California e Messico per due

Due sessantenni a spasso per la West Coast

  • di POGGIA1953
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro

Alle 5 p.m. una nebbiolina oscura Alcatraz che non si vede già più.

Ritorniamo in hotel, loro mangiano presto, noi abbiamo fatto tardi, prendiamo un giubbino e torniamo al pier 39 a cena al "Fog Harbour" con vista sui pontili, le luci del Fisherman Wharf sullo sfondo e luci soffuse. Pesce cucinato benissimo: cena per due - solo birra a 62$ in un locale assolutamente da consigliare. Abbiamo visto il Bubba Gump Shrimps, ricordate Forrest Gump? Da dimenticare! Chiassoso, disordinato, camerieri sciatti e svogliati, ma soprattutto caro. I poster alle pareti con le immagini del film e la coda per entrare non giustificano tutto questo. Dopo cena, quattro passi, anzi due, perché la Patty è stanca (io invece di più), decidiamo di rientrare con un vecchio tram anni '40. San Francisco ha acquistato esemplari unici di tram da tutto il mondo, stupendi e rimessi a specchio, e li usa sulle linee urbane brevi di downtown. Alla guida del mezzo, che evidentemente sta provando il percorso per un futuro improbabile rally, c'è la sosia di Whoopi Goldberg. Simpaticissima, spiritosa, scherza con tutti, gioca con le parole ed ha un sesto senso per capire da dove arrivi. Nei ritagli di tempo guida il tram a velocità folle, ma è San Francisco ed è così.

Cambio di linea a Powell per il Cable Car. Incredibili questi americani, sono andati sulla luna che ero un ragazzo, ma girano ancora i tram a mano.

Venerdì 3 giugno

Tra una cosa è l'altra usciamo alle dieci passate e ci troviamo al secondo piano del bus turistico in Union Square. Traffico caotico, non si viaggia. Città da girare a piedi o coi mezzi. Vista così San Francisco sembra non avere un'anima precisa, dopo ancor peggio. Alterna grattacieli tanto belli da lontano quanto brutti da vicino a file di case disordinate interrotte ogni tanto da qualche costruzione più strana che bella, o case eccentriche di personaggi famosi. Alla fine, il punto più attraente si rivela il Fisherman Wharf con il Pier 39. Esempio vincente di come si riconverte un quartiere di pescatori. In mezzo, in ordine rigorosamente casuale colazione da Starbuck. La Patty suggerisce un caffè in due, ok. Se avessi ordinato una birra grande avrei avuto un bicchiere più piccolo!

Caffè (???) da dimenticare!

Cambiamo bus, direzione Sausalito via Golden Gate. Giornata caldissima, sole pieno, costeggiamo la periferia, superiamo i tunnel e percepiamo l'imminenza di sua maestà il ponte, preannunciato dalle sirene delle navi che lo attraversano, all'improvviso... freddo e nebbia. Non la nostra nebbia appiccicaticcia e ferma, ma nebbia quasi "asciutta" e velocissima, che gioca con le cime del ponte in un continuo vedo / non vedo. Freddo becco, inutile dire che dopo cento metri dalla fine del ponte ritorna il sole, e picchia duro.

Sausalito è molto carina, scicchettosa e raffinata, sembra la Porto Cervo del posto, con pulizia ed ordine svizzeri. Ex borgata di pescatori, ha conservato il fascino originario ingrandendosi, rispettando gli spazi e curando il verde. Un bel passeggio, bei negozi, cari e ricercati, orgogliosa della sua bellezza conquistata e conservata.

Due cose saltano all'occhio: l'educazione di chi guida ed il rispetto dei pedoni, e lo stile italiano. Noi forse diamo troppo per scontato il nostro modo di essere. Ho molto apprezzato lo stile casual tipico degli states, ma quel negozio - Canali - con quell'arredo, i colori, l'abbigliamento dei commessi, il tutto assieme, mi ha ben ricordato quale sia il nostro punto di eccellenza.

Mega birra - ottima - con la Patty che non contesta, anzi se la gode, e poi rientro a Frisco con rinfresco (10 gradi centigradi) omaggiato dal Golden Gate. Cena al Pier 39 con un eccellente "cioppino" ovvero una zuppa di pesce con l'immancabile granchio del Pacifico. Il cameriere, troppo untuoso e gentile, gay friendly anziché no, ci sodomizza due bowls di acqua gasata a 15$ l’una al posto di quella normale a costo zero che dovrebbero servire di default, e mi solleva da ogni scrupolo per le mance che rigorosamente mi rifiuto di lasciare.

Lui: ma io prego i mezzi per venire a lavorare.

Io: caro, non sai quanti tram ho preso io oggi. Uno pari palla al centro.

Intanto tira un vento freddissimo e la coda per il cable è sofferenza pura. Back-up foto e nanna.

Sabato 4 giugno

Tempo mezzo grigio, destinazione Japaneese Tea Garden. La prima cosa che mi chiedo è come mai venga ignorato dalle guide. È una piccola perla inserita nel grandissimo - anzi enorme - Golden Gate Park e merita sicuramente una visita con sosta. Solo qualche immagine può dare una vaga idea di quanto bello sia. Tra piante ad alto fusto, bamboo, gingko biloba e conifere centenarie dalla struttura bonsai e ginepri contorti, si snodano vialetti con ponticelli, corsi d'acqua, cascatelle e pagode di ogni dimensione. È una bellezza non aggressiva, non stupisce, non mozza il fiato anzi, lo regolarizza con la pace e la quiete che trasmette. Solo un orientale poteva pensare e realizzare un'armonia cosi statica e dinamica nel contempo. Prendiamo un tè con dei dolcetti di riso aromatizzato, e rimaniamo a lungo seduti. Facciamo fatica a decidere di ripartire.

Haight-Ashbury, quartiere fricchettone anni '60 dove nipoti e figli dei figli dei fiori espongono in negozi incredibili di abbigliamento vintage cianfrusaglie che contro ogni aspettativa sono apprezzate. Murales di Bob Marley, rasta, musica a palla. L'isola su cui appoggiano i due tratti del ponte di Auckland si chiama Yerba Buena, ma la migliore sicuramente la si trova ad Haight-Ashbury. Particolari sono le casette molto colorate e decorate, tutte in legno e tutte sostanzialmente molto simili

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