Budapest, la città mosaico

Budapest mi ha fatto scoprire una curiosità nuova che si può provare viaggiando, non nei confronti della meraviglia, ma della realtà; in contatto con le tensioni e le pulsioni di una città che bolle in pentola e in cui ogni ...

  • di pannapanni
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

La sensazione che Budapest mi lascia dopo avermi ospitata per quattro giorni è di confusione. Confusa dalla commistione di stili e situazioni che in questa città convivono l’uno sull’altro, e di cui il senso generale è difficile da afferrare. I Turchi hanno lasciato l’abitudine dei bagni termali, i francesi i grandi viali, gli austriaci i palazzi, i nazisti un’ombra nera la cui memoria è forte passeggiando nel vecchio ghetto; dei Russi si sente un’eco a volte nostalgico ed in tutto ciò l’origine magiara dell’Ungheria costituisce la base su cui tutti i pezzi del puzzle si incontrano. Budapest è una “Parigi dell’est”, come disse un mio amico, ma di Parigi non ha il suono. In questo viaggio non c’è poesia, non ci sono quei momenti in cui guardi davanti a te e dici “ahhhh, uau”, ma c’è molto altro. Budapest mi ha fatto scoprire una curiosità nuova che si può provare viaggiando, non nei confronti della meraviglia, ma della realtà; in contatto con le tensioni e le pulsioni di una città che bolle in pentola e in cui ogni cosa ha una forte carica di energia che arriva dalla storia travagliata di questa città e di questo Paese. Budapest è più grande di quanto mi immaginassi. Non sono riuscita a visitarla nella sua interezza e per questo sicuramente vi farò ritorno, un giorno. Nel frattempo, quello che segue è il mio suggerimento per un possibile itinerario alla scoperta della città. Ci dirigiamo verso Budapest in auto da Venezia, seguendo una strada per lo più dritta come un fuso. Non dimenticate di acquistare la vignetta prima di entrare in Slovenia (un adesivo da attaccare sul cruscotto per transitare nelle autostrade per 10 giorni) e una prima di entrare in Ungheria (uno scontrino da conservare). Il passaggio da Slovenia ad Ungheria non è per niente ovvio e ci abbiamo messo un po’ prima di capire che avevamo varcato un confine per nulla segnalato. Di fatto i confini cosa sono se non invenzioni, ma questa è un’altra storia. A farvi compagnia durante il tratto di strada ungherese è il lago Balaton, lungo più di 100km, che per la gente del posto è un po’ come il mare. A Budapest scegliamo di alloggiare in un appartamento da sogno e super economico (https://www.airbnb.it/rooms/13027499) nell’VIII distretto, Jozsefvàros. Zona abitata dalla vecchia classe media ormai in declino, fino a qualche anno fa questo quartiere costituiva la prima periferia di Budapest ed era famoso per essere la zona a luci rosse della città.

Oggi la Gentrification ha spazzato via buona parte di tutto ciò, del tutto la prostituzione, e la nuova linea della metro che serve Jozsefvàros ha contribuito al suo ingresso in ciò che è considerato centro di Budapest.

In Brody Sandor Utca, la strada di casa nostra, si trova il Palazzo della Radio, davanti al quale le proteste degli studenti del 23 ottobre 1956 diedero il via ad una sollevazione della città contro la polizia segreta e lo stalinismo. Dopo il Museo Nazionale Brody Sandor Utca ci conduce in Múzeum körút, un grande stradone che passa per Kálvin tér, una piazza dove abbiamo avuto la fortuna di vedere uno spettacolo di danza verticale di Bandaloop in occasione del Contemporary Arts Festival che si tiene a Budapest in ottobre. Qui vicino si trova il Grande Mercato Coperto, inaugurato nel 1897. A Budapest vi sono diversi mercati coperti, ma questo è il più rinomato tra i turisti, che possono scegliere il proprio souvenir tra le numerose bancarelle di paprika, palinka, stoffe ed oggettini al piano superiore, mentre gli ungheresi acquistano prodotti freschi durante la loro spesa quotidiana al pianterreno. A due passi poi, il Danubio blu. Alloggiare in Jozsefvàros è una scelta tattica per chi come noi voglia essere vicino al quartiere dove si concentra la “movida” di Budapest, Erzsébetváros. Quartiere ebraico della cui storia parleremo tra non molto, Erzsébetváros è famoso per ospitare i Ruins Pub. I “pub in rovina” sono ad oggi moltissimi e si tratta di veri e propri locali che nascono all’interno di antichi palazzi in disuso. La struttura dell’edificio, su più piani, con diverse stanze e con l’onnipresente cortile interno, fa si che all’interno di ciascun Ruins Pub si sviluppino diversi bar, molteplici stanze per sedersi a chiacchierare ed un labirinto di sale e salette per concerti e feste di vario genere, il tutto in contemporanea. Nati come espressione di una controcultura negli anni 2000, andando ad impossessarsi di spazi altrimenti abbandonati, riempiti di eventi e riarredati con materiali di recupero, i Ruins Pub sono oggi una macchina da soldi del turismo di Budapest

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