Piemonte in bicicletta

In bici dentro e intorno alla città di Torino, lungo i corridoi ecologici della Dora Riparia e del Po, visitando la Reggia di Venaria Reale, il Castello della Mandria e la Palazzina di Stupinigi

  • di cappellaccio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Per il ponte del 25 aprile, con spirito da uccello migratore mi sposto per le mie passeggiate in bicicletta dalla zona del Delta del Po, dove abito, a solo un centinaio di chilometri dalle sorgenti del maggiore fiume italiano, a Torino. La trasferta controcorrente è più o meno dal Castello della Mesola, in provincia di Ferrara a quello del Valentino, attorno al quale “svolazzerò” per tre giornate consecutive in sella al velocipede, allo scopo di ammirare le gemme più luminose della Corona Verde che abbraccia la capitale sabauda, ossia la Mandria, Stupinigi, il nastro fluviale del Po con le Vallere e il Meisino, le aste della Dora Riparia e del Sangone.

Chi entra nel capoluogo piemontese correndo in auto sulle superstrade e autostrade che la circondano si sciroppa un panorama che sbriciola i sogni di qualunque escursionista alla ricerca di un primo impatto emozionante: è accolto da una tiritera di capannoni e aree industriali che si alternano a cascine trasformate in magazzini e a centri commerciali dotati di sterminati parcheggi. Il fatto è che dall’asfalto a quattro corsie vedrà solo di striscio quegli spazi interstiziali debordanti di vegetazione che costituiscono la valvola di sfogo del grande agglomerato urbano. Il polmone naturale da cui Torino trae ossigeno infatti non si offre con immediatezza, ma va scoperto a ritmo di pedale, rovistando negli angoli meno noti, come Druento, Pianezza, Collegna o San Mauro.

Per farla breve il giorno di San Giorgio io e la mia dolce metà iniziamo a volteggiare lungo i viali del Parco Mario Carrara, detto anche della Pellerina, che raggiungiamo da corso Appio Claudio e senza il minimo pericolo di incontrare alcun genere di mezzo a motore, respiriamo aria di lago e di fiume, perché questa enorme area verde ospita un paio di laghetti e uno stagno con tanto di canneto, formatosi dopo l’allagamento del 2000 ed è intersecata dal corso della Dora Riparia, tradizionalmente considerato il fiume dei poveri, dato che lungo le sue sponde erano stati costruiti degli opifici che lo rendevano inquinato già nell’Ottocento.

Usciamo dalla Pellerina utlizzando una passerella Bailey sul Corso Regina Margherita. Arrivati in via Pietro Cossa iniziamo a seguire i cartelli della ciclovia per Venaria che ci conducono in via Primule e successivamente su corso Ferrara, dove siamo attorniati da palazzoni e condomini tipici della periferia. In Strada delle Vallette le maglie del tessuto urbano cominciano ad allargarsi; scorgiamo in lontananza un carcere e poi strabuzziamo gli occhi increduli: la ciclabile in un punto è stata trasformata in una discarica abusiva! In seguito rasentiamo la decadente Villa Cristina, casa di cura neuropsichiatrica con un giardino inselvatichito per l’incuria. Insomma fra la prima sorpresa negativa e la seconda il mio umore precipita sottoterra e non si risolleva finché non sfociamo sulla porticata piazza dell’Annunziata di Venaria, caratterizzata da un’eleganza d’altri tempi e fasciata di monumenti, fra cui spiccano le chiese gemelle affrontate della Natività di Maria e di S. Eusebio e il palazzo dei principi di Carignano Savoia. In cima a due colonne disposte simmetricamente alle estremità opposte della piazza si ergono le statue dell’Arcangelo Gabriele e della Vergine, i cui sguardi si incrociano, dando l’impressione che si stiano parlando a distanza. Svoltando a sinistra ci immettiamo su via Mensa: alcune boutique, i negozi più blasonati, vari ristoranti e bar brulicanti di persone si aprono su quella che era l’antica strada Maestra, concepita dall’architetto Castellamonte per raccordare la Reggia al nuovo borgo da lui progettato, esaltandone così la prospettiva. E finalmente siamo in Piazza della Repubblica, dove si può tirare definitivamente un sospiro di sollievo estetico: le pupille sfrecciano qua e là sul complesso edilizio concepito per gareggiare con le corti delle più fastose monarchie europee e in un attimo si saziano di bello. Difatti già piuttosto promettenti sono la torre dell’orologio, il castel vecchio e il teatro d’acqua della fontana del cervo che si intravvede sbirciando dall’esterno verso la Corte d’onore

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