Tour del Cile

Un viaggio fantastico dal deserto ai ghiacciai e nella magica Isola di Pasqua

  • di The Cry of the Racoon
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

27/11: Santiago

Arriviamo la mattina a Santiago con volo Iberia con scalo a Madrid, e nonostante abbiamo dormito molto poco siamo abbastanza in forma. In aeroporto troviamo la fotografia di Federico, un amico di Kathy che era presente al matrimonio, fa l'ingegnere e il modello. Prendiamo un taxi non autorizzato (assolutamente sconsigliato da Anthony) che in meno di mezz'ora arriva in città costeggiando il fiume Mapocho, dall’acqua marrone e in periferia dalle sponde coperte di spazzatura.

Abbiamo prenotato due appartamenti al 21° e 23° piano di un grattacielo con bellissima vista su Santiago e le montagne che la circondano. Dopo aver lasciato le valigie ed esserci un po' ripuliti, con la metropolitana andiamo al Mercado Central, una struttura in vetro e ferro di inizio novecento con banchi di pesce e ristoranti. Ci mangiamo le famose machas a la parmesana, dei molluschi così sugosi che sembrano prosciuttini, ricoperti di parmigiano gratinato, seguiti da stupendi piatti di pesce. L'antica stazione Mapocho dopo i danneggiamenti dovuti a svariati terremoti è stata trasformata in uno spazio espositivo attualmente piuttosto disadorno. Una guardia ci fa entrare all'interno, in una vastissima sala dal pavimento di marmo su cui si riflette la luce proveniente dalle grandi vetrate. La giornata è soleggiata, secca, con una leggera brezza e bianche nuvole vaganti nel cielo.

In Plaza de Armas, circondata da eleganti edifici neoclassici con un giardino al centro, due predicatori ai capi opposti della piazza inneggiano alla gloria del signore e si scagliano contro la cattiveria degli uomini, mentre un numero consistente di persone sta seduto sulle panchine ad ascoltarli con aria imbambolata e dei bambini fanno allegramente il bagno nella fontana al centro della piazza. L'atmosfera delle ramblas chiuse al traffico, delle larghe avenidas bordeggiate da alberi di jacaranda, degli edifici neoclassici, è caratteristica delle città di impronta spagnola. L'offerta sulle bancarelle è invece piuttosto sudamericana, comprese le mutande color carne imbottite per aumentare il volume e la rotondità dei glutei. C'è una grande quantità di gente sovrappeso.

La Casa della Moneda è il palazzo presidenziale, color crema, semplice ma imponente. Sul suo lato destro c’è la statua di Salvador Allende, il presidente socialista ucciso dai golpisti nel 1973. Una grande bandiera cilena danza nel vento davanti al palazzo.

La nostra cena è a base di ciliegie corazon de paloma e di platanos, le banane, che abbiamo comprato nelle bancarelle vicino al Mercado Central. Sul tetto del grattacielo c'è una piscina, ma le sdraio agibili sono tutte occupate, inoltre c’è un vento pazzesco. Al tramonto le Ande innevate emergono dalla foschia tingendosi di rosa.

C’è un momento di terrore quando scopriamo che io e Mike non abbiamo più il PDI (Policía de Investigaciones), un foglietto apparentemente stupido, tipo scontrino del supermercato, che ti piazzano nel passaporto all’arrivo in Cile. Alla fine li troviamo nella pattumiera della stanza, dove Mike li aveva buttati in un eccesso di ordine di quelli che gli prendono ogni tanto.

29/11 - 2/12: Isola di Pasqua

La mattina del 29/11 con un volo di 3700 km della durata di quattro ore e mezzo voliamo da Santiago a Hanga Roa. Sull’aereo Silvana incontra una sua paziente che per colmo di coincidenza è seduta proprio vicino a lei.

L’isola di Pasqua è una piccolissima isola, grande circa come la metà dell’isola d’Elba, spersa nel mezzo del Pacifico, la terra più lontano da qualsiasi altra zona popolata. Politicamente è cilena, appartenente alla regione di Valparaíso, ma geograficamente fa parte della Polinesia, un immenso triangolo di isole sparse nel Pacifico, i cui vertici sono a sud ovest la Nuova Zelanda, a sudest l’isola di Pasqua, a nord le Hawaii. Tutta questa zona venne colonizzata in epoche successive dai polinesiani, esperti navigatori sempre in cerca di nuove terre, che si spostavano con animali, piante e semi sulle loro canoe a bilanciere. La loro conoscenza dei venti, delle stelle e delle correnti, unita al coraggio, allo spirito d’avventura e di sopravvivenza, superava i pericoli dell’oceano, delle grandi distanze e la bassissima tecnologia delle imbarcazioni. Il nome polinesiano dell’isola è Rapa Nui, grande roccia. Nelle epoche successive alla colonizzazione da parte di un re leggendario i suoi abitanti si consideravano unici al mondo, soli nel profondo blu

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