Dal Mediterraneo all’Atlantico

In bici attraverso il Cammino de Santiago

  • di zest
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 
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Pensare ad un viaggio è un po’ come pensare a se stessi, alle proprie aspettative, alle emozioni che rincorri, a quello che ti manca e a tutto ciò che tu credi ti possa rendere felice. Nel mio ultimo viaggio in bicicletta mi è capitato di leggere sia sui muri lungo il percorso che nei diari di altri viaggiatori, molte frasi che cercavano di racchiudere in poche parole l’essenza di questa avventura: percorre il cammino chi è in cerca della felicità; in passato si percorreva il cammino per salvare la propria anima, ora lo si percorre per trovarla; non sei tu che stai facendo il cammino, ma è il cammino che sta facendo te. La motivazione principale che mi ha spinto ad affrontare questa bellissima avventura è stata l’esigenza di conoscere e di rapportarmi con persone con delle forti motivazioni, persone che credono con forza in qualcosa, qualunque essa sia, e per questo sono disposti a camminare a piedi per circa 35 giorni o di viaggiare in bici per una decina di giorni. Più che alla ricerca di paesaggi incantevoli, ho cercato di guardare i sorrisi che accompagnano tutti coloro che percorrono il Cammino di Santiago. Durante tutto il viaggio si respira, al di là dell’aspetto squisitamente religioso, un’aria ricca di emozioni condivise, si ha l’idea che tutti cerchino qualcosa, che tutti abbiano l’esigenza di migliorarsi, di ritrovarsi, di capirsi, di aprire la propria anima a se stessi. Tutti i pellegrini che percorrono il Cammino hanno la possibilità di entrare in contatto con una umanità ricca dell’esperienza stessa del Cammino, che va aumentando ma mano che ci si avvicina a Santiago de Compostela. Questo viaggio mi ha intrigato molto, la prima cosa che mi ha portato in contatto con il Cammino di Santiago sono stati i diari di altri ciclisti che lo avevano realizzato, poi ho letto il libro di Paolo Coelho “Il Cammino de Santiago”. Ma io non volevo solo percorrere il Cammino, la mia idea era anche quella di andare dal Mediterraneo all’Atlantico. Il pensiero di andare da un mare all’altro mi appassionava molto perché mi sembrava un po’ come attraversare il mondo.

Procurato tutto il materiale tecnico e informativo per affrontare questo viaggio, coinvolgo un mio caro amico, Ippolito, abruzzese di Opi e residente a Roma. Ippolito già l’anno prima sarebbe dovuto venire con me in Sicilia, poi per cause di forza maggiore non ha potuto. Stavolta si è lasciato coinvolgere e così il 7 agosto siamo partiti da Roma in aereo alla volta di Barcellona. Recuperate le biciclette, fuori all’aeroporto le rimontiamo, e dopo varie entrate ed uscite tra autopiste e autovie, con la dritta di un anziano ciclista siamo arrivati sulla Ramblas. Attraversiamo il villaggio olimpico e poi, spolverando i miei vecchi ricordi, la bellissima piazza di Spagna, arriviamo, così, ai piedi della colonna dove Cristoforo Colombo indica la via per le Americhe. Sulla Ramblas ci troviamo tra una marea di turisti, per la maggior parte italiani, alla ricerca di una camera. Trovata la camera con l’aiuto di un tunisino, ceniamo in uno dei tanti ristoranti con tavolini esterni sulla Ramblas e, dopo una buona paella, andiamo a letto. Alle 7 della mattina successiva, usciamo dall’albergo e piove a dirotto: per due ciclisti decisamente non è un buon inizio di giornata. Tuttavia copriamo le borse con il telo antipioggia e partiamo. Ippolito comincia ad avere con le borse i primi problemi, che ci accompagneranno per tutto il viaggio. Risolto un inconveniente al computerino della mia bici, con non poche difficoltà lasciamo Barcellona. Viaggiare in bicicletta, soprattutto nelle grandi città, non è per niente semplice infatti tutta la segnaletica è pensata per le auto e porta di solito su strade precluse alle bici. Superato questo incubo metropolitano, con l’aiuto del mio navigatore arriviamo alla periferia della città e solo dopo mezzogiorno esce un bel sole. Nel pomeriggio, dopo 120 km scanditi da salite feroci, arriviamo a Montblanc, un paesino molto grazioso che ricordo per degli ottimi dolci e le squisite confetture di cotogne

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