Canada: i sentieri selvaggi del selvatico Sasquatch

Tutto quello che il Canada Occidentale offre

  • di Kingsize
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 5
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Io, i canadesi, non so come siano davvero. Non dev’essere troppo chiaro neanche a loro, se è stato necessario pubblicare un libro, “How to be a Canadian”, forse per puntualizzare le idiosincrasie che li distinguono dai cugini statunitensi. “Let’s be English, let’s be French, but above all let’s be Canadian!”, si legge a Canada Place, un moderno centro congressi lungo il bellissimo lungomare di Vancouver mentre, dalle banchine, i bagagli vengono caricati su transatlantici che, se affondassero, ridurrebbero la popolazione mondiale del 2 per cento. Non li conosco bene, i canadesi, ma per tre settimane ho respirato la loro aria, percorso i loro sentieri, toccato con mano la loro storia, riuscendo perfino a evitare i loro hamburger. Azzardo quest’equazione: i canadesi stanno agli americani come gli svizzeri stanno agli italiani. Sono più ligi, quindi c’è meno controllo. Le regole sono più stringenti, ma sono state internalizzate al punto che tutto quel che si percepisce è la libertà, la libertà di essere civili tra persone civili. E si beano di questo loro essere simili ma diversi, di avere tutto quello che hanno i loro famigerati vicini ma senza la turbolenza: l’orgoglio ma non l’invasività, le risorse ma non la miscondotta, le possibilità ma non l’esibizionismo, la popolazione cosmopolita ma non il malcelato razzismo. Il territorio è meno antropizzato, quindi più indomito e potente. Al contrario dei paesi del vecchio mondo, che stanno scontando non si sa bene quale colpa, il Canada ha un futuro. E un presente altrettanto roseo: dappertutto c’è gente che si diverte – così ci siamo uniti a loro. Col consenso di tutti, la seconda parte dell’itinerario proposto da Avventure è stata cambiata per evitare alcune criticità e rendere il viaggio più vario.

Le strade larghe di Calgary, dove le automobili si fermano appena un pedone s’avvicina al bordo del marciapiede, ci avvisano che non siamo in Kansas anymore ma già over the rainbow. La risposta ritardata del cambio automatico sembra assecondare la circolazione stradale che non è, come da noi, un campo di battaglia, che non conosce parcheggi in doppia fila e che vanta arterie in ottime condizioni anche nei tratti meno trafficati. Unica, ineludibile croce sono i parcheggi, che si fanno profumatamente pagare, e dove necessariamente occorre lasciare la vettura. Fortunatamente alcune destinazioni ne sono provviste, come lo zoo di Calgary, che presenta gli animali contingentati per aree geografiche. Sorprendono alcune presenze esotiche: il condor, il capricorno del Giappone, il bue muschiato e il rarissimo leopardo delle nevi, ma l’angolo più curioso è una grandiosa riproduzione dell’ambiente al tempo dei dinosauri: rocce primigenie, stagni e boschetti di felci da cui s’affacciano sauri e ornitopodi a grandezza naturale – abbastanza perché chi fosse curioso sulle attività di un corpo celeste capisse come il nostro pianeta s’era dato da fare per, letteralmente, preparare il terreno per l’arrivo degli umani.

Poche decine di chilometri a est, a Brooks, quale è stato il piacere di poter scavare le ossa di veri dinosauri nel parco provinciale a loro dedicato! In una valle dall’aspetto davvero primordiale in cui sono confluiti i fossili di molti animali, si scava, sotto la guida di un ranger, alla ricerca di nuovi reperti. Per ore martello e scalpello battono a vuoto, poi improvvisamente la roccia si apre svelando una falange o una costola. Il ranger provvede a imbevere d’un liquido fissante i fragilissimi ritrovamenti, che vedono la luce dopo decine di milioni di anni. Quest’emozionante contatto diretto permette di apprezzare pienamente il magnifico museo di Drumheller, onorato dall’irreprimibile Elisabetta coll’appellativo di “Royal”. Oltre una grande vetrata, i tavoli dei ricercatori sono ingombri di attrezzi e macchinari dedicati, e nelle gallerie l’allestimento di originali e di calchi è ugualmente avvincente sia per i tanti bambini che le affollano che per i genitori che li accompagnano. Il museo offre anche visite guidate ai calanchi circostanti: piccole, spoglie e accidentate colline di argilla striate da sedimenti di metalli e di sali che, friabili come sono, portano segni di dilavamento. Le forme a fungo – in italiano romanticamente soprannominate “i camini delle fate” – si ritrovano in vari punti delle Montagne Rocciose canadesi, mente le colline a budino ricordano, in piccolo, le Badlands del Nord e Sud Dakota, labirinti desertici da dove più di un carro di pionieri non riuscì a riemergere. Della storia di quel tempo il West canadese rivela i particolari nelle piccole collezioni cittadine (deliziosa quella di Agassiz) e in alcuni musei all’aria aperta. L'Heritage Park Historical Village di Calgary ha un’affascinante collezione di automobili e di pompe di benzina d’epoca tirate a specchio. Le case e i negozi, salvati dalla demolizione e traslati nel villaggio, presentano mercanzie e arredi originali: perfino il personale veste abiti dell’Ottocento

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