Cameroun: Baka e Koma

Viaggio trek fra i Pigmei della foresta del bacino del Congo ed i Koma dei Monti Alantica.

  • di mononeurone
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

Alla mattina presto si parte per il trek.

Una folla di giovani si accalca nel cortile, si offrono per fare i portatori, una sorta di caporalato. L’elegante capo villaggio ne sceglie 4, con che criterio lo ignoriamo. Il più fortunato è quello che si becca lo zaino comune mio e di Anna, sarà si e no 4/5 kg in tutto. Del resto, qui non serve nulla, una maglietta per la notte, sacco a pelo e poco altro. Il mio di zaino invece pesa una sassata, acqua, ottiche, macchina fotografica, batterie a ufo, quasi quasi faccio cambio. Tutti pronti e carichi e ci si avvia. Sono un po’ perplesso, formiamo una colonna insensata per due persone, va bene la tenda, il cibo, ma il tappeto per me si poteva lasciare, ok capisco per loro è tutto lavoro e ne sono molto felici ma: la nostra guida cuoco Chipa, la guida Koma e quattro ragazzi fanno sei persone per due turisti, mi sento a disagio. Da quel momento iniziamo a chiamarci fra noi Lady Marian e Sir Edward, Dukes di Ostrich, fortunatamente non siamo di quelli che vanno in Afrika con la tenutina sahariana color kaki najoleari altrimenti andrei a nascondermi.

I KOMA si dividono fra 4 gruppi principali a cavallo fra Camerun e Nigeria. Ritiratisi sui monti Alantica per sfuggire alle invasioni islamiche hanno vissuto isolati per secoli, trent’anni fa ancora era difficile avere contatti con loro. Io li divido in due gruppi per semplificare “chì de sùra e chì de sòta”. Quelli che abitano nelle erbose pianure ai piedi dei monti, i quali hanno assorbito maggiormente la cultura islamica e che trafficano con altre etnie e quelli di montagna più tradizionali, isolati ed animisti. Il primo giorno di trek è quasi tutto in piano, ci fermiamo di villaggio in villaggio, a volte di una o due capanne ed assistiamo ai lavori base della loro economia di sussistenza, pestaggio del miglio, essiccazione del caffè, tutte le fasi della lavorazione della birra di miglio, costruzione muri di fango, intreccio foglie, ecc. Il paesaggio è una piana polverosa circondata da erbe secche alte ed alberi. Il cielo è grigio d’umidità ma la temperatura accettabile. La preparazione della birra occupa gran parte delle attività, si preparano giorni di festa e tutti fanno scorta. Bollitura, filtraggio, fermentazione, chi più avanti, chi più indietro ma ovunque si incontrano otri o filtri. Non so come sia la preparazione della birra normale ma questo liquido denso di colore indefinito, con tutto il rispetto, non appare molto appetibile, infatti all’assaggio è piuttosto acida, meglio la Tennents! Darei un braccio per una Moretti fresca! Lasciati i villaggi in piano e tutte le loro comari ed attività il sentiero sale dolcemente, sempre fra erbe alte e raggiungiamo la prima comunità a mezza costa dove passeremo la notte. E’ un bel villaggio di capanne di fango e tetti di paglia fra alberi di papaya ed molti altri sconosciuti. Qui le sciure anziane vestono ancora il tradizionale gonnellino di foglie e stringono fra i denti una pipa di legno fumando a ciclo continuo. Piantiamo la tenda in mezzo al villaggio e procediamo nell’attività principale di questo viaggio, giocare con i bambini, i più piccoli spesso scappano spaventati, sopratutto dagli occhiali e dal mio berretto tattico, parlare e molto osservare. Anche qui, come dai Pigmei e nei villaggi da basso lasciamo dei “regalini” precedentemente acquistati, fiammiferi, sapone, sale, zucchero e lasciamo qualche soldo al capo villaggio per l’ospitalità. Moneta nigeriana. Qui, quasi al confine, commerciano più con la Nigeria che con il Camerun, gli chiedo se questa divisione fra due stati gli crea problemi. Che problemi? Mi rispondono, siamo Koma di quà e di là, quale confine? Poi mi fa un discorso sul fatto che non pagano le tasse a nessuno, che da italiano stento a capire

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