Ondulazioni di Sardegna

In bici nella penisola del Sinis con tappe nell'isola di San Pietro e Sant'Antioco tra mare, testimonianze della civiltà nuragica, miniere abbandonate e natura selvaggia

  • di cappellaccio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Ondulazioni di Sardegna

Una settimana in bicicletta per un totale di circa 400 km, dalla penisola del Sinis in provincia di Oristano a Pula (Cagliari). Una blueway tra mare, lagune costiere, saline, testimonianze della civiltà nuragica, miniere abbandonate e natura selvaggia.

Certo non siamo in Trentino e nemmeno in Lombardia, quindi qui non abbondano gli invitanti percorsi ciclabili in sede separata dalle auto, percorribili in sicurezza. Tuttavia vale la pena di pedalare sulle strade dell’isola poiché il paesaggio sardo e soprattutto le coste hanno caratteristiche uniche, anche grazie al fatto che gran parte del litorale è stato preservato intatto. Chi va in macchina, oltre a trovare spesso rotabili sconnesse e in cattive condizioni – mi riferisco soprattutto alla prova speciale di rally che bisogna affrontare per giungere alle dune di Piscinas- difficilmente può apprezzare appieno gli ambienti veramente particolari di questa terra. La nostra idea è odorarla, viverla adagio, in un periodo dell’anno in cui non è presa d’assalto dai turisti: la primavera.

L’itinerario del primo giorno è un anello quasi pianeggiante di poco più di cinquanta chilometri che ci porta a conoscere la penisola del Sinis, dove tratti di costa ripida e frastagliata si alternano a spiagge e dune. Le tappe culturali d’obbligo in provincia di Oristano sono il museo civico “G. Marongiu” di Cabras, il sito archeologico di Tharros e la chiesa paleocristiana di San Giovanni di Sinis, mentre le bellezze paesaggistiche imperdibili sono lo stagno di Cabras, le famose spiagge bianche battute dal vento di Mari Ermi e di Is Arutas e l’affascinante e affusolato Capo San Marco.

Il secondo giorno prevede una sgambata di una sessantina di chilometri, da Arborea ad Arbus passando per la Costa Verde, le dune di Piscinas e il vecchio villaggio minerario di Ingortosu. Per quanto riguarda l’altimetria, se si esclude la parte iniziale in cui si corre veloci lungo alcune piste ciclabili di pianura nella zona di Arborea, stamane il tragitto, a partire dalla laguna di Marceddì, è piuttosto ondulato con vari tratti molto impegnativi, a cui si aggiunge il traffico sostenuto dovuto alla Pasquetta.

Quasi cinquanta sono i chilometri che vanno percorsi il terzo giorno: da Bidderdi (Arbus) a Gonnesa. Al principio la strada che serpeggia a valle permette di ammirare le aspre montagne del massiccio del Linas, ma è necessario prestare attenzione perché il nastro d’asfalto è in forte pendenza. Dalla baia di Portixeddu il tracciato prosegue in costante salita fino oltre Buggerru, poi si riscende in picchiata a Cala Domestica, quindi ci s’inerpica lentamente verso Nèbida e infine una girandola di curve conduce a Gonnesa. È evidente che questo itinerario non è adatto a chi è alle prime armi sui pedali, però la ricompensa è costituita dallo spettacolare panorama offerto dalle imponenti pareti rocciose del Monte Linas e, nei pressi di Porto Masua, dalla vista del mare blu su cui sembra galleggiare il blocco calcareo del Pan di Zucchero.

Pure il quarto giorno è movimentato, sebbene non per l’asperità del percorso, ma perché si utilizzano due traghetti, il primo dei quali per raggiungere l’isola di San Pietro, il secondo per attraversare il braccio di mare che separa Carloforte da Calasetta, sull’isola di Sant’Antioco, isola che esploriamo parzialmente lungo la costa ovest, fino alla favolosa insenatura di Cala Lunga.

Il quinto giorno ricominciamo a pedalare accompagnati dal silenzio che regna nelle saline di Sant’Antioco e, dopo aver ammirato dall’esterno la chiesa pisana di stile romanico di Tratalias, approdiamo a fine giornata sulle spiagge di Porto Pino, nei pressi di Sant’Anna Arresi: sulle nostre gambe sentiamo tutto il peso dei sessanta chilometri percorsi

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