California e Messico per due

Due sessantenni a spasso per la West Coast

  • di POGGIA1953
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Mercoledì 1 giugno 2016

Levataccia. Malpensa ok. iPhone e iPad - eccellenti compagni di viaggio - aggiornato in tempo reale con prenotazioni, imbarchi ecc. Check-in regolare e imbarco Lufthansa. Servizio eccellente, aereo (A320) ancor meglio, nuovissimo. Arrivo a Francoforte puntualissimo, segue incontro con un aeroporto di dimensioni inquietanti. Sedere q.b. e sbattiamo praticamente alle connessioni internazionali. Controllo rapido passaporto, e via al gate United Airlines, dove una simpatica donna in divisa, dai tratti asiatici, ci dice di metterci in fila al cartello n.3 - ma pretende di metterci proprio in fila indiana...

United Airlines, fantastico. A bordo degli aerei americani le cinture sono 50 cm più lunghe, è una goduria. Pranzo a bordo: pollo al curry, e si capisce perché in aereo i finestrini sono chiusi.

Povero pollo, poteva volare ancora...

Ma in aereo l'unica cosa che non vola è il tempo, d’altronde, meglio non essere “precipitosi”. Ma 11 ore continue in aereo sono davvero tante. United Airlines offe Wi-Fi a bordo, ed una signora americana, gentilissima, ci regala una spina adattatrice per alimentare il mio iPad. Scambiamo due chiacchiere, ed è il primo confronto con la loro logica così open-minded.

San Francisco, incredibile. Aeroporto, Bart, Union Square, e siamo in centro in mezz'ora. Scopriamo che il nostro hotel in Chinatown è a due passi dalla porta del drago e dai cable cars. In Chinatown puoi cenare sino alle 9 p.m. che già è raro qui. A quest'ora di sera la zona è deserta, c'è vento ed è freddo. La cima della Pyramid è annebbiata e le luci hanno un effetto ovattato, quasi novembrino, che si accompagna alla tristezza delle tantissime lanterne rosse spente.

Ho freddo, vogliamo rientrare dopo una giornata di 27 ore circa, e per ora va bene così.

Giovedì 2 giugno

Ore 4 a.m. Ho due palle da golf al posto degli occhi, mi guardo nello specchio del bagno, sveglio come non mai in piena crisi da jet lag; la Patty parla una strana lingua inglese di giorno e russa di notte. Io non ho sonno e mi innervosisco, mentre le palle da golf si trasformano in palle da tennis mentre scendono di circa un metro, molto aiutate dalle condizioni dell'hotel - ma si sa che negli states tutto è ingrandito; definirlo pensione sarebbe anche troppo.

Usciamo con calma, bel mattino, sole, aria tiepida, sistemiamo Muni Pass e sim AT&T, quattro passi ed abbiamo fatto già chilometri. Cable car e pranzo alle 3 p.m. da un italianissimo ristorante siciliano. Buono, clam chowder e granchi non male, prezzo corretto, evitando gli espressi e l'acqua Brio blu avremmo risparmiato 20$ ovvero un terzo del costo. Ok, servono ottima acqua in brocca e faremo senza caffè, che pur se italiano non è niente di che. Pier 39 da vedere. Molto americano, kitsch quanto basta, ma pieno di vita, colore e gente sempre sorridente e gentilissima. Il loro sorriso, il loro modo easy mi sta affascinando. Ecco come vivere una metropoli a zero stress. In tram, a piedi, se qualcuno ti vede dubbioso si avvicina e se può ti offre un consiglio, sempre col sorriso sulla bocca e negli occhi.

Leoni marini: non prendeteli, puzzano a lot indeed. Sono giocosi, rumorosi, sociali e del tutto indifferenti di noi umani. Sono anche carini, specie i cuccioli che giocano in modo chiassoso o riposano immobili

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