Cambogia & Myanmar

Oriente per niente estremo

  • di maurizio3
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

19 febbraio 2016

Il volo Milano-Singapore, che abbiamo preso il 18 febbraio alle ore 11, raggiunge Singapore dopo un volo di circa 12 ore, dove aspetteremo per un paio d'ore la coincidenza per Siem Reap. Sempre buio purtroppo: si percepisce una costa frastagliata, un susseguirsi di isole e isolette (Sumatra e altre più piccole): luci acqua, ponti. Tante navi nella rada, che ci sfilano sotto mentre atterriamo.

L'aeroporto di Singapore è immenso e modernissimo, con una serie di attrazioni come il giardino delle farfalle (che vediamo dormire tra le fronde della vegetazione), il giardino delle orchidee, il giardino incantato.

Nuovo volo verso Siem Reap. Dapprima maltempo e foschia, poi il cielo si apre e il sole ci accompagna lungo la risalita sul mare, fino alla distesa pianeggiante della Cambogia.

Motorini (spesso con tre-quattro persone, bimbi compresi), tuk tuk, barettini improvvisati sulla strada, palme, tempietti, baracche, hotel.

Angkor è imponente. Enorme. Decine di siti, tra la giungla e i corsi d'acqua paludosi. Ai tempi degli khmer erano grandi città, templi, sedi di università. Le mura dei diversi edifici, sebbene in molti punti crollate, riportano ancora le fitte decorazioni; numerose le statue e i bassorilievi. Pietre scure, coperture come cupole rudimentali, un susseguirsi di porte. Spesso gli alberi si sono insinuati tra gli edifici, avvolgendoli con le loro radici e le liane. Cani, polli, bambini e donne che vendono di tutto per due o tre dollari (bibite, abiti coloratissimi, frutta tropicale). E musicisti che intonano nenie rituali con strumenti di fortuna.

Il nostro hotel (apsara residence) è molto vicino al fiume e alla zona della movida locale: l'old market, il night market, pub street. Gran via vai di gente, tuk tuk, bancarelle, negozi, ristoranti. Stoffe colorate (grande varietà di colori ma più o meno sempre le stesse cose), frutta, piccoli oggetti; ma anche caratteristici banchini che vendono cibo cotto in strada, tra cui insetti e piccoli serpenti; molti i wellness center, e almeno un paio di esercizi all'aperto dove i clienti possono, mettendo le gambe in grosse vasche piene di pesci, farsi massaggiare i piedi.

Assaggiamo cibo khmer in un bel ristorante: molluschi, pollo, rane ripiene. Tutto leggermente agrodolce, l'aroma di citronella è un po' ovunque, insistente e pervasivo. Buoni i dolci e la frutta.

20 febbraio 2016

Cominciamo il nostro grand tour da Angkor Wat. Un complesso enorme, ben tenuto, circondato da un fossato amplissimo e coronato da tre alte torri centrali; una prima cerchia di mura e gallerie (in una delle quali assistiamo ad una preghiera rituale presso una statua di Vishnu) racchiude un ampio parco, con stagni e piccole costruzioni, e da un lato le immancabili bancarelle dietro le quali vi è un moderno luogo di culto buddista. La strada lastricata per arrivare al secondo cerchio è lunga e assolata, colma di turisti. Il secondo cerchio (o meglio rettangolo) è come il precedente, impreziosito da intarsi e bassorilievi raffiguranti sinuose apsara (ninfe celesti). Quest'area non era un tempo accessibile se non agli eletti, e dava su cortili e vasche. Infine l'ultimo cerchio, sopraelevato, da cui parte l'accesso alla torre centrale. Tornando indietro ripercorriamo tutto il terzo cerchio in senso antiorario per poter ammirare enormi e straordinari bassorilievi: battaglie terrestri e celesti, rappresentazioni di paradiso e inferno che tanto ricordano mutatis mutandi il poema dantesco

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