Isola di Sal: per rigenerarsi

A Malpensa avvisto subito quelli che saranno "troppo i nostri nuovi migliori amici". Li seguo con lo sguardo. Hanno negli occhi la nostra stessa voglia di partire, di sparire per un po', di staccare la spina, di conoscere gente nuova, ...

  • di Tuppa
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

A Malpensa avvisto subito quelli che saranno "troppo i nostri nuovi migliori amici". Li seguo con lo sguardo. Hanno negli occhi la nostra stessa voglia di partire, di sparire per un po', di staccare la spina, di conoscere gente nuova, e di lasciare Milano, al suo freddo, alla sua caoticità, alla sua gente frenetica.

Quello col giubbino rosso sarà mio amico. E' deciso.

In volo proiettano "Save the Last Dance". Io e Simona l'avevamo già visto al cinema. Qui è sottotitolato in portoghese. Si, perché dove stiamo andando parlano portoghese.

Barbara è fatta di melissa. Gliel'ha consigliato Simona di prenderla. Ha effetto calmante. E Barbara ne ha bisogno, perché è terrorizzata dal volo. Siamo a pochi mesi dall'11 settembre, e non ha accettato una meta più lontana perché se è più lontana, ci sono più probabilità di un attentato. Così dice! Il mio occhio sinistro è sempre vigile e guarda fuori dal finestrino. Ci siamo. Panico. Un'isola piccolissima. E' Sal.

Riesco a vederla tutta con uno sguardo. Sicuri che la pista sia abbastanza lunga? Questo mi chiedo mentre l'aereo plana verso terra. Non penso a cosa succederà nei giorni a venire. Penso a atterrare. E da li verrà tutto il resto.

Il mare qui è oceano. Non avevo mai visto l'oceano prima d'ora.

E' una sera di novembre e 6 ore di viaggio mi hanno massacrato le chiappe.

Primo dettaglio. Caldo pazzesco. Aspettiamo i bagagli. E non nego che ho paura che proprio i miei siano andati persi. Si, insomma, ce l'hanno avuta tutti questa sfiga una volta nella vita, perché non dovrebbe capitare anche a me, proprio nel mio primo viaggio fuori dall'Italia? Ma niente è andato perduto. Sul pulmino tra l'aeroporto e il Djadsal ci spiegano le regole di comportamento per i giorni a seguire.

Non date mai le spalle all'oceano. Le onde anomale arrivano quando meno te l'aspetti.

Non date soldi ai bambini in paese, perché qui la popolazione è molto povera, i bimbi si abituerebbero a chiedere soldi ai turisti e i genitori soffrirebbero perché non possono accontentare allo stesso modo i loro piccoli.

Usate la crema protettiva per tutta la durata del soggiorno, perché i raggi anche se non sembra, sono molto forti.

E così via.

Io guardo fuori dal pulmino. Non c'è niente. E' tutto deserto. Qualche casa bassa qui e là. Nient'altro.

Ah si, c'è l'edificio di Telecom Italia. Chi l'avrebbe mai detto! Arriviamo. Gli omini del villaggio ci danno il benvenuto. Io faccio foto a raffica a tutti i bambini che incrocio.

L'omino col giubbino rosso è al tavolo di fronte al nostro. E' destino. AmicoooOOOoo! C'è una brezza leggerissima che allevia le pene dovute all'afa.

Finalmente nel nostro bungalow. Decidiamo chi dorme dove, ci spogliamo, e finalmente mettiamo le ciabatte.

La vacanza ha inizio.

Il primo sole non mi trova impreparata. Ho la protezione 2 con me!! E la Nivea idratante.

Ecco cosa succede da qui in poi. Cellulari irraggiungibili dal resto del pianeta Internet inesistente. Il vecchio mondo non è che un vago ricordo.

Al trio aggiungiamo subito Antonella, in vacanza da sola, non poteva non diventare la nostra nuovissima migliore amica.

Gli animatori diventano subito miei fanZ.

Rimbecillisco a più non posso e tutti i giochini aperitivo, le sigle, e compagnia bella, mi vedono protagonista.

Non posso farci niente. La bambina che è in me esce sempre fuori appena la metti davanti a un gioco.

Andrea, l'omino col giubbino rosso e i suoi amici diventano nostri compagnetti di vacanza. Si pranza assieme, si cena assieme, si fa tutto assieme

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