Cina Classica

Viaggione fai da te tra le meraviglie di Pechino, Datong, Xi’an e Shanghai

  • di The Cry of the Racoon
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

15 OTTOBRE: ARRIVO A PECHINO

Abbiamo viaggiato con Lufthansa da Milano a Francoforte e da lì a Pechino. Non ricordo perché io e Silvana al momento della prenotazione abbiamo scartato l’idea di volare diretti con Air China ma se dovessi tornare in Cina sicuramente la sceglierei. Ad ogni modo il viaggio è stato senza imprevisti ed è atterrato in orario.

Con la metropolitana in meno di un’ora arriviamo alla fermata del nostro albergo. La metropolitana cinese è efficientissima, non si aspetta mai più di un paio di minuti tra un vagone e l’altro, le scritte sono tradotte in inglese ed il sistema è molto logico, veramente facile. Siamo stupiti dalla quantità di polizia e dai controlli di sicurezza. All’entrata-uscita di ogni fermata sono piantati due poliziotti col fucile a tracolla, giovanissimi e impettiti, prima dell’accesso ai treni bisogna far passare borse e bagagli attraverso un metal detector, poi ti fanno passare sotto un altro metal detector e ti passano addosso un altro rilevatore, e infine ci sono addetti alla sicurezza lungo le pensiline e in piedi sopra un basamento rialzato di mezzo metro per poter controllare dall’alto.

All’uscita della metro siamo totalmente spaesati, non sappiamo in che direzione andare perché la pianta che ho fotografato sul cellulare non corrisponde affatto al luogo in cui ci troviamo. Cominciamo a chiedere in giro mostrando il nome dell’hotel stampato in cinese (fondamentale): le persone che si incontrano per strada non parlano quasi mai inglese ma sono molto gentili e cercano di aiutarci. Una signora ci indica la direzione e parlando a fiume in cinese continua a fare un gesto alzando le braccia come per indicare un tetto. Nei 300 metri che separano la fermata dall’hotel cominciamo ad aver un assaggio del traffico a Pechino. Fiumane di biciclette in bike sharing di quelle che adesso sono arrivate anche a Milano (Ofo e Mobike), in pista o parcheggiate, e tanti motorini con copertine e coprimani ricavate da trapunte colorate. I motorini ci sfrecciano accanto, anche sul marciapiedi, silenziosissimi (e perciò pericolosissimi) perché sono tutti elettrici! E quasi nessuno porta il casco. Tanti SUV e belle auto, di solito con i vetri oscurati cosicché non si vede la faccia del conducente, non sappiamo il perché. Tante macchinine strane, elettriche, che sembrano scatole colorate. E il modo di guidare è incredibilmente scorretto, auto e persino autobus che passano col rosso, moto in contromano, la precedenza ai pedoni sulle strisce è un concetto assolutamente stravagante, anzi ti suonano per farti da parte, tuttavia con la più perfetta calma e indifferenza da parte sia di chi ha ragione sia di chi ha torto. Insomma, attraversare un incrocio col verde è una vera impresa. Le strade sono molto pulite, non si vedono cicche per terra e neanche gente che fuma, e nemmeno che sputacchia, perché da qualche anno il governo ha emanato un editto contro lo scatarramento. E sui muri non ci sono scritte, scarabocchi o graffiti. Non ci sembra ci sia l’inquinamento tanto paventato, ma probabilmente ottobre è un mese buono, non fa caldo e non sono ancora accesi i riscaldamenti, poi il ricorso alle moto elettriche avrà sicuramente migliorato la situazione vista la quantità in circolazione. Inoltre ci sono toilette pubbliche quasi dappertutto, molto pulite e moderne, di solito senza carta igienica ma di questo ero già stata informata.

Alla fine imbocchiamo la via del nostro hotel e lì capiamo perché la signora si sbracciava: siamo in un hutong, cioè in uno dei quartieri vecchi (non antichi), l’entrata dei quali è segnalata da un architrave dipinto di rosso, come l’ingresso nelle Chinatown negli Stati Uniti

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