Allah Korusun! Dalla Tracia alla Colchide

Viaggio in camper in Asia Minore tra Turchia e Georgia

  • di Agnese Palma
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

L'imbarco a Bari per Durazzo è quanto di più caotico si possa immaginare.

Sarà che è il primo di agosto e gli emigranti tornano a casa, ma la nave è zeppa e la disorganizzazione non scherza. Si parte con due ore abbondanti di ritardo e si sbarca con il medesimo ritardo ma inaspettatamente le operazioni di sbarco e controllo documenti a Durazzo sono veloci.

Poco male per il ritardo, nel viaggio itinerante ci si deve armare di pazienza, anche gli intoppi faranno parte degli aneddoti e del colore. Del resto, provate a prendere i mezzi pubblici a Roma in un qualunque giorno feriale!

Dopo essere stati taglieggiati con l'obbligatoria assicurazione, la scelta è entrare in Grecia passando a sud o a nord del lago Ohrid. Per raggiungere la tratta Salonicco-Istanbul decidiamo, mal consigliati dal navigatore, che conviene passare a nord perché la strada è più veloce.

Prima di avviarsi all'interno delle montagne si attraversano alcuni centri urbanizzati e si procede lentissimi: cocomerari, banchetti di frutta e merci varie a bordo strada, buche, gente che attraversa; tutto ciò contribuisce, aiutato da uno stile di guida libero dai vincoli del codice stradale, al caos urbano.

In questi paesi siamo lontani dalla precisione della tabella di marcia del viaggio nel nord Europa, eppure la mia simpatia va al povero sud est europeo. È una botta di nostalgia, è l'Italia di quando ero bambina, popolare, i vestiti dozzinali, le vetrine con gli abiti da sposa bianchi e gonfi come meringhe, il baretto estivo con i tavolini di plastica, le donne con la sporta della spesa, i bambini liberi di sporcarsi e sbucciarsi le ginocchia.

La strada che conduce in Grecia si inoltra per montagne verdi, in tutto simili al nostro appennino, è una buona strada, nuova, doppia corsia ma è bene attraversarla con il pieno di carburante.

Si deve passare per Pristina e ci sorprende un posto di frontiera per entrare nel Kosovo, con ulteriore balzello assicurativo, e poliziotti con le divise nuove di zecca e i lettori ottici di passaporto. Avranno avuto i finanziamenti da mamma Europa, generosa dopo aver attizzato gli odi etnici per favorire il separatismo. L'autostrada è nuovissima e si vedono villini a schiera in costruzione.

Ci vuole molta pazienza nell'attraversare i paesi balcanici, dopo 150 km ci aspetta un'altra fila, altra frontiera, quella con la Macedonia. Fortunatamente il passaggio in Grecia è più scorrevole, ma mi convinco sempre più che non si può ragionare per percorsi autostradali come fa il navigatore, che ha l'elasticità mentale del bit.

La frontiera con la Turchia è una fila di macchine targate Deutchland, ma non è un'invasione di turisti tedeschi, è la vasta comunità di emigrati turchi che tornano a casa per le ferie, quasi tre ore di attesa! Arrivando ad Istanbul nella periferia, che ormai ingloba diversi paesi limitrofi, si incrociano quartieri ultramoderni, che si accendono come una Las Vegas alle porte d'Oriente, quando arriviamo sul calar del buio. Sembra una città della fantascienza, una sorta di Blade Runner senza pioggia, in cui incredibilmente le cupole argentee delle nuove moschee si inseriscono senza contrasto, come osservatori astronomici di lontane galassie. Purtroppo non sono segnali di maggior diffusione di cultura scientifica ma di ripresa dell'oscurantismo (al pari delle nostre chiese cattoliche), di arretramento della laicità tanto voluta, un secolo fa, dal loro venerato padre della patria e leader della rivoluzione, Mustafa Kemal Ataturk

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