Mui Lindo, Cile e Argentina 2007

MUI LINDO ! Cile- Argentina 2007 di Clelia 21/01/2007 Santiago Caffè Central In attesa per il pullman che ci porterà a La Serena, finalmente al mare, beviamo una birra Cristal dal gusto poco deciso come l’atmosfera di questa città sospesa ...

  • di La Redazione
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MUI LINDO ! Cile- Argentina 2007 di Clelia 21/01/2007 Santiago Caffè Central In attesa per il pullman che ci porterà a La Serena, finalmente al mare, beviamo una birra Cristal dal gusto poco deciso come l’atmosfera di questa città sospesa tra le Ande. Santiago del Cile non ha un’anima forte come altre città che ho visitato nel sud - Città del Messico, Oxaca - o come città orientali, ad esempio Bangkok. Vive la sua contemporaneità nel tentativo di diventare occidentale, con i suoi edifici europei e i palazzoni moderni a sovrastarla. Si lascia andare allo stile disincantato e senza storia. E già, perché a differenza di Città del Messico, dove si respira lo spirito delle rivoluzioni di un popolo indios orgoglioso di rivendicare la propria libertà, qui il tempo sembra esserle scivolato addosso, come rallentato. I musei della storia nella capitale, i luoghi in cui si è giocata l’indipendenza sono sobri, la vita degli spagnoli e il lungo cambiamento culturale mostrati senza enfasi e senza entusiasmo, quasi tutto fosse successo e basta. Così anche leggendo tra le pagine di chi questa storia l’ha raccontata, tra i personaggi che hanno portato il paese all’indipendenza - Bernando O’Higgins, il generale San Martin, Manuel Rodriguez- non traspare un condottiero leggendario, l’indios scatenato e idolatrato nel tempo. Sembra invece che il Cile sia orgoglioso del suo tentativo socialista, di quel socialismo che Allende tentò e che spaventò gli Stati Uniti, tanto da progettare un colpo di stato e da imporre la dittatura di Pinochet. Questi fotogrammi di una storia abbastanza recente bene si accompagnano a nostalgici versi di uno dei più famosi poeti cileni, Pablo Neruda. Visitando la sua casa nel quartiere di Bellavista ai piedi del Cerro San Cristobal la guida ci descrive la tana di un poeta cosmopolita e a tratti visionario, una tana fatta di oggetti che Neruda e la sua compagna raccolsero nelle varie parti del mondo che visitarono assieme, cose disposte in armonici spazi labirintici e ben studiati. Esteta e socialista, ci dice quanto e come i sogni resistono oltre le frontiere, come si impregnano negli spazi, come si proiettano nel futuro. La capacità del poeta di guardare oltre il suo tempo, come quell’occhio della Chascona che si spinge oltre il sogno di libertà, rubato con Videla, ripreso da Allende, spazzato via da Pinochet, oltre ogni logica internazionale. Insonnia Nel cuore della notte mi assilla una domanda: che ne sarà del Cile, della mia povera patria incomprensibile? Da quanto ho amato questa patria sottile, queste pietre, queste zolle, la persistente rosa del litorale che vive con la schiuma, sono tutt’intorno ormai con la mia terra, ho conosciuto i suoi figli ad uno ad uno e mi ruotano dentro le sue stagioni di pianto e di fiori. Sento che ora, appena trascorso l’anno morto dei dubbi, quando l’errore che ci ha dissanguati è finito e iniziamo a sommare ancora il meglio, il giusto della vita, ricompare la minaccia e sul muro s’inalbera il rancore. Pablo Neruda

24/01/2007 San Pedro de Atacama Nella valle incantata San Pedro si presenta a noi come un villaggio lontano dal mondo e dal tempo. Case di fango, insegne di legno, strade sterrate da cui il vento fa sollevare la polvere. Una chiesa bianca e il suo campanile si scagliano verso un cielo ceruleo, e delle nuvole bianche gonfie fanno da sfondo. Più in là lo sguardo incontra la sommità di un vulcano di sabbia. In questo cortile dell’ostello Sonchek, gestito da una donna slovena e da una ragazza dei lineamenti indigeni il tempo sembra essersi fermato, mentre in lontananza l’abbaiare dei cani si mischia al vortice di vento che soffia tutt’intorno al giardino. Dalle pareti delle basse abitazioni di adobe (fango), maschere tribali alle pareti, pendenti di legno che accompagnano la danza del vento, più lontano qualche voce straniera e di tanto in tanto il rumore di qualche fuoristrada

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