Caraibi, le "loro" isole

Adriatica sbarca in Martinica, dove Patrizio e Syusy hanno l'idea del giro del mondo...

 

I Carabi sono la meta più gettonata, la vacanza “esotica” per eccellenza, che ti offre sole-mare-tropici fuori stagione (cioè nel nostro inverno), abbastanza lontana da essere un “altro mondo”, abbastanza vicina da costare relativamente poco. Noi ai Carabi ci siamo stati un paio di volte, cercando di esplorarli in tutti i modi. La prima volta siamo arrivati a Santa Lucia e Martinica, e avremmo dovuto imbarcarci su due charter differenti: una barca che avrebbe dovuto andare a nord con a bordo uno di noi con un operatore per fare una puntata di turistipercaso, e un’altra che avrebbe dovuto andare a sud con il resto del gruppo. Poi è finita che ci siamo imbarcati tutti sulla stessa barca (un catamarano) perché l’altra in realtà non era adatta e disponibile (incerti del mondo del charter…). A Martinica comunque è cominciata a maturare l’idea del Giro del Mondo di Adriatica: qui infatti abbiamo incontrato i primi navigatori, due coppie che avevano mollato tutto, si erano comprate ognuna una barca e avevano iniziato il loro Giro attorno al globo, con un enorme entusiasmo. Negli anni li avremmo incontrati ancora, lungo le tappe successive, a Panama o in Pacifico. Volevano l’avventura, e l’hanno avuta. La prima coppia di amici, a bordo di una deliziosa piccola barca di 11 metri, fecero naufragio in Pacifico, ma furono tratti in salvo. L’altra coppia si è separata, e lui è rimasto felicemente in Polinesia (e continua a mandarci i suoi diari di viaggio sul nostro sito di velistipercaso.it).

VARIABILITA’ TURISTICA CARAIBICA

Ma ai Carabi siamo andati anche ad esplorare cosa si prova facendo una Crociera su una grande nave. Ci siamo imbarcati su una città-galleggiante americana: al Porto di Martinica all’inizio l’avevamo scambiata per un palazzo di 5 piani. E’ più di un Hotel galleggiante, è proprio un Paese, abitato da più di 5.000 persone. In particolare è una sorta di Paese dei Balocchi, o meglio di Disneyland: c’è una enorme piscina, diversi teatri, casinò, piste per correre, si può fare anche golf, ci sono svariati ristoranti a tema, e una pizzeria aperta 24 ore al giorno dove, gratis, puoi mangiare anche il gelato. Ci sono gli animatori (io Patrizio ho vinto una gara a chi aveva il petto più villoso) e spettacoli continui. Si possono anche noleggiare abiti da sera (smoking!) per fare bella figura. Dopodichè il nostro Paesino galleggiante si sposta (soprattutto di notte) e attracca alle varie Isole, dove divisi per gruppi si possono fare le escursioni. Le navi americane propongono gite più pop, le crociere europee e italiane in particolare hanno attenzione anche per visite di spessore culturale. Mentre io-Patrizio ero all’ingrasso in Crociera, io-Syusy invece esploravo le Granadine via terra per conto mio, facendo ovviamente un sacco di magnifici incontri umani per-caso… Insomma, ai Carabi si va in barca a vela, in crociera, si può andare in un Villaggio turistico o ci si può spostare di isola in isola anche con le linee aeree interne, ma come sono, cosa sono, i Carabi?

LA SOLITA STORIA…

Anche per i Carabi, come per tutte le mete del mondo, un po’ di storia non fa mai male, per capire dove si va. La parola Carabi deriva dalla parola Karipo, che il lingua Caribe voleva dire “uomo”. Ma di uomini, ai Carabi, ne sono passati tantissimi, di colore e di mentalità diversissime. All’inizio c’erano gli Aruaki, che erano paciosi e tranquilli, poi dal Sudamerica sono arrivati appunti i Caribi, bellicosi, navigatori e guerrieri, che prima di mischiarsi con gli Aruaki li hanno un pochino massacrati. Quindi sono arrivati gli Spagnoli, anzi, è arrivato Cristoforo Colombo (il 12 ottobre 1942) e il massacro è continuato, con metodi più “moderni”. Tutta la zona poi è stata conquistata e contesa dalle potenze coloniali europee: oltre agli Spagnoli sono arrivati Inglesi, Francesi, Olandesi e persino Danesi. Gli Indios Caribi però non ne hanno voluto sapere di lavorare per i nuovi padroni, perciò, per avere mano d’opera da impiegare nelle piantagioni, i Colonialisti hanno importato un sacco di schiavi neri dall’Africa. Da ultimi sono arrivati anche i nordamericani, che hanno “comperato” una parte delle Isole Vergini dai Danesi, all’inizio del ‘900, per 25 milioni di dollari… Ecco spiegata la varietà pazzesca di lingue che si parlano ai Carabi: il francese, lo spagnolo, l’inglese, l’olandese, il papiamento (spagnolo+portoghese), il creolo (inglese+francese+africano) e il patua (creolo+africano). Ed ecco spiegate le infinite varietà di colore di pelle, e anche – perché no – le diversità di carattere… A questo proposito azzardiamo una nota, magari politicamente scorretta, certamente discutibile, ma comunque condivisa da molti turisti: nelle Isole dove si parla spagnolo sembra di respirare una atmosfera più rilassata e accogliente. Dove si parla inglese si percepisce una maggiore tensione, sembra che resistano divisioni sociali più nette fra popolazione di colore e bianchi. Dove comanda ancora la Francia ci sono le contraddizioni tipiche dei territori d’oltremare, tipo Polinesia: i lati positivi innegabili sono però un notevole sviluppo e situazioni molto ben sostenute da finanziamenti e incentivi. Sono solo impressioni, naturalmente, ma supportate dalle diversità storiche delle varie Isole. E’ innegabile infatti che se tutti i coloni furono terribili, gli Spagnoli alla fine si son mischiati ai nativi e ai neri, i Francesi hanno patito ai primi del ‘800 una sorta di contraddittorio senso di colpa post-rivoluzionario, mentre gli Inglesi hanno sempre dato poca confidenza…

PIRATI & CORSARI

Molti di noi hanno cominciato a conoscere questi posti col nome di Mar delle Antille, descritti nei romanzi di avventura dei Pirati e dei Corsari, magari di Emilio Salgàri. Ma al di là della letteratura, ancora una volta è la storia a spiegare cosa è successo: in realtà, nel ‘600, per contrastare la flotta spagnola, Inglesi e Francesi e Olandesi hanno “autorizzato” gli equipaggi dei Corsari ad attaccare i galeoni ispanici. Dopodichè, finita la Guerra di Corsa vera e propria, i distinti Corsari non hanno smesso, ma si son messi in proprio, e sono diventati i sanguinari Pirati. Con la grave crisi economica pre-globalizzazione dei primi del ‘700, un sacco di gente (marinai, coloni) è rimasta senza risorse, e i Pirati sono diventati tanti e cattivi. Del resto un’altra crisi economica, questa volta della seconda metà ottocento, ha determinato l’assetto economico attuale delle isole: prima c’erano i latifondi di canna da zucchero, coltivati dagli schiavi; poi negli Stati Uniti e in Europa hanno cominciato a coltivare la barbabietola da zucchero, la schiavitù man mano è stata abolita, ed ecco serviti i presupposti dell’attuale crisi di vocazione economica e produttiva di questi luoghi. Era rimasta la pesca, e poi è arrivato il turismo. A parte Haiti, che non a caso – anche prima del terremoto – da allora non si è mai ripresa economicamente ed è uno dei Paesi più poveri e disgraziati del mondo

  • 9648 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social