Scrittori per Caso: Il cavallo di Leonardo di Marco Caciolli, seconda parte

Ecco la seconda parte del romanzo di Marco Caciolli "Il cavallo di Leonardo", che pubblichiamo a puntate su Turistipercaso.it come un novello "feuilleton" del web. Dopo la prefazione e l'incipit pubblicati nella <a href='/noi/tamtam/testo.asp?id=362'>scorsa puntata</a>, ecco il seguito del primo ...

Ecco la seconda parte del romanzo di Marco Caciolli "Il cavallo di Leonardo", che pubblichiamo a puntate su Turistipercaso.It come un novello "feuilleton" del web. Dopo la prefazione e l'incipit pubblicati nella scorsa puntata, ecco il seguito del primo capitolo, tutto da leggere.

Per commentare il romanzo come al solito basta inviare una email nel Posta & Risposta. Buona lettura! Napoleone stava scrutando con il binocolo le linee nemiche cercando di penetrare nella mente dell'avversario per poter anticipare ogni sua mossa, quando fu strappato alle sue riflessioni dal comandante Ney.

"Sire, perché aspettare ancora? L'esercito è pronto a battersi" "È ancora troppo presto, dannazione" rispose guardando accigliato il terreno fangoso "dobbiamo aspettare che il fango si indurisca, altrimenti non riusciremo a manovrare l'artiglieria" "Ma perderemo del tempo prezioso; attacchiamo adesso!" "Silenzio! Fate come vi ho detto: avvertite l'artiglieria che si tenga pronta in posizione ad un mio segnale, e pure i reparti di fanteria sulla sinistra".

Ney si mosse velocemente, mentre Napoleone riprese a studiare con il binocolo le truppe nemiche a due tiri di fucile da lui: sembrava una tigre in gabbia, infuriata di non riuscire a mordere la preda. Ogni tanto poi si volgeva a osservare la campagna a pochi chilometri di distanza più a est, sperando di non veder arrivare il generale Blucher ostacolato dalle truppe di Grouchy: un minimo errore sarebbe stato fatale.

Il suo piano era molto semplice: attaccare per primo il castello-fattoria sulla sinistra dove si erano asserragliate le truppe inglesi, sfondare poi al centro conquistando la fattoria dell'Haye-Sainte e attaccare il grosso dell'esercito inglese. Napoleone sapeva di non dover concedere troppo tempo al nemico, ma d'altronde non poteva nemmeno rischiare di perdere uomini e cavalli per colpa del terreno fangoso: sarebbe stata un'imprudenza dal prezzo troppo alto.

Trascorsero così diverse ore con i due eserciti attenti alle mosse l'uno dell'altro, con i corrieri che portavano ordini ai vari reparti e con inni e cori che esaltavano il coraggio e il valore di quei soldati, molti dei quali sapevano che non sarebbero più tornati.

Alle 11.30 la battaglia ebbe inizio: le truppe francesi attaccarono la fattoria di Hougomont in un turbinio di urla e spari; quello che non potevano sapere però era che Wellington, aspettatosi quella mossa, aveva ordinato alle sue truppe di fortificarla il più possibile fin dalla notte precedente: 1.500 soldati inglesi, tra i migliori, erano appostati lungo le mura dietro a piccole feritoie dalle quali sparavano senza sosta contro una massa enorme di Francesi che si riversavano urlando di continuo. Difendevano strenuamente la fattoria massacrando quanti più soldati era possibile, tenendo così impegnato lontano dalla battaglia un grosso contingente dell'esercito francese: fu una vera carneficina, con file intere di soldati che cadevano sotto il fuoco nemico intralciando il passo ai cavalieri e alle retrovie che avanzavano.

I Francesi, impantanati nel fango, ostacolati dai cadaveri dei loro compagni, cadevano in ogni momento, e, alle urla dei pochi superstiti, si aggiungevano le grida strazianti dei moribondi e dei feriti dilaniati nelle varie parti del corpo.

Girolamo Bonaparte, fratello dell'Imperatore, al comando di questo battaglione, non credeva ai propri occhi: quello che si era annunciato un semplice assalto, si era trasformato in un vero massacro

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