La costa della Calabria in bicicletta

Pedalare cullati dal rumore delle onde sulla punta dello stivale: un viaggio di dieci giorni su due ruote, da realizzare con l’ausilio del treno e delle corriere

  • di cappellaccio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Costa calabra in bicicletta: pedalare cullati dal rumore delle onde sulla punta dello stivale. Un viaggio di dieci giorni su due ruote, da realizzare con l’ausilio del treno e delle corriere.

La star di questo itinerario che non richiede gambe da atleti è il mare come paesaggio, ma non va trascurato il richiamo esercitato da alcuni borghi suggestivi e dalle vestigia di antiche civiltà, che testimoniano un’eredità storica millenaria. La bicicletta dà la possibilità di tagliare per vie secondarie, ma al contempo di non perdersi ciò che di più prezioso la regione ha da offrire e questo senza mai dover cercare un parcheggio.

Si comincia dalla Riviera dei Cedri, da Praia a Mare, ai confini con la Basilicata, dalle cui acque trasparenti emerge, come il dorso di un mostro marino, l’isola di Dino; poi con l’aiuto del treno ci si sposta a Tropea, che soggioga il visitatore con la bellezza sfolgorante dello scoglio di Santa Maria dell’Isola e della vertiginosa rupe rocciosa sulla quale è collocata la cittadina. Altre tre giornate portano a conoscere le famose scogliere scoscese a picco sul Tirreno di Capo Vaticano a sud, lo spettacolare promontorio di Pizzo a nord e l’incantevole borgo di Scilla sulla costa viola.

Trenitalia consente di raggiungere Catanzaro Lido, da dove si parte alla scoperta dei centri marini della Locride, della Costa degli Aranci e della provincia di Crotone. Il tratto del litorale ionico è quello storicamente più interessante, per le enormi ricchezze archeologiche che custodisce. Da meridione a settentrione si incontrano il sito di Locri Epizephiri a tre chilometri dalla città di Locri, i resti dell’antica Kaulon a Monasterace Marina, il parco Scolacium a Roccelletta di Borgia, e l’area di Capo Colonna non lontano da Crotone.

primo giorno

Il primo giorno si parte dall’abitato di Praia, che si snoda parallelo alla costa e ha un impianto urbano modellato prevalentemente dalla vocazione turistica. Sopra al paese si staglia a mezza altezza sul fianco della montagna il Santuario della Madonna della Grotta, isolato in posizione panoramica, che è costituito da tre antri collegati, situati su vari livelli, ai quali si accede dopo essersi inerpicati per una cordonata acciottolata, fiancheggiata da stazioni della Via Crucis realizzate a mosaico. L’entrata del santuario regala incomparabili scorci paesaggistici sul Golfo di Policastro. Si racconta che agli inizi del Trecento un’imbarcazione con equipaggio di religione musulmana e capitano cristiano rimase bloccata da un’insolita calma piatta al largo del litorale di Praia, come se una forza malefica cercasse di impedire la prosecuzione della navigazione. Agli occhi dei marinai un destino nefasto stava per abbattersi su di loro a causa dell’infausta presenza a bordo di una statuetta della Madonna venerata dal comandante e si convinsero che l’unica maniera per placare le ire delle forze funeste era sbarazzarsi di quella scultura iellata. Il masso su cui fu abbandonata la Vergine col Bambino è ancora oggi visibile nella caverna, che è divenuta un luogo di culto e continua ad essere meta di pellegrinaggi, nonostante attualmente al posto della raffigurazione originale di Maria e Gesù Bambino ci sia una copia recente, che ha sostituito l’opera lignea portata via di nascosto da ignoti nel 1979 e mai più recuperata.

Proseguendo per il lungomare ciclopedonale verso sud merita una sosta la cinquecentesca torre di Fiuzzi, che si innalza su un faraglione quasi di fronte all’isola di Dino. Una carrabile tutta dissestata consente di giungere al termine della lunghissima spiaggia di Praia; poi bisogna ripercorrere la rotabile in senso inverso fino a un sottopasso ferroviario per imboccare a destra la strada in salita in direzione San Nicola Arcella. Qui va evitata la SS18, mentre è meglio immettersi sulla SP1, scarsamente trafficata. Siccome le giornate in questo periodo dell’anno sono corte, si ripunta verso Praia passando per la strada alta, perché il tratto più affascinante è quello che da Praia porta a Maratea. Adesso si percorre la passeggiata a mare in direzione nord, fino a Tortora Marina, dove purtroppo si vede un insieme di condomini non finiti e abbandonati, costruiti quasi sul bagnasciuga, per cui l’azione corrosiva dei marosi ha distrutto i marciapiedi e danneggiato le tubazioni. È necessario uscire da Tortora Lido e farsi pochi minuti di strada abbastanza transitata dalle auto per oltrepassare il ponte sul Noce. Al bivio per la SS 585 Fondo Valle del Noce si mantiene la sinistra seguendo fedelmente la costa, che si alza improvvisamente e diventa aspra, e si continua per la vecchia SS18, che serpeggia sul fianco dei monti fino a Maratea. Questa parte dell’itinerario è la più movimentata e lascia un’impressione indelebile: si pedala piacevolmente in compagnia di un mare dalle mille sfumature di blu in una zona selvaggia per una decina di chilometri fitti di curve, fino alla discesa al porto di Maratea. Sulla cima del Monte San Biagio si eleva la celebre statua bianca del Redentore, con le braccia spalancate come il Cristo di Rio de Janeiro. Al ritorno, nei pressi di Castrocucco, si osservano i romantici resti della Torre Caina, abbarbicati su un promontorio appuntito a dirupo sul mare

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