Back in, Transilvania

Ritorno, a distanza di qualche anno, in una diversa Transilvania

  • di Libra
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Cluj Napoca è situata nel nord-ovest della Romania, localizzato nella valle del Someșul Mic, a 450 chilometri circa da Bucarest, la capitale. Cluj è la vecchia capitale della Transilvania. E’ il principale polo economico del nord-ovest del Paese, ed è ormai considerata di fatto la seconda città della Romania. Inoltre è tra le città rumene più avanzate dal punto di vista della ricerca, dell’istruzione (è nota per essere una città universitaria molto attiva) e dei servizi finanziari. Oggi la città di Cluj è al tempo stesso il più grande centro culturale della comunità ungherese di Romania e uno dei più importanti centri culturali del Paese: teatri, biblioteche, gallerie d'arte, vari festival sono tra i migliori della nazione. Il nome Cluj deriva secondo alcuni dal latino Castrum Clus usato per la prima volta nel secolo XII. Il termine Clus significa chiuso e si riferisce alle colline che chiudono la città. Secondo altri il nome derivi dal tedesco Klaus. Fu usato per la prima volta il nome Cluș alla proclamazione del Regno di Romania. Inoltre col decreto del Consiglio di Stato n. 194 del 16 ottobre 1974 firmato da Nicolae Ceaușescu e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Socialista di Romania del 18 ottobre, al municipio di Cluj è stato dato il nome Cluj-Napoca, proprio per ricordare il suo legame con Roma. Una città quindi multiculturale, luogo di incontro di diverse lingue, culture e religioni: ungheresi, sassoni, ebree, rumene, armene, slave e altre.

VENERDÌ

Arriviamo a Cluj Napoca di venerdì mattina presto, ma meglio così, in questo modo possiamo subito goderci tutta la giornata per scoprire la città, dato che poi in effetti staremo via giusto un weekend, e si sa, passa in fretta. Siamo partiti dall’Italia con un caldo allucinante, ben presto le mie convinzioni di beccare magari più fresco in terra rumena diventano del tutto sbagliate. Usciti dall’aereo si sente una gran umidità e afa anche qui, il cielo non appare neanche così azzurro e soleggiato. L’aeroporto di Cluj è davvero minuscolo, eppure vedo che di voli ne partono…! Non avendo alcun bagaglio imbarcato facciamo presto ad uscire fuori dall’aeroporto, prima però decidiamo di prelevare pochi soldi all’ATM presente vicino le uscite. Prelievo semplice e via. Usciamo fuori. Il primo dubbio che ci viene è: prendiamo il taxi, che è comunque molto economico, o prendiamo il bus pubblico? Alla fine essendo presto e avendo tempo decidiamo di prendere il bus pubblico. I bus che dall’aeroporto arrivano al centro città sono il numero 5 e il numero 8. Da questo sito potete vedere tutti i mezzi pubblici e le linee servite in città: http://ctpcj.ro/index.php/ro/orare-linii/linii-urbane (anche in inglese). Noi optiamo per il bus numero 5, che ci ferma ancor più vicino a dove soggiorniamo con l’hotel (proprio nella piazza centrale della città). La fermata è proprio vicino l’aeroporto, uscendo andando sulla strada a destra. Il biglietto lo facciamo direttamente alla fermata bus, dove c’è anche una piccola biglietteria (un chioschetto!) con un’anziana signora rumena che ci dà 2 biglietti. Scopriamo poi che al chiosco i biglietti acquistati sono tutti per due corse, andata e ritorno (al costo di 4 LEI, o RON, che sarebbero tipo 80 centesimi in euro!); solo la biglietteria automatica dà la possibilità di fare anche il biglietto corsa singola, al costo di 2 LEI/RON (cioè 40 centesimi). Ma non importa, a quel prezzo irrisorio…! Dalla linea 5, denominata P-ţa Mihai Viteazul Capăt – Aeroport, le fermate per il centro sono tipo 13 più o meno (http://ctpcj.ro/index.php/ro/orarehttp://ctpcj.ro/orare/png/img_8_lv_outbound.png-linii/linii-urbane/linia-5d qui potete vedere gli orari e scaricare anche una cartina!). Più o meno le stesse con il bus numero 8, denominazione P-ţa Mihai Viteazul - Str.Traian Vuia. Saliamo sul bus e dopo poche fermate quelli che ci sembravano dei semplici passeggeri seduti in bus, si palesano come controlli, e via che si controlla a raffica! L’aeroporto non dista molto dal centro, circa 7 km ad est del centro città. Man mano che proseguiamo il tragitto in auto vediamo che la campagna diventa periferia, una brutta periferia direi, con dei palazzoni in stile quasi ancora sovietico, molto brutti e mal tenuti. Poi, man mano ci si avvicina al centro e l’architettura cambia. Il nostro hotel è situato in pieno centro, nella Piata Unirii (Piazza Unità), ed è anche ben visibile dalle insegne piuttosto sgargianti. E’ l’Hotel Melody, forse uno dei più noti in città, soprattutto per la posizione così centrale. L’hotel è ubicato in un bellissimo palazzo, che dall’aspetto esteriore ci fan ben sperare; entriamo, anche la hall è molto bella, così come i luoghi comuni. Peccato che invece la stanza presenta diverse pecche: niente aria condizionata, affaccio su un cortile interno che sembra ormai un vecchio deposito di mobili e una piccionaia, camere non molto insonorizzate, box doccia con soffione rotto e doccia che perde acqua da sotto… Insomma, una sistematina va data direi. Ma per 2 notti, a quel prezzo e in quella posizione, colazione compresa e wifi, ci va bene. Il nostro giro parte dalla piazza andando in direzione nord. Prendiamo la grande arteria dal nome Strada Regele Ferdinand, dove all’angolo della strada osserviamo un edificio tutto bianco (nulla di che dall’esterno), la Casa di Hintz, che ospita il Museo della Farmacia. Nell'antica farmacia San Giorgio, conosciuta da 1573 è allestita una farmacia seicentesca e un piccolo e suggestivo museo della storia della farmacia in Transilvania. All'entrata su una piantina si vede la diffusione delle farmacie in Transilvania dal XV-XVIII secolo, ognuna con la sua simbologia. La più antica era a Sibiu, la seconda a Bistrita e la terza è proprio questa farmacia di Cluj. La farmacia è composta dal negozio, decorato con simboli alchemici come l'albero della vita, dell'immortalità, statue di Ermes, di Ippocrate, la camera delle materie prime, una sorta di deposito dove sono le vetrine con le materie prime, alcune strane per noi come la polvere delle mummie. Il tutto con spiegazioni anche in inglese del loro uso medicale. Nel sottosuolo c'è il laboratorio farmaceutico. Qui solo il farmacista aveva acceso per mantenere il segreto del mestiere. C'è la ricostruzione di un forno e del crogiolo alchemico, e vari strumenti utilizzati per ottenere le materie prime. L’ingresso costa solo 5 lei (poco più di un euro). Proseguiamo ancora lungo la Strada Regele Ferdinand. Mi trovo sulla via la sede centrale delle Poste, entro e decido di comprare subito dei francobolli per spedire qualche cartolina. Subito dopo la sede della Posta sul lato opposto c’è una piccola via dal nome Strada Andrei Șaguna, una stradina con un piccolo canale e qualche localino. Noi proseguiamo dritto, e subito dopo ci ritroviamo sull’incrocio più bello della via, e forse tra i più particolari della città. E’ l’incrocio tra la Strada Regele Ferdinand, a destra la piazza Piața Mihai Viteazu e a sinistra la Strada George Barițiu. Subito dopo c’è il ponte sul fiume Someșul. Tra questi incroci di via sorgono agli angoli alcuni dei più bei palazzi cittadini, come il Palatul Széki. Un edificio neo gotico costruito sulla riva del fiume Someş, nel 1893, dal farmacista e dal professore universitario Széki Tibor. La costruzione del palazzo fu realizzata in base ai disegni di Samu Pecz, architetto molto noto nella seconda parte del secolo XIX. Nei nostri tempi, il Palazzo Széki ospita perlopiù appartamenti adibiti ad abitazione civile. Le mura sono rivestite apparentemente in mattone, ma il portale, l’intelaiatura, le arcate cieche, i fregi tra i livelli e sotto le cornici sono scolpiti in pietra. Di fronte, dall’altro lato della strada, c’è il Palazzo Babos. L’edificio attira gli sguardi dei turisti e degli abitanti grazie al volto imponente. Il palazzo fu costruito all’inizio degli anni 1980 e il suo nome gli fu dato dal suo primo proprietario, Babos Sandor. Al secondo piano, fino al 1944, vi funzionarono degli artigiani artisti di Ardeal

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