Istria a misura di bicicletta: Pasqua a Parenzo e dintorni su due ruote

Ecco com’è stato girovagare in Istria per quattro giorni attorno a Parenzo, visitando Grisignana, Orsera, il canale di Leme e percorrendo un tratto del corridoio della mitica Parenzana

  • di cappellaccio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

L’Adriatico accerchia la penisola istriana e le sue ondate, soprattutto quando è in burrasca, ne erodono il litorale, mentre il monte Maggiore (Učka) la protegge dagli assalti dei venti freddi, come la Bora, che una leggenda ritrae nelle spoglie di una strega rintanata in fondo a una caverna del Carso che d’inverno uscirebbe per sfogare la sua collera sibilando con violenza.

La maggior parte di questa regione è compresa nella Repubblica di Croazia, una porzione più piccola appartiene alla Slovenia e una minuscola all’Italia. L’Istria nel corso dei secoli è stata risparmiata dalle grandi distruzioni: i cambi di civiltà si sono succeduti senza devastazioni macroscopiche, così i principali monumenti si sono preservati; insomma, la storia ha disseminato le proprie tracce sul territorio e noi andremo a scovarle pazientemente, usando la bicicletta come mezzo per spostarci a ritmo slow. L’approdo naturale per dare l’avvio a questa ricerca è Parenzo, dove si trovano varie testimonianze del Cristianesimo delle origini: i primi martiri in Istria sono il vescovo Mauro e i suoi stretti collaboratori, uccisi verso la fine del II sec., le cui figure sono state immortalate in una delle più sconvolgenti meraviglie dell’epoca bizantina: gli sfavillanti mosaici dorati che rivestono il catino absidale della Basilica Eufrasiana, al centro del quale campeggia Maria con il bambin Gesù in braccio. La cattedrale, a tre navate separate da colonne sormontate da capitelli a traforo – simili a quelli di S. Vitale di Ravenna -, forma il nocciolo di un complesso religioso eretto durante l’episcopato di Eufrasio nel VI sec., che include un atrio, un battistero ottagonale, un palazzo vescovile e una torre campanaria alta 35 metri, dalla cui vetta si gode uno straordinario panorama a volo d’angelo sul nucleo storico e sulla costa. L’entrata avviene attraverso un ingresso novecentesco, con una lunetta mosaicata che contiene l’immagine di Cristo. Poco più avanti, a destra, si incontra la biglietteria (7.30-19, prezzo 40 Kn, ma si può pagare pure in euro, anche per acquistare il ciarpame turistico del bookshop). Oltre ai raffinati mosaici della conca absidale e del ciborio sottostante, ce ne sono altri pavimentali, lacerti del tappeto musivo di fabbricati preesistenti: uno di essi raffigura l’emblema cristiano del pesce, ma generalmente prevalgono le ornamentazioni geometriche. Per quanto concerne il palazzo del vescovo, l’ambiente più suggestivo è la sala delle udienze, illuminata da enormi finestre ad arco che si affacciano sul mare.

Se l’eredità bizantina di Parenzo è rintracciabile nell’architettura e nella decorazione della Basilica Eufrasiana quella romana è invece riconoscibile nei resti dei templi di Nettuno e Marte e nel suo un impianto urbanistico, costituito da un reticolo di vie che si intersecano in modo ortogonale. Infatti ancor oggi due arterie principali si incrociano perpendicolarmente: sono il decumano maximo e il cardo maximo Lungo il Decumano (Dekumanska), lastricato in pietra, ci si imbatte in svariati edifici di pregio tra cui il barocco palazzo Sinčić; in piazza Marafor, l’antico Foro, si vedono una casa gotica e una romanica, molto pittoresca, con un particolare balcone di legno scuro. Per terminare la visita si passeggia sul lungomare obala Maršala Tita, fiancheggiato da una teoria di bar e ristoranti, da cui lo sguardo si sofferma sull’isola di San Nicola, sfregiata dalla presenza di un ecomostro, l’hotel Valamar Isabella, temporaneamente vuoto e in letargo. Il mio lettore mp3 mentale attacca con Il mare d’inverno, poiché adesso c’è un cielo grigio imbottito di nuvole scure che si disgregano e si ricompongono velocemente correndo sullo sfondo di altre più chiare. Lemme lemme giungo a un porticciolo -dove sono ormeggiati piccoli yacht, motoscafi, barche a vela e taxi acquatici-, da cui raggiungo il sentiero pedonale che corre a filo della sponda, alle cui spalle si estende un parco con essenze di tipo mediterraneo, ed è proprio qui che si trova il mio albergo, il Flores

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