli scavi di Cluj. Questo giardino è particolarmente interessante dal punto di vista storico perché contiene piante che venivano coltivate nella Dacia romana. Un'altra parte del giardino è la sezione sistematica contenente piante equatoriali, tropicali e subtropicali. Tutte sono tenute in serre che ricreano le loro condizioni naturali. Il Ruscello degli Zingari è un altro luogo da vedere. Un burrone roccioso coperto di erbe e fiori, uno dei luoghi più attraenti del giardino. Molto bello è l’angoletto dove s’incontrano i suoi due confluenti. Il ruscello è scandito da tre ponticelli e un ponte più grande, dove i visitatori possono fermarsi per ammirare il panorama. Il Giardino Botanico è ricco di sentieri stretti, nei quali puoi lasciarti andare perché comunque sai che troverai sempre la strada per tornare. Dopo aver visitato il giardino botanico riprendiamo, riscendendo, la Strada Republicii. Ci incamminiamo sulla Strada Gheorghe Șincai. La strada termina sulla Strada Memorandumului dove dall’altra parte della strada c’è un edificio che ospita la bella sede dell’Università Tecnica. Attraversiamo la strada e percorriamo dritti davanti a noi la Strada Emil Isac. Più o meno verso il numero civico 15 di questa strada, voltiamo a sinistra, in un’altra stradina un po’ nascosta, la Strada Alexandru Ciurea. Alla strada non si dà “1 euro”, ma verso la fine della via c’è a parer di molti quello che viene considerato il miglior ristorante di cucina tradizionale della città: il Roata. E’ un ristorante che offre un'ottima cucina rumena a buon mercato. Per lo meno, a buon mercato per noi, perchè a giudicare dalla gente che c'era, mi ha dato l'impressione di essere un posto abbastanza "in". Ma di certo, mangiando tanto, non spenderete più di 10/12 euro a testa... Come in tutta la Romania, le portate sono abbondanti! Il menu propone molti piatti tipici della Transilvania, come ad esempio la Varza a la Cluj, ottima, oppure i sarmale de porc o l'onnipresente mamaliga (polenta) con smetana (panna acida). Buonissimi anche i taglieri di carne mista e contorni, che son per due persone. Il menù è davvero ottimo e molto vario. Buonissimi anche i vini. A fine cena ho riprovato dopo anni il dolce tipico rumeno, il papanasi! Praticamente una ciambellina fritta, servita di solito (dipende dalla regione) con della panna da cucina leggermente acida o normale, marmellata e spolverizzata di zucchero a velo. La panna non deve essere troppo liquida; invece la marmellata deve essere meglio leggermente asprigna, come quella di prugne, ciliegie (amarene) o frutti di bosco. Il locale (sia gli interni che la veranda) è tutto agghindato con decorazioni tipiche rumene: molto molto carino! Oltre a ciò, devo dire che sono anche stato trattato molto bene dal personale che ci ha servito, e parlavano tra l’altro un fluente inglese. Il locale non è grandissimo, magari meglio prenotare. Noi, essendo estate, abbiamo mangiato nella veranda esterna, piccina ma carina, piena di piante… Se siete a Cluj per qualche giorno, dovete assolutamente venire in questa locanda.

Usciti belli pieni decidiamo ovviamente di fare due passi per smaltire un po’ la cena. Così camminiamo fino alla piazza Avram Iancu, passeggiamo per i giardini e ci godiamo un po’ il fresco serale. Finalmente con la sera il caldo forte si è attenuato. Dalla piazza giriamo (tra la Cattedrale e il Teatro) a destra su quello che è forse considerato il Corso cittadino, il Bulevardul Eroilor. Il Corso Eroilor è una delle principali arterie di Cluj-Napoca. Dalla fine del secolo XIX e fino all’anno 1919 si chiamò Deak Ferenc utca, tradotto sarebbe “la viuzza Ferenc Deak”. Durante il periodo interbellico si chiamò la Via Regina Maria, e poi durante il comunismo la via Dotto. Petru Groza. Il lato meridionale della Via fu completamente rifatto nel 2006, essendo aperto al traffico alla fine dello stesso anno, mentre il lato settentrionale fu trasformato nel 2007 in area pedonale. Nel 2007, sono state iniziate varie opere di ammodernamento dell’area pedonale. L’area è arredata con due fontane artesiane, una sorgente, con quarantasei posti per i passanti e nuove terrazze. In più, la superficie dell’area pedonale è completamente realizzata in pietra cubica naturale. I lavori di ammodernamento del Corso Eroilor fanno parte di un progetto più ampio di ammodernamento dell’area pedonale che include anche una parte della Piazza Unirii. E’ in questa via che si trova inoltre la scultura raffigurante la Lupa Romana, donata a Cluj dalla città di Roma a suggello dell’antico rapporto. Facciamo rientro in hotel. Dovuto riposo.

SABATO

Ci svegliamo intorno alle 8 del mattino. Tutto sommato abbiamo dormito bene. Ci prepariamo e scendiamo al pian terreno dell’hotel per fare la colazione. Dopo attivo l’applicazione di UBER sul cellulare, per vedere se riesco a trovare una corsa per arrivare alle destinazioni prescelte di oggi: le gole di Turda (Cheile Turzii) e le miniere di sale di Turda. In realtà mi ero registrato appositamente ad UBER e scaricato l’applicazione sul telefono proprio per potermi spostare in questo viaggio. Dato che sono una persona che non fa neanche uso dei taxi… inoltre UBER in Italia c’è solo in poche città e la situazione non è ancora ben chiara. Via web mi dava senza problemi la corsa dal centro di Cluj alle gole e miniere di Turda, tra l’altro ad un costo basso (se si considera che sono circa 40 km!). Peccato che una volta a destinazione e avviata l’applicazione non riuscivamo a trovare alcun autista. Dopo 10 minuti son entrato “in palla”, vuoi perché era la prima volta che usavo l’applicazione, vuoi perché ero un po’ deluso e incavolato, vuoi perché stavo già pensando che mi sarei forse rovinato la giornata non riuscendo a fare quanto organizzato… Scendo alla hall e chiedo info e aiuto al check in, ma non mi hanno aiutato molto, mi dicono semplicemente di andare al centro informazioni turistiche che magari mi sanno dire come arrivare almeno alle miniere di sale di Turda attraverso dei mezzi di trasporto pubblico. Ci avviamo verso il punto di informazione turistica, ma essendo sabato è ancora chiuso! Ancora più incavolato torno in albergo. Riavvio l’applicazione e ci tento ancora. Riesco a trovare un autista. Peccato che accetta la mia richiesta per poi disdirla dopo 1 minuto (evidentemente aveva ben visto la corsa poi di 40 km e si è tirato indietro). Fortuna vuole che trovo un altro autista. Stavolta ce la facciamo. Tempo neanche 10 minuti che il nostro autista arriva! Si chiama Ciprian, parla sia un fluente inglese che greco. Gli spiego che è la mia prima volta con il servizio UBER per cui se mi dà qualche dritta è meglio. Sembra simpatico e alla mano. Dice che comunque sia le gole che le miniere di sale sono un posto molto turistico, per cui troveremo sicuramente lì un servizio navetta o un taxi per ritornare. In effetti il taxi in Romania è molto utilizzato e il costo è davvero basso! Poi ci dice “tranquilli, vi do anche il mio numero, nel caso mi chiamate e arrivo io”. Peccato che quando arriviamo a destinazione cambia idea e ci lascia dicendo semplicemente di prendere un taxi perché effettivamente a lui, e a nessun altro autista di uber, conviene partire da Cluj farsi 40 km per poi ritornare a Cluj. Magari posso capire, ma dirlo prima… La corsa con UBER ci è costata comunque poco, circa 25 euro (da dividere). I 38 km da Cluj alle gole di Turda sono un continuo susseguirsi di scenari verdi sulle colline transilvane, interrotte solo ogni tanto qua e là da delle casette e da qualche laghetto dove vediamo diversi pescatori. Il paesaggio è comunque molto piacevole. Quando arriviamo a destinazione alle gole di Turda ci viene subito il dubbio che magari abbiamo fatto una sciocchezza, già ci vediamo bloccati lì senza sapere come rientrare…! Ma ormai siamo in pista, e balliamo! Così decidiamo di addentrarci subito nel percorso tra le gole. Le Gole di Turda si trovano a circa 10 km ad ovest della cittadina di Turda e sono una bella riserva naturale che ospita oltre 1.000 specie di animali e piante. Sono considerate una delle più belle attrazioni turistiche della Transilvania ed un posto con un immenso valore scientifico. La zona è interessante dal punto di vista biologico, zoologico, ecologico, geologico, speleologico e storico e attira ricercatori fin dal 1780. Il canyon si è formato in seguito alla penetrazione delle acque del fiume Hăşdate negli strati calcarei appartenenti al Giurassico. L'erosione ha creato un profondo alveo, dei muri ripidi in pietra, delle cavità che sono crollate nel corso del tempo, delle grotte (circa 60), nicchie e arcate. Tutte queste insieme creano un bel paesaggio. Le Gole di Turda sono anche un'importante riserva naturale, perché qui trovano riparo molte piante e animali rari. Il più importante è una specie dell’aglio del periodo glaciale, l'aglio di roccia, che può essere trovato solo in un altro luogo (oltre il fiume Volga). Le grotte dalla riserva naturale hanno svolto un ruolo importante nella vita della gente del posto. Durante i periodi di guerra sono state utilizzate come rifugio. La Grotta Balica ha servito a questo scopo nel 1660, durante un attacco dei tartari e un’altra volta nel 1686, durante un attacco tedesco. La Grotta degli Spazzacamini si presume che abbia preso il nome da uno spazzacamino di Turda, il quale, il 13 agosto 1780, è sceso nella grotta ed è morto intrappolato in una delle sue cavità. La Grotta Călăştur è importante per gli artefatti storici che sono stati scoperti qui. La maggior parte di loro sono arnesi dal neolitico, ma una parte di essi hanno più di 600 000 anni. Molte altre scoperte archeologiche suggeriscono che nel passato la grotta potrebbe essere stata usata per scopi religiosi. Il Castro Romano Potaissa ed il Vecchio Convento di Petrid, entrambi situati in prossimità della gola, contribuiscono al significato storico del luogo. Il castro è stato costruito nel 168 dalla Legio V Macedone e fu abbandonata nel 274 quando i romani si ritirarono dalla Dacia. Il convento risale al XIII-esimo secolo e, nel corso della sua lunga storia, è appartenuta a tre diverse confessioni religiose: romano-cattolica, ortodossa e greco-cattolica. E’ uno dei principali siti d'arrampicata della Romania. Il canyon è lungo circa 3 km e le pareti rocciose possono arrivare fino a 350 metri d’altezza. Avevamo letto in internet che all’ingresso facevano pagare una piccola quota irrisoria, noi non abbiamo trovato nessuno a riscuotere. Il primo pezzo è praticamente un sentiero in un bosco, poi man mano il bosco termine e inizia il vero e proprio percorso nella gola tra le pareti rocciose. Ogni tanto qua e là spuntano dei ponti (ridotti davvero male, non so se per incuria o voluti appositamente così per far scena) per passare da un lato all’altro. Devo dire il vero, non ero molto equipaggiato, non avevo scarpe adatte e spesso ho rischiato di scivolare in quanto le rocce in alcuni punti molto lisce. Il percorso man mano che si va avanti diventa un po’ più complicato, si fa molto stretto, in alcuni punti bisogna diciamo reggersi per sicurezza a una corda sulla parete. Nulla di trascendentale, ma se posso essere sincero forse non lo consiglierei neanche a tutti. Il posto, devo essere sincero, mi è piaciuto, ma mi aspettavo forse qualcosa di più, sarà che in Italia di posti simili ne abbiamo a bizzeffe… Non mi ha particolarmente esaltato, ecco… Inoltre, se proprio devo essere critico, terrei il parco e il paesaggio in maniera più decorosa. In alcuni punti c’erano cumuli di bottiglie, carte…

Dopo aver percorso quasi tutti i 3 km nelle gole, e sudando come un maiale nonostante l’aria fosse più fresca che in città, decidiamo di ritornare indietro per lo stesso percorso, in modo da ritrovarci di nuovo dal lato in cui siamo entrati. Diciamo che il posto è un po’ “sperso” giustamente. Il telefono fa fatica a trovare rete, figuriamoci se poi son riuscito a trovare una corsa con UBER…! Cerco di capire se riesco a trovare qualche servizio taxi attraverso internet, in modo da gestire tutto via applicazione senza doversi mettere a parlare a telefono. Ma niente. Un po’ avviliti chiediamo a un paio di venditori ambulanti che erano fuori dalle gole. Ma niente, non capiscono uno spicciolo di inglese. Finche l’ultimo, alla parola taxi da noi pronunciata, subito ci fa cenno di attendere, chiama davanti a noi un servizio taxi e ci salva…! Per ringraziarlo compreremo un kürtőskalács, che è un dolce tipico della Romania (anche se l’ho visto anche in altri paesi dell’Est Europa, magari in varianti diversi) conosciuto anche come camino dolce o torta a camino per la sua forma. E’ un dolce originario della Terra dei Siculi, una zona di lingua ungherese della Transilvania orientale. E’ composto da una sottile sfoglia lievitata e zuccherata, arrotolata attorno ad un cilindro di legno, diventando così una spirale di pasta di forma cilindrica cotta sopra al fuoco. Dopo la cottura l'impasto viene ricoperto da cacao, cioccolata in scaglie, cannella, papavero, noci, vaniglia e mandorle a seconda dei gusti. Lo zucchero sulla superficie del kürtőskalács è caramellato in modo da ottenere un dolce con la crosta croccante. Tempo 10 minuti sotto un sole cocente che arriva finalmente il nostro taxi. Non parla quasi niente di inglese, ma è sorridente e simpatico. Attiva il tassametro, destinazione miniere di sale a Turda. La distanza non è tantissima. Passiamo anche per il centro di Turda. Noto che poi in fin dei conti non è così piccola la cittadina, ci viene difatti detto che Turda fa circa 60mila abitanti. In questa regione i romani trovarono miniere di sale. All'inizio del Regno d'Ungheria venne scoperta la miniera di sale di Turda. La prima menzione si ha con dei diplomi scritti in latino, nel 1075, al tempo del re Géza I d'Ungheria i diplomi menzionano i nomi geografici in lingua ungherese di Torda e Aranyos. Più tardi Turda divenne centro amministrativo e di comando per tutte le miniere di sale della Transilvania. All'inizio del XI Secolo inizia la costruzione del Castello di Turda, i cui resti sono attualmente visibili. Nel 1241 e nel 1285 la località venne distrutta dai mongoli. Nel 1289, Ladislao IV d'Ungheria donò ai Siculi (popolo di cui parlavo prima) la terra per il castello Aranyos, e quindi fu fondata la località di Aranyosszék. Fu menzionato per l'ultima volta nel 1508; ora non c'è più alcuna traccia. Nel 1463 venne qui a Turda tenuto il primo parlamento ungherese, mentre nel 1505 il parlamento ha esteso le tre nazioni nel sindacato. Il 20 dicembre 1542, presso l'Assemblea Nazionale venne riconosciuto Giovanni II d'Ungheria principe della Transilvania e della regione dell'Ungheria orientale, il Partium. Nel 1557 il principe venne riconosciuto sia dalle chiese protestanti che dal Parlamento. Nel 1568 venne poi emesso dal Giovanni II , l'Editto di Turda, sulla tolleranza religiosa, uno dei primi di tutta la storia dell'Europa occidentale, successivo di poco alla Pace di Cavour. Arriviamo alle miniere di Turda, è sabato e c’è un casino di gente, l’enorme parcheggio è praticamente tutto pieno! L'accesso principale della miniera si trova nei pressi del centro visitatori Salina-Durgău (Alea Durgău, n. 3), mentre l'ingresso secondario avviene tramite la galleria Franz Josef (lunga di 917 metri) nel quartiere Turda Nouă (strada Salinelor).

La miniera è stata riconosciuta nel 2010 monumento storico iscritto nel patrimonio culturale nazionale della Romania. Reperti archeologici rinvenuti nelle vicinanze dimostrano che l'estrazione del sale incominciò a Durgău-Turda in epoca pre-romana tra il 50 a.C. e il 106 d.C. I giacimenti furono sfruttati anche durante l'Impero romano tra il 106 e il 274 d.C., quando venne realizzato uno scavo piramidale profondo 17-34 metri e largo fino a 10-12 metri. I Romani, oltre al giacimento di Durgău, sfruttarono anche il sale nella vicina località di Băile Romane. Presso ogni salina romana, vennero edificate delle fortificazioni militari a difesa dei preziosi giacimenti, come ad esempio quello di Potaissa che difendeva le miniere di sale di Turda. I Romani, che estraevano il sale in tutta la Transilvania, lavoravano il sale solo in superficie, estraendolo da fori rettangoli con una profondità massima di 12-15 m, in modo da rimuovere facilmente il materiale con semplici mezzi di sollevamento. Dopo che i romani abbandonarono la zona nell'anno 274, non vi sono prove che l'estrazione sia continuata. In epoca medievale, un documento della Cancelleria ungherese nomina un giacimento di sale in un luogo "qui dicitur hungarice Aranas, latine autem Aureus" (attuale citta di Arieș, in ungherese Aranyos). La dogana, situata nei pressi dell'ex ponte romano (utilizzato per tutto il Medioevo e fino alla fine del XVIII secolo), era fortificata e il relativo insediamento venne in seguito chiamato Szentmiklósi (San Nicola). Durante il secolo XIII venne menzionata esplicitamente l'esistenza della miniera, in particolare in un documento datato 1° maggio 1271 che attesta la donazione della miniera di Durgău-Turda/Dörgö-Torda alla Diocesi della Transilvania. Altri documenti storici, redatti dal XIII al XIV secolo, citano le miniere di sale di Turda facendo riferimento ai giacimenti localizzati nella microdepressione di Băile Sărate e sul versante sud-orientale del fiume Valea Sărată: le sale operative di scavo erano collocate dove ora si trovano i laghi salati. Nel XVII secolo iniziarono prime opere di estrazione del sale sul versante nord-ovest di Valea Sărată, come si può osservare dai pozzi situati sul soffitto della sala Terezia. Poco dopo venne aperta anche la miniera di Sfântul Anton, dove l'attività estrattiva proseguì fino al 1932.

Durante la seconda guerra mondiale i tunnel furono utilizzati come rifugi antiaerei, mentre nel dopoguerra vennero utilizzati per la stagionatura di formaggi. Dal 1992, la miniera di sale di Turda è stata aperta al pubblico, divenendo un'attrazione turistica frequentata e un centro di haloterapia. Nel 2008, la miniera di sale è stata oggetto di riammodernamento e miglioramento dei servizi, nell'ambito del programma PHARE 2005 ESC per le grandi infrastrutture regionali/locali, per un ammontare di 6 milioni di euro, che hanno portato alla realizzazione di un circuito turistico, un museo minerario e un parco di divertimento a partire da gennaio 2010. I giacimenti di sale della Transilvania (sfruttati sistematicamente per molti secoli a Ocna Dejului, Cojocna, Turda, Ocna Mureș, Ocna Sibiului o anche a Praid) si formarono 13,5 milioni di anni fa sul fondo di un mare poco profondo e in un clima tropicale. Lo strato di sale si trova dappertutto nel sottosuolo dell'altopiano transilvanico, con uno spessore medio di circa 400 metri ed uno spessore massimo di quasi 1000 metri ai margini dell'altopiano medesimo. A Turda lo strato di sale ha uno spessore di 1200 metri. Il giacimento di Turda si estende su un'area di circa 45 km2 ed ha uno spessore di circa 250 m. Il materiale consiste in una roccia salina monominerale, composta da salgemma (NaCl) con una purezza che supera il 99%. Questa riserva geologica è stimata in 38,75 miliardi di tonnellate. All'interno della miniera, la temperatura di 10-12 °C rimane costante durante tutto l'anno. Le miniere sono aperte tutti i giorni dalle 9 alle 18, il costo d’ingresso è di 30 RON (circa 6,50 euro). Ovviamente il parcheggio o tutte le altre attività che si possono fare all’interno della miniera sono da pagarsi a parte. Da questo indirizzo web potete consultare tutti i prezzi delle varie attività: http://salinaturda.eu/schedule-and-prices/?lang=en. Comunque consiglio a tutti la visita, ci ha sorpreso molto e ci è davvero piaciuta moltissimo. Alcuni ambienti mi hanno davvero colpito, ad esempio la Miniera Terezia. Si tratta di una miniera conica o "a campana". L'estrazione del sale in questo tipo di camera lascia nel sottosuolo molti residui di sale di dimensioni impressionanti: 90 metri di altezza e 87 metri di diametro. La profondità dalla bocca del pozzo di accesso alla base della miniera è di ben 112 metri. La "cascata di sale" è un lago sotterraneo, con stalattiti e efflorescenze saline, che completa l'equilibrio inerte della campana gigante. L'acqua del lago sotterraneo ha una profondità compresa tra 50 cm e 8 m, e si estende su circa l'80% del cuore della superficie della sala operativa. Nel centro del lago vi è un'isola formata dal sale residuo depositato qui dopo il 1880, anno in cui il giacimento di sale di questa camera si è esaurito. Qui potete per solo 15 RON (circa 3 euro) noleggiare una barchetta e fare il giro del lago di sale con i vostri compagni di viaggio. Ci siamo molto divertiti, ed ho scoperto che sono negato a remare…! Molto bello anche lo spazio della Miniera Rudolf: con una profondità di 42 metri, una larghezza di 50 metri e una lunghezza di 80 metri a forma trapezoidale, la miniera Rudolf è l'ultimo giacimento di sale sfruttato nel complesso di Turda. Attraverso il vano di accesso, 172 gradini portano al cuore della miniera. Sulle pareti di ciascuna dei 13 livelli è segnato l'anno in cui la rispettiva profondità è stata raggiunta e sfruttata. Sul soffitto nord-occidentale, nel corso degli anni si sono formate numerose stalattiti salate, alcune lunghe anche tre metri. La miniera Rudolf è il punto più spettacolare dell'intero complesso di Turda, a seguito dell'installazione dell'ascensore di vetro che permette al visitatore una panoramica di tutta la camera, scenograficamente illuminata. All'interno della camera è stato inoltre allestito un parco di divertimento con strutture hi-tech, tra cui una ruota panoramica, un minigolf, una pista da bowling, tavoli da biliardo, ping-pong, un campo da badminton, una chiesa e un molo per le imbarcazioni che i turisti possono utilizzare sul lago salato. Allucinante! La miniera Ghizela e i locali tecnici si trovano all'estremità nord-orientale della miniera di sale e sono simili a quelli della miniera Rudolf, anche se molto più piccoli, perché la ricerca del sale si arrestò poco dopo l'apertura di questa camera. Attualmente questa miniera è equipaggiata di una sala per trattamenti benessere con aerosol naturali. La galleria sotterranea di questa miniera costituisce una riserva geologica e l'accesso ai turisti non è consentito in questa sala. Si trova a 15 metri al di sopra della galleria di trasporto "Francesco Giuseppe". Infiltrazioni d'acqua sul pozzo di estrazione hanno determinato la deposizione di efflorescenze e la formazione di stalattiti, e nel lago che copre parzialmente il cuore della camera si sono formati cristalli di sale, tanto che viene chiamata turisticamente "Sala di cristallo". Usciamo dal complesso davvero contenti, non pensavo mi potesse colpire particolarmente il posto. E invece…! Fuori c’è un caldo allucinante e un gran sole. C’è pieno di gente, inoltre vicino l’ingresso della struttura ci sono anche delle piscine all’aperto, per cui, dato le temperature alte, molti saranno venuti qui a rinfrescarsi, aumentando ancora di più il numero di visitatori in zona. Giusto per rompere un po’ la fame decidiamo di prendere in uno dei tanti chioschetti esterni qualcosa. Subito i miei occhi si buttano sul langos! E’ una specialità culinaria ungherese i cui ingredienti base sono farina, lievito, acqua e sale. Noto anche nei Paesi limitrofi quali Repubblica Ceca, Serbia e Romania, appunto. Appare come una grande frittella su cui è possibile aggiungere diversi ingredienti. Noi l’abbiamo presa un po’ classica, con panna acida, caciocavallo e crema all’aglio. Vi assicuro, una bontà! Dopo aver spizzicato metà langos inizio a pensare…e ora come si torna indietro a Cluj? Imperterrito continuo la mia ricerca su Uber, ma niente da fare, neanche qui, nonostante c’è molta più gente e siamo vicino a una città, riesco a trovare una corsa. Basta, decido, non ci son alternative, prenderemo un taxi. Purtroppo dopo 15 minuti di attesa non riusciamo a scovare neanche un taxi. Finalmente (inizio a squagliare sotto il sole) ecco che passa un taxi, mi lancio praticamente sull’auto e lo faccio fermare. Gli chiedo in inglese se ci porta a Cluj. Non parla inglese ma capisce e fa senno di sì. Il problema è che ci siamo accorti di non avere tantissime banconote rumene nel portafoglio, per cui o ci deve attendere e quindi dobbiamo andare a prelevare o ci deve dire più o meno quanto ci costerà il passaggio. Chiediamo e ci dice che la corsa ci costerà 100 RON. Corrispondono a circa 22 euro quasi, che per 40 km di tragitto sono una cifra ottima! Tra l’altro da dividere… Per cui subito accettiamo ed entriamo in auto. Dopo 5 minuti si ferma e… copre tutti i loghi del taxi e ovviamente spegne tassametro… Arriviamo tranquillamente in hotel, decidiamo di rinfrescarci un po’ e di riposarci un pochetto. Verso le 18 30, quando non c’è più quel caldo assurdo, decidiamo di uscire. Prendiamo di nuovo la Strada Regele Ferdinand e ci dirigiamo verso il ponte sul fiume. Proprio prima del ponte svoltiamo a destra dove ci troviamo su una piazza, la Piața Mihai Viteazu (Piazza Michele il Coraggioso). Questa piazza fu sempre considerata “il cuore” del commercio di Cluj. Nel 1906, il busto di Széchenyi Istvan, personalità che diede il primo nome alla piazza, vi era ancora presente e tale nome della piazza fu conservato fino al 1919. Benché essa diventi la Piazza Mihai Viteazul nel 1919, la comunità ungherese di Cluj la ricorda anche oggi con la sua titolatura iniziale. L’inclusione di Cluj nel circuito ferroviario del 1870 portò allo sviluppo della zona, traslocandosi il mercato delle merci dalla Piazza Unirii nel perimetro della nuova piazza. La situazione persisté fino al 1960, quando una volta con la costruzione del palazzo al cui pianterreno era il cinema Repubblica, la piazza delle merci fu traslocata alla periferia della Piazza. Nella zona della piazza c’è anche l’autostazione per alcune compagnie di bus. La zona non è granché a mio parere. Decidiamo così di ritornare sulla piazza Iancu. Dalla piazza Michele il Coraggioso prendiamo alle sue spalle verso destra la Strada Cuza Vodă, costeggiamo l’edificio dell’Istituto Teologico Protestante e ci ritroviamo davanti la Cattedrale Ortodossa. Alla piazza Avram Iancu decidiamo, subito dopo la Cattedrale, di svoltare a destra sulla Strada Iuliu Maniu. La via viene chiamata anche “via dello specchio”. Il soprannome è dovuto ai due edifici identici situati all’ingresso verso la Piazza Unirii. Ci dirigiamo a cena, andiamo ad un altro noto ristorante della città, il Matei Corvin. Situato proprio sull’omonima via, prima della casa natale del re Mattia Corvino. Anche qui mangeremo molto bene, spendendo molto poco. Un plauso particolare al vino: divino! Usciti percorriamo la via Corvin e ci ritroviamo vicino un edificio storico, la cosiddetta Casa del Tipografo. Nonostante il suo aspetto esterno, questo stabilimento è uno dei più vecchi edifici di Cluj, essendo costruito nel secolo XV dalla famiglia Eppel. Nel 1544, vi si traslocò un giovane di soli 24 anni, di nome Caspar Helt (Gaspar Heltai com’era conosciuto dagli ungheresi), che diventò più tardi uno dei più famosi autori, editori e tipografi della Transilvania di quei tempi. Nel 1550, Heltai aprì all’interno di questa casa la prima tipografia di Cluj e la più attiva di Transilvania. Nella stessa casa nacque anche il principe di Transilvania, Ştefan Bocskai, nel 1557. Suo padre fu incarcerato ed era tenuto prigioniero nella casa Heltai all’ordine di Janos Zsigmond. Una delle sale dell’edificio conserva anche oggi lo stemma di Ştefan Bocskai, scolpito nel 1606. Successivamente fu anche la residenza dei conti Teleki e Bethlem. Sotto l’edificio è stato scoperto di recente un passaggio alto più di un metro e lungo tre-quattro metri. Si dice che il passaggio servisse da riparo. Decidiamo poi di andare a fare un’altra passeggiata al parco centrale di Cluj, uno dei posti che più ci è piaciuto della città. C’è ancora molta luce ed il parco è pieno di gente. Famiglie che passeggiano coi bimbi, coppiette su panchine, ragazzi che son distesi su amache messe tra gli alberi… Decidiamo anche noi di fermarci su una panchina davanti alla fontana del parco, fronte edificio del Casinò. Dietro di noi c’è una manifestazione di tango e un po’ di via vai di persone… Usciti dal parco prendiamo la Strada George Barițiu, passiamo davanti le sedi della Facoltà di Informatica e quella di Architettura. Subito dopo sulla destra c’è un piccolo parco, il Parcul I.L. Caragiale. Continuiamo e ci ritroviamo sulla ormai fatta e rifatta Strada Regele Ferdinand. Da qui raggiungiamo la Piata Unirii. Ci stiamo un po’ qui in piazza a guardare il via vai di gente mentre ci godiamo un po’ di fresco, in compagnia delle note melodiche di un’artista di strada e della sua chitarra. Rientriamo in hotel non molto tardi. L’indomani ci alzeremo all’alba, infatti abbiamo il volo abbastanza prestino.

E così termina anche questo weekend di viaggio in Romania. A tratti un viaggio indietro nel tempo; difatti così come avevo notato in un altro viaggio in Romania anni fa, basta allontanarsi dai centri abitati più importanti per scoprire realtà genuine e quasi incontaminate, quelle scene da casa nella prateria che tanto si apprezzano in viaggio ma dentro cui sarebbe impossibile immedesimarsi… Un viaggio che consiglierei a dei viaggiatori abituali, a coloro che vogliono vedere un altro angolo di mondo e che non si aspettano necessariamente di trovare il loro paese preferito. Chi si avventura in un viaggio in Romania deve essere pronto a lasciare a casa pregiudizi e aspettative, deve tenere a mente che alcune città spesso sono spoglie e alcune anche tristi. Ma può essere il viaggio perfetto per voi se cercate qualcosa di nuovo, a contatto con la natura e volete spendere pochissimo! Non è il viaggio per voi se volete visitare delle città dalla bellezza imperdibile, tanti musei ed essere circondati da tanta gente a tutte le ore. Ma il mio motto rimane sempre lo stesso: viaggiare, sempre! Perché il viaggio è conoscenza… e conoscenza è verità… ovvero la risoluzione del dubbio. Perché ciò che non hai mai visto lo trovi solo dove non sei mai stato.

di Libra - pubblicato il