I tassisti di Shanghai

In questi giorni ho dovuto usare il taxi spesso. Non e' una cosa che di solito mi piace fare: da noi i tassisti parlano troppo, ed in generale sono una brutta razza, costretti come sono a sedere nel traffico tutto ...

  • di KillingTime
    pubblicato il
  • Viaggiatori: da solo
 

In questi giorni ho dovuto usare il taxi spesso. Non e' una cosa che di solito mi piace fare: da noi i tassisti parlano troppo, ed in generale sono una brutta razza, costretti come sono a sedere nel traffico tutto il giorno e a mangiarsi il fegato come conseguenza. Qui a Shanghai muoversi in taxi e' stata una rivelazione: meta' delle automobili sono infatti taxi. Tutte sono Volkswagen familiari a quattro porte. Basta alzare una mano, o anche guardarne uno mentre passa ed alzare un sopracciglio perche' esso si fermi davanti a te con grande stridio di freni e grande sorriso in bocca al tassinaro.

I sedili sono rivestiti di cotone bianco, il che da una gradevole sensazione di pulito. Il tassista abbassa la levetta del tassametro sul cruscotto, ingrana la marcia e si va. Una vocina metallica che parla inglese con accento cinese (pensate a Titti del gatto Silvestro) da il benvenuto in macchina e invita a pagare l'importo indicato dal tassametro a fine corsa, e a non dimenticare lo scontrino automatico. Questo perche' nessun tassista ovviamente parla inglese: a Shanghai c'e' un gran consumo di bigliettini prestampati bilingui (inglese e mandarino) da tenere nel taschino della camicia o della giacca: "per favore portami all'aeroporto" "al Bund" "al museo della Scienza" "all'albergo Tale". Una volta seduti in macchina, si tratta di pescare il giusto bigliettino e di passarlo al tassista al di sopra dello schermo arrotondato di plastica trasparente che lo separa dai clienti. La funzione di questo schermo non e' chiara, in quanto si tratta di un affare di plastichina tenuto su da un paio di pezzi di ferro saldati al sedile di guida. C'e' in effetti un sacco di spazio sopra e sotto per raggiungere il tassinaro: si puo' facilmente passare la mano sopra lo schermo e grattagli la testa, oppure dargli calci da sotto il sedile e persino infilare una mano di lato e fargli il solletico sotto l'ascella, se mai uno ne sentisse il bisogno. Dopo una settimana di taxi, sono giunto alla conclusione che lo scopo principale dello schermo e' di impedire allo sputo di raggiungere il tassinaro. Calcoli balistico-salivari da me effettuati per passare il tempo nel traffico provano che non si puo' assolutamente sputare al tassinaro se non di rimbalzo, in quanto lo schermo protegge da tutte le traiettorie, comprese quelle paraboliche, e lo sputo - come tutti sanno - non rimbalza. Quindi bisogna accontentarsi di soffiare il fumo della sigaretta verso il soffitto dell'auto, cosi' che l'onda azzurrina passi al di sopra dello schermo e si depositi sui capelli del tassinaro, ove si amalgama con la di lui brillantina, creando favolosi effetti iridescenti tipo olio sull'acqua.

Qualcuno si chiedera' che bisogno ci sia di sputare al tassinaro, o di sottoporlo a torturette simili. Ebbene, dopo il primo giorno di scarrozzamento a Shanghai, sputare e' una delle due possibili reazioni del passeggero. L'altra (la mia preferita, anche a causa dello schermo) e' di girare la testa, nascondere la bocca con la mano, mettere l'altra mano sotto il braccio opposto, e ridere ridere ridere. Ridere per come guidano. Non solo i tassinari, ma tutti.

Guidare automobili e' un mestiere nuovo in Cina. Fino a dieci anni fa tutti i mille milioni di cinesi sapevano andare in bicicletta. Immaginatevi una citta' piena di biciclette: masse di biciclette ferme al semaforo, masse di biciclette che partono tutte assieme al verde, masse di biciclette che procedono tutte piu' o meno alla stessa velocita', un fiume di biciclette che ogni tanto si apre al centro per superare quella lenta col cestino sul manubrio carico di spesa. Ho reso l'idea? Ecco, oggi succede esattamente la stessa cosa, solo che ora sono in quasi tutti in macchina. Ed ecco scene inenarrabili presentarsi all'occhi attonito del viaggiatore. Quando sono arrivato ho preso il primo taxi all'aeroporto, e mi sono fatto fatto portare in citta' (avevo il bigliettino). L'autostrada nuova a otto corsie era quasi vuota, dato che ad aprile del 2003, a causa SARS, nessuno viaggiava piu'. Il tassinaro ha cominciato a spostarsi da una corsia all'altra ondeggiando come un giunco al vento, tracciando lunghe S sulla carreggiata. Dato che non c'era quasi nessuno non mi sono preoccupato: andavamo a novanta o giu' di li'. Ogni tanto un tipo in bicicletta spuntava da dietro un pilastro ed attraversava l'autostrada con i polli appesi alla sella. Il mio tassinaro era bravissimo a passagli ad un metro, dietro la bici, e non davanti - come si fa con le vacche in Africa. Arrivati in citta' il traffico e' aumentato, tutte le corsie piene. La scena e' fluida, quasi da cartone animato: nessuno si cura delle strisce per terra, e tutti sterzano a destra e a sinistra come all'autoscontro, tessendo un disegno astratto fra le corsie, evitando di portarsi via a vicenda i paraurti per caso piu' che per disegno

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