Grantour della Toscana

Un giro supersportivo in bici fra la campagna, il mare e la montagna di questa splendida regione italiana

  • di dimodriver
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro

La destinazione finale di oggi è Castiglion Fiorentino, dove ho prenotato una camera. Nei 20 chilometri che mi separano, trovo la strada bagnata da un recentissimo scroscio di pioggia. In realtà il meteo oggi è stato variabile, ma ora si sta già rasserenando. Quando giungo all'agriturismo, nella piccola valle di Chio, infatti non perdo tempo e in men che non si dica, son già in piscina per qualche bracciata rilassante, mentre il sole cala dietro la collina. I proprietari del Mulino vecchio del cilone, sono una coppia milanese di mezza età, che all'inizio degli anni duemila, a causa dell'ampliamento dell'areoporto di Malpensa, hanno dovuto lasciare l'azienda agricola che gestivano, e si sono messi alla ricerca di un posto più tranquillo, dove ricominciare. Il mulino era in una situazione di semi abbandono. Lo hanno ristrutturato e ampliato, mantenendone le caratteristiche. Nei quattro ettari intorno coltivano un po' di tutto. Fanno anche un ottimo vino, che a cena ho la possibilità di apprezzare. Sono l'unico ospite della giornata, mangiamo insieme dei buoni crostini, un'originale pasta salsiccia, cipolla e vino rosso. Per secondo una non entusiasmante arista arrosto, ma le energie consumate, sono così tante, che ne mangio in abbondanza e non rinuncio nemmeno ai cantuccini col vin santo. Parliamo di me e di loro, in particolare mi colpisce il racconto di quando giunti in questa valle, furono aiutati in tante cose dalla gente del posto. Uno stupore per loro, della periferia milanese, abituati ad avere a che fare con persone schive ed egoiste.

Lunedì 26 giugno 2017. Giorno 2

Un'abbondante e genuina colazione con cornetti e marmellate fatte in casa, è il modo migliore per iniziare la giornata e fare il pieno di energia. Mi prendo tutto il tempo necessario per rimpinzarmi bene e dopo le foto ricordo con i proprietari, con la bici e tutto il carico, mi metto in sella. Prima tappa Cortona. La salita, è più lunga e impegnativa di quanto pensassi. Il borgo antico è molto bello, i suoi vicoli anche se in ripida salita, invitano ad andar su, tanto che arrivo fino al Santuario di Santa Margherita. Dopo una breve visita, chiedo lumi a un anziano signore, su quale sia la strada migliore per Pienza. È un ex ciclista, si entusiasma quando gli racconto il giro che sono intenzionato a compiere. Con i suoi auguri riparto. La comoda discesa dura poco. Attraverso piccole strade asfaltate perlopiù pianeggianti, giungo a Torrita di Siena con le sue case di vecchi mattoni rossi. Un giardino ombreggiato appena fuori le mura, sembra essere il posto giusto per consumare uno spuntino. Anche oggi fa parecchio caldo e i continui saliscendi delle colline toscane, si fanno sentire. Prima di entrare a Pienza, mi concedo un pranzo leggero nello spazio esterno di un piccolo locale tipico. La cittadina è colma di turisti, dalle spallette, si gode di un panorama infinito sulla campagna. Infondo, maestoso svetta il Monte Amiata. Riprendo a pedalare lungo la meravigliosa Val d'Orcia. Per non allungare la tappa, già molto tosta, percorro un tratto di statale, tra antichi casali ristrutturati, filari di cipressi e ruote di fieno, sparpagliate su campi dolcemente ondulati. Sono un po' in ritardo sulla tabella di marcia prevista. Intorno alle cinque del pomeriggio, inizio la salita di 23 chilometri che porta alla vetta dell'Amiata. Dopo poco, sono a Bagni San Filippo e non rinuncio ad un bagno rigeneratore nelle acque termali del torrente, che scorre nel boschetto, formando varie pozze abbastanza profonde e cascatelle. Proprio sotto una di queste mi godo quest'atmosfera resa ancor più rilassata, da un padre di famiglia che ai suoi piccoli figli, suona musica new age con uno strano strumento a corde. Dopo l'ennesimo spuntino, mi asciugo, mi rimetto la tuta da ciclista e attacco la montagna. Ben presto entro in un fitto bosco di castagni. Abbadia San Salvatore mi dà l'opportunità di riprendere fiato e visitare l'interno dell'abbazia. Poi mi rimetto in marcia, su una strada che sale sempre con la stessa non grande, ma inesorabile pendenza. L'altitudine si sente, nonostante lo sforzo, mi rimetto la maglietta e una barretta dopo l'altra, arrivo all'ultimo chilometro. Qui potrei prendere a sinistra e iniziare tranquillamente la discesa, ma raccolgo le ultime energie e alle otto passate, sono finalmente in cima all'Amiata. Una foto di rito accanto al cartello che indica i 1734 metri di quota, e infilato il giubbino, mi butto in picchiata verso Castel del Piano, dove ho prenotato un bed&breakfast. Quando la signora mi vede al cancello, all'ultima luce del giorno, mi accoglie con un: "Ormai non ci speravo più!". Le racconto che anche oggi ho percorso più di 140 chilometri e che assolutamente non ho le energie per andare a mangiare fuori. Mi dice che non è attrezzata per i pasti, non potrebbe nemmeno, ma forse le faccio un po' tenerezza e comincia a rovistare in frigo. "Ho del prosciutto, formaggio, potrei andare nell'orto a cogliere qualche pomodoro...". Per me potrebbe andare, poi torna esclamato: "Ho trovato anche queste!" mostrando con mia grande gioia quattro uova fresche

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