Cambogia: non solo Angkor

Viaggio in un Paese che, nonostante la terribile storia non troppo lontana, crede nel futuro e ha ancora voglia di sorridere

  • di Devis&Claudia
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Partenza da Venezia, scalo ad Abu Dhabi, poi a Bangkok, e infine arrivo a Siem Reap.

Viaggio lunghetto, ma appena ci rendiamo conto di essere passati dai 5 gradi Italiani ai 37 gradi cambogiani, ci sentiamo subito meglio e ci scordiamo della faticaccia del viaggio. Usciamo dal piccolo aeroporto e ci facciamo portare al nostro hotel.

Giusto il tempo per una rinfrescata ed un riposino e partiamo alla scoperta della nostra prima tappa. Siem Reap. Ci dirigiamo verso Siratha st dove si trova il centro della cittadina: passeggiamo per la movimentata Pub Street, costeggiamo Siem Reap River per qualche isolato e ci perdiamo per le vivacissime bancarelle dei vari mercati notturni del centro turistico, passando dall’Angkor Night Market, al Moon Night Market, all’Old Market fino all’ Art Center Market appena al di la del fiume.

Presi da un attacco di fame ci lasciamo catturare da uno dei localini di "The Alles st," dove integriamo i liquidi ed i sali persi dal caldo con qualche birra Angkor alla modica cifra di 0.50 $ al bicchiere.

A mano a mano che cala la sera le viette del centro si popolano di turisti, di bancarelle piene di frutta dove preparano frappe dai gusti esotici, bar improvvisati dalle luci fluorescenti e da colonne di motorini e tuk tuk che accompagnano ed attendono i clienti per i vari spostamenti.

Anche noi ci facciamo convincere da uno dei ridondanti "tuk tuk Sir" per farci accompagnare a casa, così conosciamo Boui un ragazzo cambogiano di circa 30 anni.

Come tutti i driver di tuk tuk, Boui esibendo tanto di mappe e di fotografie, si rende disponibile per l’indomani ad accompagnarci a visitare i Templi di Angkor. Conquistati dalla sua simpatia e dal suo sorriso smagliante, ci facciamo convincere, così gli diamo appuntamento per il mattino seguente.

Più preciso di un orologio svizzero alle 9 in punto il nostro guidatore è davanti all’hotel.

Districarsi nel traffico cittadino ci sembra veramente un’impresa da eroi. I semafori sono quasi inesistenti e quando il nostro driver si ferma all’unico incrocio semaforico lungo il nostro tragitto, si gira verso di noi imbarazzato e sorridendo si scusa per essersi fermato dicendo: "SORRY, Red" e scuote la testa in segno di disapprovazione.

Deve considerarlo come uno strumento alquanto bizzarro soprattutto se si considera il loro "codice" stradale: i mezzi escono contemporaneamente da tutte le direzioni, passando sia da destra che da sinistra per poi immettersi tranquillamente nel corretto senso di marcia.

Inizialmente non è facile capire come facciano a non scontrarsi, ma piano piano si comprende che le loro regole sono basilari ma fondamentali: - precedenza al più grosso (camion/bus vincono su auto; auto vince su tuk tuk, tuk tuk vince su motorini e motorini vincono su biciclette); - schivare, schivare, schivare.

E i pedoni? - buttarsi e farsi schivare. Lungo il percorso ci fermiamo a comprare i biglietti d’entrata. Le offerte sono molto allettanti (3 giorni 40$ o 7 giorni 60$), ma il nostro programma di viaggio ci limita nella scelta, così comperiamo il biglietto per un unico giorno di visita al prezzo di 20$.

Prima fermata: Angkor Wat

L’imponenza di questo edificio è veramente sorprendente. Ammettendo la nostra scarsa conoscenza della cultura e dell’architettura Kmer, ci limitiamo a passeggiare per i numerosi corridoi dell’edificio principale ammirando e fotografando le varie sculture e le raffigurazioni sulle pareti. E’ impossibile non riconoscere la bellezza e comprendere l’importanza ed il valore di questa opera

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