Busseto

Ciao a tutti viaggiatori per caso e mica tanto, mi chiamo Monica e oggi volevo presentarvi il posto in cui lavoro. Si chiama Busseto, è piuttosto famoso perché è la città in cui è nato e vissuto un compositore anche lui piuttosto famoso, che a fine Ottocento si era guadagnato una discreta fama e un buon cachet. Certo, non tanto quanto Michael Jackson, non stava né coi bianchi né coi neri, ma più coi ...Verdi, infatti ha sempre amato la campagna. Busseto ha una bella Piazza, con un castello turrito che è sede degli uffici del Comune e dell’ufficio turistico (che è dove lavoro io), ma soprattutto ospita il Teatro, un piccolo gioiellino di metà Ottocento che incanta grandi e piccini con i suoi palchi dorati e l’opulenza dei suoi velluti porpora. Tutti i giorni accompagno qualche turista NON per caso che viene in questo posto come in pellegrinaggio e non resiste ad intonare qualche nota del “Va Pensiero” (che, a proposito, è la hit più scaricata del musicista di cui vi parlavo prima), in quello che considera un tempio della musica. L’acustica è perfetta in questo piccolo teatro che tiene solo 300 posti e i gorgheggi degli aspiranti tenori risuonano spesso risvegliando le orecchie impigrite di chi è abituato al ronzio della televisione o ai suoni ripuliti dei cd e degli mp3. Il foyer è una delle stanze più carine e fotografate, anche lì domina il velluto rosso e c’è un enorme specchio che mostra chi entra e chi esce dalla porta perché, sostanzialmente, era la stanza dove si andava a “fare salotto”, cioè spettegolare. Il gossip è un vizio tipico della gente di tutte le epoche, lo sapeva bene anche il nostro musicista, che fu costretto a trasferirsi in campagna perché a Busseto “centro” nessuno salutava la sua compagna, cantante famosissima, “colpevole” di aver avuto un paio di figli in gioventù senza essersi sposata e senza averli riconosciuti. Busseto di metà Ottocento non ammetteva la convivenza per cui i due, decisi a salvaguardare la loro privacy, dovettero rifugiarsi in una mega villa circondata da alberi - quasi a coprirne la vista- e bodyguards. Non mancavano i cani, quello preferito, Loulou, che viveva in casa trattato come un figlio, e quelli da guardia, che il nostro Maestro un po’ esasperato sguinzagliava contro gli artisti improvvisati che riuscivano ad intrufolarsi nel parco della villa per improvvisare inopportuni concertini o omaggi stonati e sgraditi. In effetti, il povero autore non ne poteva più di veder maltrattate le sue opere, e ad un certo punto decise di dare un alt alla banda di paese che si appostava in stazione a Fiorenzuola ogni volta che ritornava da un viaggio in treno. Oltre a valente musicista, il nostro era anche un gran buongustaio, e ha lasciato diverse lettere in cui dava consigli ai suoi amici sulla giusta cottura della “Spalletta di San Secondo”, uno dei tanti deliziosi derivati del maiale che rendono la cucina della bassa Parmense così golosa. Forse faceva i suoi acquisti in una salumeria che esiste ancora oggi, anzi, per essere precisi, una “Salsamenteria”, che si trova sotto i portici del Corso a Busseto. A parte che per questo shopping enogastronomico, non frequentava molto la cittadina, ma amava ripetere: “Sono e sarò sempre un paesano delle Roncole”, perché nella minuscola frazione di Roncole era nato e ancora oggi si può vedere la sua casa. Non si vergognava delle sue umili origini, anzi, ne era orgoglioso come ogni self-made man. Una volta morti i genitori, però, non se ne sarebbe fatto nulla di quella piccola casetta, e la voleva demolire. I marchesi Pallavicino per fortuna glielo impedirono: la acquistarono e la fecero diventare Monumento Nazionale e quindi, da allora, intoccabile!


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